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Il reddito di merito calabrese servirà davvero a trattenere i giovani?

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  28 agosto 2026 17:58

Ogni anno la Calabria vede partire quasi uno studente su due iscritto a un corso magistrale, destinazione atenei del centro-nord. Il fenomeno si allarga se si guarda a tutto il Mezzogiorno: circa 134.000 studenti lasciano ogni anno la propria regione per iscriversi altrove, un esodo che secondo alcune stime costa al Sud oltre 4 miliardi di euro l'anno, tra tasse universitarie pagate altrove, affitti versati in altre città e stipendi che finiranno, quasi sempre, per essere spesi a centinaia di chilometri da casa.

Di fronte a numeri così la Regione ha deciso di provarci con un'idea diretta: pagare gli studenti perché restino.

Il meccanismo del reddito di merito, firmato lo scorso 15 aprile dal governatore Roberto Occhiuto insieme a Unical, Università Mediterranea e Magna Graecia, si basa su una scala abbastanza semplice da spiegare al bar ma un po' più complicata da centrare in aula. Chi mantiene una media ponderata di 27 riceve 500 euro al mese, chi arriva a 28 sale a 750, chi tocca 29 ottiene i famosi 1.000 euro. Le matricole, invece, vengono valutate sui risultati dei test d'ingresso o sulla posizione in graduatoria, così il primo assegno può arrivare ancora prima di aver sostenuto un esame vero. Il budget stanziato è di 15 milioni di euro l'anno. I soldi si possono sommare a borse di studio già esistenti, e si spendono come si preferisce: affitto, libri, trasporti, la spesa del weekend.

Cosa ne pensano davvero gli studenti

Qui i numeri raccontano un umore diviso, altro che entusiasmo generale come si potrebbe pensare leggendo solo il titolo della notizia. Un sondaggio condotto su circa 1.800 studenti calabresi ha registrato il 63% di consensi, con un altro 10% che preferisce sospendere il giudizio e aspettare di vedere come funziona nella pratica prima di sbilanciarsi. Chi storce il naso lo fa per due motivi che tornano spesso nei commenti raccolti: il rischio di trasformare l'università in una gara di media dove la competizione tra colleghi di corso smette di essere sana, e la beffa per chi lavora part time durante gli studi, che fisicamente non ha le ore da dedicare ai libri necessarie per arrivare a un 28 o un 29, e si ritrova doppiamente penalizzato rispetto a chi può permettersi di studiare a tempo pieno.

Qui entra in gioco un pezzo del puzzle che spesso resta fuori dal dibattito politico: il lavoro da remoto. Sempre più aziende, italiane e straniere, assumono a distanza, e un neolaureato calabrese può tranquillamente lavorare per un'azienda con sede a Torino, a Berlino, a Londra o a Lisbona restando a Cosenza o a Reggio, purché la connessione regga e i dati che scambia con l'ufficio restino al sicuro. Per chi gestisce informazioni sensibili di clienti da una rete domestica, o si collega dal wifi di un bar quando il router di casa fa i capricci, una VPN è uno strumento utile nel lavoro di tutti i giorni: cripta il traffico e permette di collegarsi in sicurezza senza dover passare fisicamente dalla rete aziendale. Chi vuole farsi un'idea di come funziona, vai alla homepage di ExpressVPN per i dettagli.

Nessuno, al momento, sa dire quanti dei beneficiari del reddito di merito resteranno in Calabria dopo la laurea invece di usare quei mesi di stipendio extra come un trampolino verso altrove. Il primo anno accademico coperto dal programma parte proprio in questi mesi.