



Nel cuore della Calabria ionica esiste un piccolo mondo dove il tempo sembra muoversi con un ritmo diverso. È l’Arbëria crotonese, dove la cultura arbëreshe – portata in Italia dagli albanesi in fuga dai Balcani nel XV secolo – continua a vivere nelle parole, nei gesti, nei riti e nei sapori.
Qui il gruppo del CAI Cosenza, insieme ai Mistery Hunters e all’associazione Oncorosa Onlus, è stato ospite di Fili Meridiani per una giornata speciale, trasformata in un vero viaggio esperienziale tra tradizioni secolari, patrimonio culturale e gastronomia identitaria.
La giornata vissuta a Pallagorio si inserisce nel più ampio percorso della Montagnaterapia, iniziativa promossa dal Club Alpino Italiano che utilizza l’ambiente naturale e montano come strumento terapeutico, riabilitativo e socio-educativo. Alla base del progetto vi è la convinzione che il contatto con la natura, l’attività motoria e la dimensione di gruppo possano contribuire al benessere delle persone, con finalità di prevenzione secondaria e supporto alla cura di chi vive condizioni di fragilità psico-fisica o sociale.
In questo quadro si inserisce il progetto “(Onco)rosa Trekking”, ideato dalla Sezione di Cosenza del Club Alpino Italiano, rivolto in particolare a donne operate al seno per patologie oncologiche. L’iniziativa nasce per accompagnare le partecipanti in un percorso di recupero fisico ed emotivo dopo il trauma della diagnosi, dell’intervento chirurgico e dei successivi trattamenti terapeutici, tra terapia ormonale, chemioterapia e radioterapia.
Attraverso il cammino, la condivisione e l’immersione nei paesaggi naturali e culturali del territorio, il progetto costruisce occasioni di incontro e sostegno reciproco, favorendo la ricostruzione della fiducia, dell’autostima e della qualità della vita.
La visita si è aperta con una colazione rurale, semplice ma autentica, dove i prodotti locali hanno subito raccontato il carattere ospitale della comunità. Pane, dolci della tradizione e profumi di casa hanno creato un’atmosfera familiare che è una delle chiavi per comprendere lo spirito dell’Arbëria.
Subito dopo, un momento simbolico: l’omaggio a Giorgio Castriota Skanderbeg, l’eroe nazionale albanese e figura identitaria per tutte le comunità arbëreshe. Un gesto che ricorda come questi borghi custodiscano una storia lunga oltre cinque secoli.
Passeggiando tra le vie di Pallagorio, i visitatori hanno ascoltato l’affascinante narrazione delle campane arbëresh, con le poesie che richiamano l’Albania, l’antica Madre. Le campane vengono ancora suonate manualmente e scandiscono la vita del paese, annunciando feste, riti religiosi e momenti collettivi.
Il percorso è proseguito con la visita alla Chiesa del Carmine e con uno dei momenti più suggestivi della giornata: il racconto del Pupugheji, antico rito arbëresh di comparaggio narrato da Carmela Fazio, testimonianza viva di una cultura dove i legami sociali e simbolici erano – e in parte sono ancora – fondamentali.
Nella Chiesa di San Giovanni Battista i partecipanti hanno poi scoperto le ultime tracce del rito greco-bizantino, una tradizione liturgica orientale che per secoli ha caratterizzato la spiritualità delle comunità arbëreshe del crotonese.
Il paese sorprende anche con l’arte contemporanea. Il murale dedicato all’artista Paolo Staltari, con le donne in costume arbëresh, è diventato un luogo simbolico dove colori e memoria raccontano l’identità di questa comunità.
Proprio qui si è svolto uno dei momenti più coinvolgenti della giornata: la Vagha, il tradizionale ballo tondo arbëresh. Con la musica e il canto di Peppino Siciliani, cantore d’Arbëria, gli ospiti hanno formato il cerchio della danza, lasciandosi trascinare da un ritmo antico che unisce comunità e visitatori.
La tradizione si è poi ritrovata a tavola con un pranzo arbëresh all’Indipendent Restaurant, dove la cucina locale racconta una storia fatta di contaminazioni balcaniche e mediterranee, con ricette tramandate da generazioni.
Il pomeriggio è stato dedicato a laboratori esperienziali che hanno permesso ai partecipanti di entrare davvero nella cultura locale.
Con Rosina Marra, Raffaella Bossio, Stefania Demasi e Rosanna Panebianco è stato realizzato il laboratorio delle Dromësat, la pasta benedetta della tradizione arbëreshe, mentre con Maria Chiarello si è scoperto il significato delle uova rosse, simbolo pasquale diffuso nella cultura bizantina e rimasto vivo ancora oggi nella tradizione di Carfizzi.
Spazio anche ai piccoli gesti simbolici della primavera con la realizzazione del Morci, il braccialetto di marzo che celebra il ritorno della bella stagione e che, secondo la tradizione, protegge dalle fate cattive.
Il viaggio si è concluso al MUZÉ – Fili Meridiani, spazio dedicato alla cultura arbëreshe, dove i visitatori hanno potuto esplorare la videoteca arbëreshe, osservare gli abiti tradizionali e visitare la mostra U Jam Arbëresh della graphic designer Francesca Liuzzo, un racconto visivo contemporaneo sull’identità di queste comunità.
Dopo i saluti finali, i gruppi hanno fatto ritorno a Cosenza portando con sé molto più di un ricordo: l’esperienza di un territorio dove la cultura non è soltanto storia, ma vita quotidiana.
Alfonso Morelli – Mistery Hunters, TAM CAI Calabria
«I Mistery Hunters raccontano una Calabria altra, lontana dai grandi riflettori e dalle rotte più battute, fatta di piccoli paesi, storie antiche, riti tramandati e anche di misteri che attraversano i secoli. Luoghi come Pallagorio e l’Arbëria crotonese mostrano quanto sia ricco e sorprendente questo patrimonio culturale. Il nostro obiettivo, come “Guardiani della Memoria della Calabria”, è far emergere questi territori attraverso contenuti multimediali ed esperienze autentiche, costruendo una sorta di mappa turistica alternativa rispetto a quelle solitamente proposte, dove al centro ci sono identità locali, racconti, tradizioni e quelle tracce della storia che spesso restano nascoste ma che rendono ogni luogo unico e affascinante».
Alessandro Frontera – Guida AIGAE, Fili Meridiani
«Accompagnare i partecipanti in Arbëria significa offrire molto più di una semplice visita. È un viaggio dentro una cultura viva, fatta di lingua, gesti, cucina, musica e spiritualità. L’obiettivo di Fili Meridiani è proprio questo: creare esperienze che permettano di incontrare davvero le comunità locali e di scoprire il patrimonio culturale arbëresh non come qualcosa di distante, ma come una realtà ancora profondamente radicata nei luoghi e nelle persone».
Candida Mastroianni – Oncologa, referente Montagnaterapia CAI Cosenza
«L’escursione di oggi si inserisce pienamente nel percorso della Montagnaterapia, che riconosce nelle relazioni umane e nel contatto con l’ambiente uno strumento concreto di benessere e supporto terapeutico. Momenti come questi dimostrano quanto il cammino, la socialità e l’incontro con la bellezza culturale possano generare effetti positivi sul piano fisico ed emotivo. L’attività motoria e la partecipazione attiva favoriscono infatti la produzione di endorfine, contribuendo a migliorare significativamente la qualità della vita delle persone coinvolte in percorsi oncologici. Nell'ambito del progetto “(Onco)rosa Trekking”, ogni appuntamento assume un valore che va oltre l’escursione: diventa occasione di cura, ascolto e rinascita. In questo percorso, anche la cultura e le tradizioni locali si confermano parte integrante di un benessere globale. Per questo il contributo di realtà associative sensibili come Fili Meridiani e Mistery Hunters rappresenta un valore aggiunto prezioso: un esempio concreto di come territorio, salute e relazioni possano davvero camminare insieme».
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