Il paradosso del pane tra fame, abbondanza e cura del pianeta: la riflessione di Roberta Meloni

Share on Facebook
Share on Twitter
Share on whatsapp
images Il paradosso del pane tra fame, abbondanza e cura del pianeta: la riflessione di Roberta Meloni
Roberta Meloni

  16 ottobre 2026 09:45

di ROBERTA MELONI*


Il 16 ottobre ricorre la Giornata Mondiale dell'Alimentazione. Ci si potrebbe chiedere se ricoranze 
come questa servano soltanto a tracciare bilanci e statistiche, o se invece non debbano 
rappresentare un'occasione per interrogarci sul valore che attribuiamo, ogni giorno, alla vita, alla 
salute e ai gesti più essenziali del nostro quotidiano.
Per chi svolge la mia professione, è impossibile vivere questa data come una semplice casella da 
smarcare sul calendario. Ogni giorno, nel mio lavoro di Dietista, mi occupo di salute, di fabbisogni 
nutrizionali, di prevenzione e di educazione al benessere. Parlo di calorie, di macronutrienti, di 
biochimica, di microbiota, di prevenzione e trattamento di patologie.
Ma la nutrizione non vive in un laboratorio isolato dal mondo: vive sulle nostre tavole, nei nostri 
territori, nella memoria delle nostre famiglie e nella storia dell'umanità. E quando allarghiamo lo 
sguardo oltre le nostre abitudini quotidiane, il panorama globale della nutrizione ci mette di fronte a una spaccatura drammatica e inaccettabile.  
​OGGI IL MONDO SOFFRE DI DUE PATOLOGIE OPPOSTE E SPECULARI
​MALNUTRIZIONE PER DIFETTO (oltre 730 milioni di persone)
​Vivono la denutrizione cronica, con apporto insufficiente di calorie e micronutrienti essenziali.
Cosa causa? Si indebolisce il sistema immunitario, lo sviluppo fisico e cognitivo è compromesso e si riduce l'energia aumentando morbilità e mortalità di comunità intere.  
​MALNUTRIZIONE PER ECCESSO O SQUILIBRIO (oltre 1 miliardo di persone)
​Convive con l'obesità e le sue complicanze.
L'esposizione ad elevate quantità di cibi ultra-processati favorisce l'insorgenza di diabete mellito di tipo 2, ipertensione, dislipidemie, malattie cardiovascolari, obesità e complicanze.  
​LO SPRECO ALIMENTARE: UN DISASTRO AMBIENTALE ED ETICO
​Ma il punto che ferisce di più, clinicamente ed umanamente, è ciò che sta nel mezzo: lo spreco alimentare.
Mentre centinaia di milioni di persone non hanno di che sfamarsi, CIRCA 1,3 MILIARDI DI TONNELLATE ALL'ANNO, cioè un terzo di tutto il cibo prodotto a livello mondiale, viene perso o sprecato.  
​A lungo abbiamo pensato che gettare via il cibo fosse soltanto una disattenzione economica o una leggerezza domestica. La scienza e la consapevolezza ecologica oggi ci dimostrano il contrario perché lo spreco alimentare è un disastro ambientale!  
​Ogni alimento che finisce nella spazzatura porta con sé un'immensa quantità di risorse invisibili consumate per produrlo: l'acqua dolce prosciugata, il suolo impoverito, la biodiversità distrutta, l'energia usata nei trasporti. Si stima che lo spreco di cibo sia responsabile di circa l'8-10% delle emissioni globali di gas serra.  
​SE LO SPRECO ALIMENTARE FOSSE UNA NAZIONE, SAREBBE IL TERZO PRODUTTORE MONDIALE DI EMISSIONI, SUBITO DOPO CINA E STATI UNITI.
  
​Gettare via un alimento non significa solo buttare del cibo: significa ferire la Terra. E significa dimenticare chi quel cibo non ce l'ha.  
​COME POSSIAMO GUARIRE QUESTA FERITA?
​La risposta non risiede in restrizioni punitive, ma nel recuperare una memoria storica ed etica: il valore del cibo come atto di cura, di rispetto e di comunità.  
​Vi siete mai chiesti perché le nostre nonne tendevano a rimpinzare figli e nipoti di tanto cibo? Non si trattava di semplice abbondanza o di un'abitudine viziosa. Per chi aveva vissuto tempi di guerra, carestie, povertà e privazioni, offrire cibo era la forma più pura e visibile di amore. Il cibo era inteso direttamente come salute, protezione e benessere.  
​Riempire il piatto del nipote significava dire: "Ora sei al sicuro, posso prendermi cura di te".  
​LA CUCINA DEL RECUPERO: UN'ARTE TRADIZIONALE
​E questa stessa filosofia dell'atto di cura e del rispetto profondo per la materia prima si riflette nell'incredibile arte della cucina del recupero, nata ovunque proprio per non sprecare mai nulla.  
​Catanzaro - 'U morzeddhu
​Nato storicamente come spuntino sostanzioso per i manovali e gli operai che affrontavano fatiche immense, il morzello era il modo sapiente per valorizzare gli scarti della macellazione, trasformandoli in un piatto ricco, speziato e identitario.
La tradizione popolare narra persino di una serva che, non volendo sprecare gli scarti delle feste nobiliari, li cucinò per sfamare la propria famiglia.  
​Emilia-Romagna - Passatelli in brodo
​Piatto iconico oggi considerato "delle feste", nasce nelle cucine contadine con l'unico scopo di rigenerare il pane ormai raffermo e le croste o i rimasugli induriti di Parmigiano Reggiano o Grana, trasformandoli in un primo piatto ricco e confortante per tutta la famiglia.  
​Palestina e Sudan - Fattah
​Esempio emblematico di cucina del recupero, la Fattah nasce nei contesti più umili per non sprecare il pane raffermo o gli avanzi. Prevede una stratificazione generosa: pane tostato, ceci, yogurt alla tahina, spezie e frutta secca. Dimostra come recuperare il pane trasformi un ingrediente povero in un simbolo di convivialità e rispetto per il cibo.  
​Nessuna cultura antica è nata per sprecare. Ogni popolo ha trovato la propria ricetta per rigenerare il pane duro, valorizzare i legumi, trasformare gli avanzi in piatti di straordinaria ricchezza nutrizionale e umana.  
​VERSO UN FUTURO PIÙ GIUSTO E SOSTENIBILE
​La tutela dell'ambiente e la salute del nostro corpo passano inevitabilmente attraverso questa riscoperta.  
​Le diete sostenibili sono quelle che puntano su modelli alimentari con prevalenza di alimenti di origine vegetale ricchi di legumi, cereali integrali, frutta e verdura di stagione e prodotti locali. Sono scelte che riducono l'impatto ambientale, proteggono la biodiversità e migliorano il nostro benessere.  
​Ogni piatto può essere un gesto d'amore verso noi stessi, gli altri e il pianeta.  
​La domanda da farci oggi è: Che valore diamo a ciò che mettiamo nel piatto?  
​Lottare contro lo spreco tutela la nostra salute, l'ambiente e la dignità umana e rappresenta il primo, fondamentale passo per costruire un futuro più giusto, sostenibile e profondamente umano.  

*Dietista - Associazione Dar Assalam ODV Catanzaro