
di MARILINA INTRIERI
Il sindaco Enzo Voce, nella trasmissione “Perfidia” condotta da Antonella Grippo e rilanciata dal blog “Eggua”, sottolinea che le quattro liste civiche che lo hanno sostenuto hanno sfiorato da sole il 50% dei consensi anche senza Fratelli d’Italia e Forza Italia, non rivendica soltanto un risultato elettorale.
Sta indicando il consolidamento di un modello politico oramai evidente a Crotone: un civismo forte, personalizzato e trasversale, oltre le tradizionali appartenenze ideologiche.
E’ il suo primo messaggio della nuova fase amministrativa cittadina quale leader della coalizione, punto di equilibrio tra mondi differenti: aree civiche, moderati, professionisti, reti territoriali, ex esponenti di schieramenti opposti, elettori sempre meno legati ai partiti tradizionali. Il dato elettorale, tuttavia, merita anche una riflessione più approfondita. Le liste direttamente collegate all’area civica del sindaco si fermano comunque sotto la soglia del 50%, confermando come il successo non sia stato soltanto il risultato del civismo puro, ma anche dell’apporto determinante di Fratelli d’Italia e Forza Italia. Senza quel contributo la competizione sarebbe approdata al ballottaggio. Un elemento che richiama, quasi specularmente, la precedente esperienza amministrativa cittadina, quando il centrodestra si fermò attorno al 49% e Voce, partendo da una posizione numericamente inferiore, riuscì poi a prevalere al secondo turno aggregando voto civico e consenso trasversale. Il voto del 2026 consegna, dunque, una indicazione politica chiara: a Crotone il civismo può rappresentare il baricentro della coalizione, ma il rapporto con i partiti resta decisivo sia per vincere sia, soprattutto, per governare una fase amministrativa complessa.
Nella stagione politica attuale, segnata da crisi internazionali, trasformazioni economiche, emergenze energetiche, crescente distanza tra cittadini e istituzioni, governare non significa soltanto raccogliere consenso personale. Significa costruire strutture politiche capaci di reggere nel tempo, selezionare classe dirigente, mediare interessi diversi e mantenere stabilità istituzionale. È qui che i partiti continuano ad avere una funzione essenziale. I movimenti civici interpretano spesso meglio il territorio, intercettano il disagio sociale e valorizzano leadership locali. Ma i partiti organizzati restano strumenti fondamentali di collegamento tra amministrazioni locali, livelli regionali, governo nazionale ed Europa. Le grandi questioni che riguardano i territori, sanità, infrastrutture, fondi europei, transizione energetica, lavoro, università e trasporti, richiedono inevitabilmente relazioni politiche e istituzionali che vanno ben oltre il consenso municipale.
Per questo la vera sfida del “modello Voce” non sarà più dimostrare la forza del civismo, ormai evidente nei numeri, ma costruire un equilibrio maturo tra leadership personale, liste civiche e partiti politici. La forza personale può vincere le elezioni. La stabilità politica, invece, nasce quasi sempre dalla capacità di tenere insieme consenso, organizzazione, alleanze e cultura di governo. Perché le elezioni si vincono in un giorno. Gli equilibri politici e istituzionali si costruiscono ogni giorno.
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