
Riceviamo e pubblichiamo
Illustrissimo Ministro Valditara,
Le scrivo in qualità di Dirigente Scolastica, mossa dalla quotidiana osservazione delle nostre classi e dalla lettura dei dati INVALSI 2026.
Ci siamo rallegrati per la riduzione della dispersione scolastica e per i progressi in inglese e competenze digitali. Poi, però, abbiamo girato pagina e letto gli esiti di italiano e matematica. Lì il termometro sale e il paradosso è disarmante: bambini e adolescenti da un lato si muovono con straordinaria disinvoltura tra i codici complessi della cultura pop globale, ma poi non comprendono un testo scritto in italiano e non sanno esprimere un pensiero strutturato nella propria lingua madre. Alla debolezza linguistica si affianca una carente competenza in matematica, disciplina che si conferma spina nel fianco per 4 ragazzi su 10. E non c’entrano le tabelline o il contare con le dita, c’è ben altro che non va: le prove standardizzate misurano le capacità di attenzione e di ragionamento. Insomma, la fotografia ci restituisce una generazione capace di ordinare con disinvoltura l’hamburger in inglese e tradurre i comandi della PlayStation alla velocità della luce, ma che fatica a capire un testo in italiano e a risolvere un problema di logica elementare.
Quattro su dieci non è una statistica, è un campanello d’allarme. E qui sta il punto: il problema non è solo scolastico. È un’emergenza sociale. I dati INVALSI non possono essere letti come una pagella negativa per scuole, che ce la mettono tutta, tra attività curricolari ed extracurricolari, recuperi pomeridiani, progetti di ampliamento dell’offerta formativa.
Se nei social fa più “like” chi urla più forte e non chi argomenta meglio, se in tv e in politica la sintassi italiana viene storpiata e ridotta a slogan, se le famiglie non osservano i figli, non ascoltano i consigli e pretendono di insegnare il mestiere a insegnanti e dirigenti anziché trovare il tempo di leggere una storia la sera... allora la scuola da sola non ce la può fare.
L’impoverimento della lingua italiana (e non solo tra gli studenti!) è un’emergenza nazionale, che non si risolve certo rompendo il termometro, ma che dovrebbe essere inserita tra le priorità strategiche di ogni settore della società: famiglie, media, istituzioni, imprese culturali, anche con il ripristino di un corretto patto di corresponsabilità tra famiglia e scuola. Perché senza la capacità di argomentare in un italiano corretto e senza gli strumenti logico-matematici per analizzare i fatti, i nostri giovani rischiano di essere privati della cittadinanza attiva e degli strumenti critici necessari per il loro futuro.
Siamo tutti dentro questa responsabilità, serve un’alleanza educativa vera. Altrimenti continuiamo a dare l’aspirina a un paziente moribondo.
Per fortuna le nuove Linee Guida vanno proprio in questa direzione. E abbiamo accolto con entusiasmo il ritorno del latino alla scuola media, l’ormai noto LEL: Latino per l’Educazione Linguistica.
Non certo per fare i nostalgici o per il gusto di far imparare a ragazzi di dodici anni la declinazione di rosa rosae. Ma perché il latino offre una chiave di apertura culturale, allenando la mente al ragionamento e alla precisione.
Ci permettiamo quindi di suggerire di chiamarlo anche LELL: Latino per l’Educazione Linguistica e Logica. Tradurre dal latino è come debuggare un codice o risolvere un’equazione: ti costringe a smontare il pensiero, a capire i nessi, a usare la precisione.
È una palestra per il cervello. E se lo portiamo alle medie, non lasciando che resti un’esclusiva dei licei, diventa anche uguaglianza meritocratica. Diamo a tutti la stessa cassetta degli attrezzi.
Le Linee Guida ci danno due bussole preziose che con il LEL o il LELL si sposano benissimo:
1. La riscoperta della scrittura a mano, perché scrivere a mano rallenta il pensiero, lo rende riflessivo. E oggi abbiamo bisogno di rallentare.
2. Il valore dell’errore, non come debacle, ma come opportunità di miglioramento. Il latino lo insegna subito: se si sbaglia una desinenza la frase non sta in piedi. Allora si corregge, si riprova, si capisce e si impara. Esattamente come in matematica.
Cosa le chiediamo, dunque, noi DS che vogliamo farcela: un indirizzo nazionale chiaro e risorse vere. Laboratori, formazione e la possibilità di avere nell’organico docenti con le competenze per farlo.
Altrimenti rischiamo che il LEL resti una bellissima intenzione sulla carta. Concludo con una convinzione.
Non stiamo parlando di recuperare il passato. Stiamo parlando di dare ai nostri ragazzi gli anticorpi per il futuro: la capacità di pensare, di scegliere, di non farsi travolgere dal rumore. Il latino, la scrittura a mano, il valore dell’errore sono strumenti di libertà.
Su questo terreno siamo pronti a lavorare. Subito. Insieme.
Con la stima di chi ogni giorno lavora nella scuola e con la fiducia di poter costruire una scuola più forte per i nostri ragazzi.
Dott.ssa Antonella Mongiardo
Dirigente scolastica
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