Il Rotary Club Cosenza Sette Colli pone al centro l’eterogeneità

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  10 ottobre 2026 21:08

Si è parlato dell’importanza dell’eterogeneità all’interno di un Rotary Club nel corso dell’evento promosso dal Rotary Club Cosenza Sette Colli e svoltosi recentemente presso la Sala “Sandro Tito” de “Il Quotidiano del Sud” a Castrolibero. L’iniziativa, concepita come momento di facilitazione interna, ha richiamato soci e ospiti attorno a un tema fondamentale per il futuro di ogni club. Dopo i saluti del Presidente Giovanni Misasi, l’incontro è stato introdotto dal Facilitatore distrettuale Giuseppe Simone Bitonti.

Relatore della serata è stato Raffaele Zinno, Facilitatore dell’apprendimento del Club.
Le società contemporanee sono attraversate da fenomeni sempre più articolati, che necessitano di uno sguardo attento alla molteplicità e di risposte nuove, in un tempo che fa della complessità la propria cifra. Più ampia è la varietà di competenze, esperienze e punti di vista, più solida è la capacità di comprendere i problemi e di affrontarli.

Zinno ha richiamato la triade DEI, acronimo di Diversity, Equity e Inclusion, che peraltro dà la denominazione a una delle Commissioni del Rotary International. L’eterogeneità trova posto proprio nella “D” di Diversity. Il relatore ha poi illustrato le quattro dimensioni che contano in qualsiasi realtà rotariana: anagrafica, professionale, identitaria e di pensiero.

La riflessione si è fondata anche su solide basi scientifiche, tra le quali si colloca il teorema della diversità di Hong e Page, secondo cui gruppi con stili cognitivi differenti superano gruppi di eccellenti tra loro simili. La teoria dei legami deboli di Granovetter, anch’essa richiamata nel corso della serata, ricorda che le opportunità più significative nascono da reti diverse dalla propria.

Ampio spazio è stato dedicato alle radici storiche del Rotary. Il primo club, fondato da Paul Harris a Chicago nel 1905, univa un avvocato, un ingegnere minerario, un commerciante di carbone e un sarto. Da quella scelta scaturisce la classificazione professionale, una delle regole più antiche dell’associazione. Seguono tappe di apertura continua, dalla nascita di Interact e Rotaract all’ammissione delle donne nel 1989.

Il relatore ha evidenziato anche il legame con l’etica rotariana. In tale ottica, la prova delle quattro domande trova piena attuazione nel confronto con chi è diverso da noi.
Zinno ha, infine, evocato il concetto di omofilia per spiegare come i club tendano a somigliarsi perché reclutano all’interno di reti già omogenee. L’eterogeneità va dunque desiderata e costruita.

Al tavolo dei lavori, Bitonti ha sottolineato l’importanza del radicamento territoriale, dal momento che, seguendo il tenore del suo intervento, valorizzare le identità e l’artigianato locale significa custodire un patrimonio di saperi, tradizioni e mestieri, con ricadute anche sul rafforzamento della memoria storica nei club.

Il Presidente Misasi ha posto l’accento sulla collaborazione tra soci, da intendersi come concreta estrinsecazione della solidarietà, da cui non può che derivare l’idea secondo cui mettere insieme una moltitudine di talenti rende più vivace e dinamico l’ambiente nei club e può favorire la determinazione di impatti duraturi.

Numerosi e qualificati gli stimoli provenienti dal pubblico in sala. Domande e interventi hanno trasformato l’iniziativa in un confronto aperto sul modo di vivere la vita associativa.

La serata si è chiusa con un impegno preciso, che si sostanzia nel prossimo avvio di percorsi di alfabetizzazione incrociata, con un’enfasi particolare sulle competenze digitali e finanziarie condivise tra generazioni, sul confronto tra esperienze diverse per contrastare i pregiudizi e sull’educazione al pensiero critico.

Con questa iniziativa il Rotary Club Cosenza Sette Colli conferma la propria attenzione verso una cultura dell’inclusione capace di trasformare le differenze in risorsa. L’evento si è rivelato un appuntamento riuscito, in termini di partecipazione e di contenuti, anche perché ha lasciato nei presenti la consapevolezza che, in un mondo globalizzato, l’eterogeneità è la condizione per servire meglio le comunità.