L'avv Conidi Ridola: "Amendolara e il fallimento dell'inclusione reale"

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  06 giugno 2026 11:29

di MARIA CLAUDIA CONIDI RIDOLA* 

Da giurista, non ritengo corretto affermare che l'inclusione generi violenza.  Sarebbe una semplificazione incompatibile con il rigore che il diritto impone nell'accertamento delle cause e delle responsabilità. Ritengo però altrettanto legittimo interrogarsi sul significato concreto della parola "inclusione" quando una parte della manodopera straniera vive e lavora in condizioni che appaiono incompatibili con i principi sanciti dagli articoli 2, 3, 35 e 36 della Costituzione.
La tragedia di Amendolara pone una questione che la politica tende spesso a eludere: può definirsi inclusione quella che si traduce in lavoro nero, dipendenza dai caporali, alloggi sovraffollati e assenza di effettive opportunità di integrazione economica e sociale?

Se le risultanze investigative saranno confermate nei successivi gradi di giudizio, emergerebbe un contesto nel quale soggetti formalmente presenti nel territorio nazionale risultavano sostanzialmente collocati ai margini delle tutele che l'ordinamento riconosce a ogni lavoratore. In questa prospettiva, il problema non sarebbe un eccesso di inclusione, bensì un'inclusione incompleta, meramente amministrativa e priva di adeguati strumenti di controllo e di integrazione effettiva. Il diritto insegna che la legalità non coincide con la sola presenza di norme. La legalità esiste quando le norme vengono applicate, controllate e fatte rispettare. Per questo motivo la vicenda di Amendolara può essere letta come il sintomo di un possibile fallimento delle politiche pubbliche: non perché abbiano prodotto direttamente la violenza, ma perché non sono riuscite a impedire la formazione di contesti nei quali sfruttamento, abuso e sopraffazione hanno potuto prosperare.

La vera domanda non è se l'inclusione produca violenza. La domanda è se lo Stato abbia garantito un'inclusione fondata sulla legalità, sul lavoro regolare e sulla tutela della dignità umana.
Se la risposta fosse negativa, allora il problema non sarebbe l'inclusione, ma la sua insufficiente realizzazione.

*Avvocato


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