Riceviamo e pubblichiamo
"In riferimento a un recente articolo in cui si riporta la denuncia di un’infermiera nei confronti del primario del reparto dell’ospedale di Soverato per presunte vessazioni ( LEGGI QUI ), si ritiene opportuno fornire alcune precisazioni. L’intento non è quello di prendere posizione in modo pregiudiziale, ma di offrire una visione più ampia e aderente alla realtà del contesto lavorativo.
Si comprende pienamente la legittimità di riportare una denuncia, così come il diritto di chi la presenta a vederla formalizzata e diffusa. Tuttavia, nel caso specifico, la pubblicazione sembra essersi limitata a un semplice riporto della versione contenuta nell’atto legale, senza un’adeguata contestualizzazione. Così facendo, ne emerge un quadro che appare troppo violento nella sua rappresentazione e distante dall’oggettività del contesto. Il risultato è una punteggiatura che restituisce un punto di vista soggettivo, rischiando di alterare la percezione della realtà e di compromettere l’immagine di professionisti che operano con dedizione e responsabilità.
La descrizione riportata nell’articolo lascia intendere un ambiente oppressivo e vessatorio, mentre nella quotidianità del reparto si respira un clima di impegno, collaborazione e rispetto reciproco. È doloroso constatare come una rappresentazione inesatta possa nuocere a chi, nonostante le ben note difficoltà del sistema sanitario calabrese, si dedica con passione e sacrificio alla cura dei pazienti.
Nel corso degli anni, è stato possibile osservare la professionalità e l’integrità del Primario, un medico che si distingue per il suo straordinario senso di responsabilità, la dedizione ai pazienti e la capacità di gestire il reparto con equilibrio e autorevolezza. La sua leadership, salda ma empatica, ha sempre favorito un ambiente di lavoro sereno e collaborativo. Anche sua moglie, che condivide lo stesso impegno quotidiano, ha sempre operato con rigore e professionalità.
È innegabile che in un ambiente sanitario complesso possano verificarsi momenti di tensione, come accade in qualsiasi contesto ad alta responsabilità. Tuttavia, tali dinamiche non dovrebbero essere interpretate come vessazioni o atteggiamenti persecutori, bensì come il naturale confronto che emerge nella gestione di situazioni critiche. È essenziale, nell’interesse di tutti, che vicende così delicate vengano affrontate con il massimo equilibrio e con una rigorosa verifica delle fonti, evitando di diffondere notizie che potrebbero ingiustamente compromettere la reputazione di chi ogni giorno si adopera per la salute dei pazienti.
In un ospedale di provincia, dove le risorse sono spesso limitate e le sfide quotidiane numerose, è ancora più importante riconoscere e valorizzare l’impegno di chi opera con dedizione e spirito di servizio. Diffondere notizie che non rispecchiano fedelmente la realtà non solo danneggia i singoli professionisti, ma rischia di minare la fiducia collettiva in un sistema sanitario che, nonostante le difficoltà, continua a garantire assistenza con il massimo impegno.
Si auspica che questa riflessione possa costituire un ulteriore elemento di valutazione e che la sensibilità della redazione permetta di offrire al pubblico un’informazione sempre equa, obiettiva e rispettosa della verità".
È quanto si legge in una missiva a firma di Giuseppe Bruzzese, Antonio Carpino, Lucia Stella Curto, Mario Deonofrio, Vincenzo Maiuri, Teresa Cinzia Molizzi, Matteo Papandrea, Domenico Piccione, Yeniset Semanat Hernandez, Sabrina Stelitano, del Reparto di Chirurgia dell'Ospedale di Soverato.
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