L'avv Conidi Ridola: "Quando la pena dimentica la Costituzione: la liberazione anticipata come presidio di giustizia"

Share on Facebook
Share on Twitter
Share on whatsapp
images L'avv Conidi Ridola: "Quando la pena dimentica la Costituzione: la liberazione anticipata come presidio di giustizia"


  11 febbraio 2026 09:21

di M. CLAUDIA CONIDI RIDOLA* 

La recente sentenza n. 201 del 2025 della Corte costituzionale, intervenendo sulla disciplina della liberazione anticipata, ci ricorda una verità che talvolta il dibattito pubblico tende a smarrire: la pena, nel nostro ordinamento, non può essere mera afflizione, ma deve tendere alla rieducazione del condannato. La Consulta ha censurato quelle rigidità normative che finivano per svuotare l’istituto della liberazione anticipata della sua funzione propria, trasformandolo da strumento ordinario di verifica del percorso rieducativo in un meccanismo appesantito da formalismi e condizioni ulteriori rispetto alla sua ratio. La Corte ha riaffermato che la rieducazione non è un obiettivo eventuale o accessorio, ma un criterio strutturale che deve orientare l’intera fase dell’esecuzione penale, e che la verifica semestrale della partecipazione del detenuto all’opera trattamentale rappresenta un momento essenziale di questo percorso. La liberazione anticipata non è un favore concesso, ma il riconoscimento giuridico di un comportamento conforme alle regole dell’istituzione penitenziaria e di un impegno concreto nel percorso di risocializzazione. Svuotarla di significato equivale a indebolire l’articolo 27 della Costituzione e a trasformare la pena in un tempo statico, privo di prospettiva.

La decisione della Corte assume un rilievo ancora maggiore se la si guarda alla luce di situazioni che l’esperienza professionale ci pone frequentemente davanti: casi in cui la pena venga integralmente espiata e solo successivamente, a seguito di un intervento definitivo della Corte di cassazione, venga rideterminata in senso più favorevole al condannato. Può accadere che venga riconosciuta un’attenuante, esclusa una recidiva, corretta una qualificazione giuridica, con la conseguenza che la persona abbia scontato un periodo di detenzione superiore a quello che, in via definitiva, risulta essere la pena giusta. In queste ipotesi la liberazione anticipata non perde la sua funzione, né diventa irrilevante per il solo fatto che la detenzione si sia già conclusa.

 Quel tempo è stato comunque vissuto nel rispetto delle regole, quel percorso trattamentale è stato comunque svolto, quella partecipazione all’opera rieducativa è stata comunque reale. Riconoscere la liberazione anticipata anche su una pena poi ridotta significa dare valore giuridico a quel comportamento e ribadire che la rieducazione opera nel tempo concreto della detenzione, non in una dimensione astratta. Significa, inoltre, rendere evidente che una parte della carcerazione è risultata, alla luce della decisione definitiva, eccedente rispetto alla pena dovuta, con tutte le conseguenze che ciò comporta anche sotto il profilo dell’indennizzo per la detenzione ingiustamente patita. La liberazione anticipata non cancella l’ingiustizia del tempo trascorso in più in carcere, ma contribuisce a ricondurre l’esecuzione penale entro i limiti della proporzione e della dignità costituzionale, rafforzando la tutela della persona. Come avvocati penalisti, soprattutto nella fase dell’esecuzione, abbiamo il dovere di rendere effettivi e operativi questi strumenti.

Quando non è stato possibile incidere nel merito del processo con l’esito sperato, il nostro compito è garantire che ogni beneficio previsto dall’ordinamento trovi concreta applicazione, affinché la pena non si trasformi in un sacrificio inutile e sproporzionato. Alleviare, nei limiti della legge, il trattamento penitenziario non è un gesto di clemenza, ma un atto di fedeltà alla Costituzione. La sentenza n. 201 del 2025 ci ricorda che la giustizia non si esaurisce nella condanna, ma si misura nella capacità dello Stato – e di chi lo rappresenta nelle aule di giustizia – di assicurare che la pena resti sempre umana, proporzionata e orientata al reinserimento sociale.

*Avvocato


Questo sito o gli strumenti terzi da questo utilizzati si avvalgono di cookie necessari al funzionamento ed utili alle finalità illustrate nella cookie policy. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie, consulta la cookie policy . Chiudendo questo banner, o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie.