
L’Associazione ha proposto il rafforzamento della specialistica territoriale e della diagnostica, insieme a nuovi strumenti per integrare offerta pubblica e privata e ridurre il ricorso alle cure fuori regione
02 ottobre 2026 17:17di FRANCESCO IULIANO
I principali nodi della sanità calabrese, con particolare attenzione alla mobilità sanitaria passiva e alle possibili strategie per rafforzare l'offerta regionale. Sono stati questi gli argomenti del confronto tra una delegazione de La Tazzina della Legalità ed Azienda Zero, ospitato nell’ufficio del direttore sanitario Domenico Minniti al nono piano della Cittadella regionale.
Per l'Associazione, con il presidente Sergio Gaglianese, anche il referente per la Sanità, Giovanni Primerano e il componente del direttivo e addetto stampa Francesco Iuliano. Con il direttore Minniti i collaboratori Emilianna Osso e Francesco Russo.
Il confronto ha consentito di analizzare, anche attraverso dati ed indicatori, alcune delle principali criticità che interessano l'organizzazione dell'offerta sanitaria regionale. Un contributo tecnico è arrivato dall'ingegnera Emiliana Osso, che ha supportato l'approfondimento dei numeri alla base delle proposte avanzate dalla delegazione.
Tra gli argomenti affrontati, un ruolo centrale è stato quello della mobilità sanitaria passiva. Secondo i dati contenuti nel Rendiconto 2025, il saldo della mobilità passiva della Calabria supera i 362 milioni di euro. Un fenomeno che, secondo La Tazzina della Legalità, non può essere considerato esclusivamente sotto il profilo finanziario.
Il trasferimento di pazienti verso strutture sanitarie di altre regioni - è stato evidenziato nel corso dell’incontro - comporta, infatti, conseguenze anche sul piano sociale e familiare. Gli spostamenti per sottoporsi a visite, accertamenti o cure fuori Calabria, determinano costi aggiuntivi e difficoltà organizzative che gravano direttamente sui cittadini.Da questa considerazione nasce la proposta di intervenire sul potenziamento della specialistica territoriale e della diagnostica per immagini, attraverso un'integrazione più strutturata tra offerta pubblica e strutture accreditate, Medici di medicina generale, pediatri e laboratori di analisi.

Nel corso del confronto sono state inoltre individuate alcune possibili direttrici di intervento per contenere il flusso di pazienti verso le regioni del Centro-Nord. Tra queste, il rafforzamento della capacità attrattiva degli ospedali pubblici, la previsione di extra-budget mirati per le strutture private accreditate nelle discipline maggiormente interessate dalla mobilità e la revisione dei modelli di accreditamento, con l'obiettivo di incentivare prestazioni rivolte anche a quei cittadini che oggi scelgono di curarsi fuori regione.
“Siamo molto soddisfatti dell'incontro – ha detto il presidente de La Tazzina della Legalità, Sergio Gaglianese – perché abbiamo trovato interlocutori disponibili all'ascolto e, soprattutto, al confronto concreto sulle nostre proposte. Non siamo andati ad Azienda Zero soltanto per evidenziare ciò che non funziona, ma per provare a individuare possibili soluzioni. Abbiamo registrato una significativa condivisione su diversi punti – ha aggiunto - e questo rappresenta per noi un segnale importante. La sanità non può essere affrontata esclusivamente attraverso la gestione delle emergenze: è necessario programmare, analizzare i dati e costruire un'offerta in grado di trattenere i cittadini in Calabria e, allo stesso tempo, di attrarre nuovi flussi”.
Il confronto tra l'Associazione e Azienda Zero proseguirà nei prossimi giorni e La Tazzina della Legalità lavorerà alla definizione di un documento di proposta elaborato sulla base degli approfondimenti affrontati nel corso dell'incontro.
Documento sarà sottoposto in prima battuta al direttore del Dipartimento Salute, dottor Esposito, per poi arrivare al confronto con il presidente della Regione Calabria, Roberto Occhiuto.
“Il nostro obiettivo – ha concluso Gaglianese – è trasformare il confronto in proposte concrete. La Calabria non ha bisogno soltanto di analizzare le proprie emergenze, ma deve costruire le condizioni per trattenere i cittadini, valorizzare le professionalità presenti sul territorio e fare della sanità un elemento di sviluppo, anziché una delle cause dell'emigrazione sanitaria ed economica”.
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