“Il ricordo dell’Arte dell’Abbandono”: Alibi rende omaggio a Saverio Rotundo, l’indimenticabile U Ciaciu

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images “Il ricordo dell’Arte dell’Abbandono”: Alibi rende omaggio a Saverio Rotundo, l’indimenticabile U Ciaciu


  03 giugno 2026 11:51

di CATERINA MURACA

Non una semplice mostra, ma un viaggio dentro l’universo creativo, umano e visionario di Saverio Rotundo, per tutti “U Ciaciu”. Negli spazi di Alibi, il locale aperto nel centro storico da Antonio Rotundo, nipote dell’artista, si è tenuto un intenso tributo dedicato a una delle figure più iconiche e controverse della storia culturale catanzarese. Un evento nato da una promessa familiare e dal desiderio di custodire e trasmettere l’eredità di un uomo che ha fatto dell’arte una ragione di vita.

L’esposizione, allestita con cura e forte coinvolgimento emotivo, ha accompagnato i visitatori attraverso documenti, attestati, diplomi, fotografie, lettere, ritagli di giornale e opere originali che hanno raccontato non soltanto il percorso artistico di U Ciaciu, ma anche il suo carattere ribelle, il suo rapporto spesso difficile con le istituzioni e la sua straordinaria capacità di vedere bellezza dove gli altri vedevano soltanto scarti.

Tra le teche erano esposti riconoscimenti ricevuti nel corso della sua lunga carriera, fotografie che lo ritraevano durante performance e mostre, immagini della sua celebre “Galleria dell’Arte di tutti i tempi dell’Abbandono” e testimonianze di una vita trascorsa a trasformare materiali destinati alla discarica in opere capaci di interrogare e provocare. Un percorso che ha restituito al pubblico il ritratto di un artista autodidatta, fabbro, scultore e visionario, divenuto nel tempo simbolo di un modo libero e anticonvenzionale di intendere l’arte.

Particolarmente emozionante la presenza della figlia dell’artista, che ha condiviso con i visitatori aneddoti e retroscena della vita del padre. Attraverso il suo racconto è emersa la quotidianità di un uomo che viveva costantemente immerso nelle proprie intuizioni creative, capace di immaginare un’opera partendo da un pezzo di ferro arrugginito o da un oggetto abbandonato lungo una strada. Un artista che spesso anticipava i tempi e che non sempre veniva compreso.

Tra gli episodi ricordati durante l’incontro, anche quelli legati ai suoi frequenti problemi con la legge e con la burocrazia. U Ciaciu, infatti, era solito allestire mostre improvvisate direttamente nelle piazze e lungo le strade del centro storico, occupando spazi pubblici senza autorizzazioni e trasformando la città nel suo personale museo a cielo aperto. Quelle che per qualcuno erano provocazioni, per lui rappresentavano un modo per riportare l’arte tra la gente, fuori dai luoghi convenzionali e dalle logiche istituzionali. Una scelta che gli costò contestazioni e incomprensioni, ma che contribuì a costruire il mito di un artista libero e irriducibile.

L’allestimento stesso ha cercato di ricreare quell’atmosfera sospesa tra memoria e creatività che caratterizzava il suo studio. Manifesti, scritte, fotografie appese come panni stesi, opere in ferro recuperato e documenti originali hanno trasformato gli ambienti di Alibi in un luogo della memoria, dove ogni oggetto sembrava raccontare una storia. Particolarmente suggestive le immagini che documentano il rapporto dell’artista con la città e con le sue creazioni, spesso indossate come abiti o trasformate in vere e proprie performance artistiche.

La mostra ha così restituito ai visitatori non soltanto l’immagine dell’artista, ma anche quella dell’uomo: un catanzarese profondamente legato alla propria terra, convinto che perfino ciò che viene abbandonato possa avere una seconda possibilità. Una filosofia che ha attraversato tutta la sua produzione e che continua a vivere nelle sue opere, nella sua casa-museo e nei racconti di chi lo ha conosciuto.

A distanza di anni dalla sua scomparsa, U Ciaciu continua a essere una presenza viva nella memoria collettiva della città. E la mostra ospitata da Alibi ha dimostrato come il suo patrimonio artistico e umano non appartenga soltanto alla sua famiglia, ma all’intera comunità catanzarese, che ancora oggi riconosce in lui uno degli interpreti più autentici e originali della propria identità culturale.


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