L'avv Conidi Ridola: "Calabria tra percezione e realtà: giustizia e mafia in un contesto complesso"

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  29 novembre 2025 10:05

 di M CLAUDIA CONIDI RIDOLA *

La Calabria continua a subire una cattiva pubblicità, non solo perché viene spesso associata alla mafia, ma anche perché la giustizia può apparire inadeguata, dando l’impressione che i cittadini siano più esposti a errori giudiziari. Dipingere la regione come teatro unico di criminalità organizzata o come laboratorio di ingiusta detenzione è un’interpretazione semplificata e fuorviante.
Il fenomeno delle ingiuste detenzioni nel 2025, ad esempio, mostra che la Corte d’Appello di Catanzaro ha liquidato 126 indennizzi, Reggio Calabria 77, Palermo 32 e Roma 40. Questi numeri, se letti fuori contesto, possono far sembrare Catanzaro più “deficitaria” di altre realtà, ma occorre considerare che si tratta di domande accolte e indennizzi liquidati, non del totale dei procedimenti penali o delle misure cautelari adottate. Alcune persone assolte non chiedono indennizzo, altre possono aver ritardato la dichiarazione di innocenza, e alcune domande possono essere state respinte.

La situazione in Calabria è altamente complessa da un punto di vista criminologico. Il territorio è vario e articolato, con zone densamente colpite dalla criminalità organizzata e altre più periferiche. Le indagini, spesso di ampia portata, procedono su più province e territori, generando un numero elevato di processi. Da un punto di vista probabilistico, più processi ci sono, più aumenta la possibilità che si verifichino esiti che non riflettono pienamente la realtà dei fatti, sia condanne di innocenti sia assoluzioni di colpevoli.

È importante sottolineare che la giustizia non sempre riesce a raccogliere tutte le prove. Un’assoluzione non significa necessariamente innocenza piena, così come una condanna può occasionalmente colpire chi non ha commesso il reato. La risposta istituzionale deve bilanciare il principio di precauzione: è certamente  più grave tenere un innocente in carcere che lasciare libero un colpevole,tanto per rendere omaggio a Voltaire, ma entrambi gli esiti sono ingiusti e rappresentano limiti intrinseci della gestione giudiziaria di casi complessi.

Questo scenario non deve però essere interpretato come prova di inefficienza sistemica della giustizia. Il fenomeno è simile a quanto accade in medicina: non tutti gli interventi chirurgici riescono, e qualche decesso post-operatorio non implica incompetenza del chirurgo, ma rientra nelle probabilità statistiche dell’operazione. Allo stesso modo, i casi di ingiusta detenzione sono conseguenze inevitabili di un sistema complesso, che opera in territori articolati e con procedure estremamente delicate.

Va inoltre sottolineato che non si intende né demonizzare né osannare il sistema di giustizia, ma riportarlo negli esatti termini, senza cristallizzarlo su dati numerici che da soli dicono poco. Se da una parte esistono le ingiuste detenzioni, dall’altra vanno considerate le condanne e tutto ciò che le giustifica: il massacro e le vittime di reato, che comportano indagini complesse, talvolta lunghe e articolate. In conclusione, i dati sugli indennizzi non devono diventare l’emblema dell’ingiustizia in Calabria. La regione non va rappresentata né come “terra della mafia” né come laboratorio di errori giudiziari. È fondamentale contestualizzare numeri e procedure, comprendere la complessità del territorio e della criminalità organizzata, e leggere i casi isolati come probabilità inevitabili di un sistema giudiziario complesso, non come prova di cattiva gestione o inefficienza sistematica.

*AVVOCATO


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