
di DON PIERO SCICCHITANO
PREMESSA
Giuseppe è l'ultimo patriarca. Tra Giacobbe, che lotta, e Mosè, che libera, c'è lui, che perdona. Nasce undicesimo, figlio prediletto di Rachele, la donna amata. Suo padre Giacobbe gli cuce una tunica dalle lunghe maniche, segno di predilezione. I suoi fratelli per invidia lo venderanno. Il suo nome significa "Dio aggiunga". Perché la sua vita sarà sempre un aggiungere bene dove c'era male. Se Abramo è l'uomo della fede, Isacco della permanenza, Giacobbe della lotta, Giuseppe è l'uomo del perdono.
1. ASPETTO PSICOLOGICO - L'uomo del sogno
Giuseppe è un sognatore. Da ragazzo sogna covoni che si inchinano a lui e stelle che lo adorano. Lo racconta, e per questo viene odiato. Viene gettato in una cisterna vuota dai suoi fratelli, venduto come schiavo agli Ismaeliti, accusato ingiustamente dalla moglie di Putifarre e gettato in prigione. Psicologicamente è l'uomo ferito due volte: dalla sua famiglia e dall'estraneo. Potrebbe diventare cinico, chiuso, arrabbiato. Invece non smette di sognare. In prigione interpreta i sogni degli altri. Il suo sogno non è ambizione, è visione.
2. ASPETTO MORALE - L'uomo che non restituisce il male
Giuseppe diventa potente in Egitto. È il vice del Faraone. Ha tutto. Arrivano i suoi fratelli affamati, gli stessi che lo hanno venduto, e non lo riconoscono. Moralmente potrebbe vendicarsi. Ha il potere di farlo. Li fa aspettare, li prova, piange di nascosto. Ma non si vendica. Quando alla fine si fa riconoscere, dice la frase più bella della Bibbia: "Non voi mi avete mandato qui, ma Dio" (Gen 45,8). Moralmente ci insegna la cosa più difficile: non restituire male per male.
3. ASPETTO RELIGIOSO - L'uomo della Provvidenza
Dio a Giuseppe non parla come ad Abramo, non appare come a Giacobbe. Dio sta in silenzio, ma agisce dietro le quinte. Giuseppe capisce questo solo alla fine. Dio non ha evitato la cisterna, la schiavitù, la prigione. Giuseppe è l'uomo che scopre che Dio scrive dritto sulle righe storte. Che anche il male che gli altri ci fanno, Dio può usarlo per un bene più grande. È il primo uomo della Bibbia che muore fuori dalla Terra Promessa, in Egitto. Ci insegna che Dio non sempre ci toglie dalla prova, ma sempre ci trova nella prova.
CONCLUSIONI
Alla fine Giuseppe muore vecchio in Egitto, a centodieci anni. Non ha conquistato una terra come Abramo, non ha scavato pozzi come Isacco, non ha lottato come Giacobbe. Ha perdonato. E perdonando ha salvato un popolo. Senza Giuseppe non c'è ponte tra la famiglia e il popolo. Senza chi perdona, la storia si blocca nell'odio.
Non ho odiato,
mi sono allontanato.
Ti ho rivisto,
ero stanco
di stare lontano.
E ho capito:
non eri tu
che dovevi tornare,
ero io
che dovevo lasciarmi
abbracciare.
Eri Tu,
la mia pace,
mio Dio!
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