La riflessione: "2 giugno 1946 - 2026: buon compleanno Repubblica! 80 Anni vissuti con gioia, tensione emotiva e resilienza"

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  01 giugno 2026 16:32

di MARIA GRAZIA LEO

Per festeggiare e onorare la nascita della nostra amata Repubblica, che oggi compie i suoi giovani e freschi 80 anni, basta tracciare un collage di momenti salienti, di istantanee di ricordi storici ed emozionali, incasellando proprio come un gioco visivo di memoria ed immagini alcune date e fasi simbolo.

L’ alba della Repubblica prende spunto finale e decisivo quel 25 aprile del 1945, giorno in cui viene certificato ufficialmente -in tutto lo stivale- il tramonto del fascismo e dei suoi venti anni caratterizzanti una dittatura spietata e crudele e con esso la fine e la sconfitta del suo alleato principale e portante, il nazismo che ha rappresentato l’emblema di uno dei totalitarismi più violenti e nefasti del Novecento.

Quel giorno di primavera-di 81 anni fa- tutta l’Italia si ritrovò, si risvegliò con il sentimento della liberazione addosso, nell’anima ed iniziò a respirare il profumo di libertà che la Resistenza partigiana, con il supporto delle forze alleate anglo-americane in primis aveva a lei restituito in dono.

Quindi il primo spartiacque che aprì le porte alla Repubblica è stata la Resistenza, una Resistenza plurale, armata e civile e aggiungiamo noi, per quanto all’epoca potesse valere in base al contesto delle cose e con le macerie sul campo, anche Resistenza culturale. Una risposta di popolo corale, una ribellione morale in armi e non solo, ampia e variegata che per amor di Patria decise di mettere punto all’occupazione tedesca, alla Repubblica “fantoccio” di Salò ideata da Mussolini, come ultimo baluardo di esistenza del regime. Ad essa vi parteciparono a) partigiani, uomini e donne (le famose staffette partigiane) di ogni colore o fedeltà politica, cattolici, comunisti, socialisti, azionisti, liberali, repubblicani.

b) giovani e anziani testimoni viventi e a volte resilienti finito all’impossibile nei confronti degli eccidi dei civili inermi e della barbarie commessi dai tedeschi, che avevano violato le loro terre e soffocato il loro vivere quotidiano

c) operai e operaie che decisero di non recarsi più nelle fabbriche per salire invece sui monti, in collina, nei nascondigli più difficili a supporto e a sostegno -con qualunque mezzo ed in varie forme- dei combattenti per la libertà.

d) Militari, appartenenti all’esercito italiano che in seguito all’armistizio del 8 settembre del 1943 vennero lasciati soli dal loro Re Vittorio Emanuele III e dalla sua corte più ristretta, dal capo del governo il Maresciallo Badoglio e da alcuni ministri ed esponenti dei vertici militari, i quali abbandonarono Roma e scapparono a Brindisi. Ebbene dopo questo atto vergognoso una parte dei nostri militari decise di non aderire alla Repubblica di Salò, subendo tutte le conseguenze che i tedeschi non avrebbero loro risparmiato, dalla deportazione nei campi di concentramento alle uccisioni a freddo o ad altre vessazioni.

e) anche se in minima parte, in questa lotta, concorsero con coraggio anche ex fascisti “ illusi” dall’oratoria politica e dalle false promesse del Duce, nei primi anni ancora caldi della Marcia su Roma del 1922, ma che dopo pochi anni capirono il grave errore di visione fatto e intuirono l’abisso in cui si stava portando il Paese; la fine sostanziale del Risorgimento e dello Stato unitario sabaudo e l’affievolirsi nella pratica e nell’applicazione di fatto dell’architrave giuridica posta in essere dallo Statuto Albertino, la Costituzione flessibile “ concessa” dal Re Carlo Alberto di Savoia nel 1848, ed estesa in tutta Italia con l’unificazione del 1861. Queste prime radici- molteplici e plurali- sono state il balsamo dell’antifascismo repubblicano dal quale sono risorte le libertà, i diritti, è stato imbastito il sistema democratico con i suoi pesi e contrappesi e si è ricominciato a vivere pacificamente. Un balsamo che si può e si deve leggere, sentire e ricondurre oggi come ieri alla vitalità della Costituzione del 1948 e alla sua continua applicazione e difesa.

Un secondo tassello del collage si può individuare con la formazione e il giuramento del primo governo De Gasperi, avvenuto il 10 dicembre del 1945 dinnanzi al Luogotenente del Regno dei Savoia, il principe Umberto. Sarà l’ultimo esecutivo della Monarchia, poiché da quel momento si avvierà l’iter legislativo, politico e organizzativo che transiterà l’Italia- in modo ordinato e formale- verso il referendum istituzionale del 2 giugno.

I partiti principali che composero quel governo di unità nazionale - Dc- PCI- PSIUP - Partito d’Azione- Partito Liberale-Partito democratico del lavoro e che ebbero il sostanziale via libera dal Comitato di Liberazione nazionale, furono chiamati ad accompagnare e far uscire l’Italia intera da uno stallo, da un vuoto, da un torpore morale, economico, sociale che non aveva avuto precedenti di tale portata, prima e dopo il Risorgimento. Il loro compito era di aprire una nuova stagione democratica, avviare alcune urgenti riforme strutturali, all’insegna di un sano e autentico spirito patriottico. Come? …restituendo dignità alle istituzioni, libertà ed eguaglianza a tutti i cittadini. Ovviamente si partì per gradi, ad esempio allestendo le elezioni dei consigli comunali, poi affrontando quelle politiche e per ultimo lavorando sulla forma di Stato istituzionale che si sarebbe dovuta e voluta scegliere, o quella repubblicana o quella monarchica. A tutto ciò si giungeva con una novità in assoluto: il voto libero e eguale attribuito alle donne, in tutte le tornate elettorali. Una conquista storica, civile, politica che fu determinante al completamento dell’architettura democratica e liberale di uno Stato Repubblicano giovane, che voleva dimostrare la sua credibilità e dignità.

La terza istantanea dell’album dei ricordi è sigillata in due decreti luogotenenziali, il numero 99 del 16 marzo e il n. 219 del 23 aprile del 1946, in cui il principe Umberto di Savoia, fisserà ufficialmente nella data del 2 giugno, il giorno del Referendum popolare e istituzionale nel quale i cittadini decideranno se volere la Repubblica o confermare la Monarchia. Verranno pertanto convocati i comizi elettorali sia per la forma istituzionale dello Stato, sia per le elezioni politiche che avrebbero riguardato la scelta di 556 deputati, i quali sarebbero stati chiamati a comporre l’Assemblea Costituente.

Un quarto fotogramma porta la data del 9 maggio del 1946, quando finalmente - a Napoli - il Re Vittorio Emanuele III decide di abdicare in favore del figlio che prenderà il nome di Umberto II, meglio conosciuto agli italiani- per la brevità del suo regno- come il Re di Maggio. Probabilmente con l’abdicazione si voleva tentare di ridare una veste di credibilità o purezza istituzionale, salvando la facciata di una Corona, ormai in brandelli ma che comunque avrebbe dovuto affrontare una difficile e calda campagna elettorale referendaria. Il nuovo Re annuncia al suo popolo la volontà di rispettare qualunque sia l’esito della forma di Stato scelta nelle urne:” per

 garantire la libertà del cittadino, l’alternarsi delle parti al potere e per porre la Costituzione al riparo da ogni pericolo e da ogni violenza”. Avrebbe garantito una Monarchia costituzionale subordinata al neo Parlamento italiano eletto e alla sua Carta fondamentale della Repubblica, in questo modo prendendo nettamente le distanze e ripudiando il fascismo e ciò che aveva determinato nel paese.

Ma ormai il dado era tratto, l’aria di svolta e rinnovamento dilagava in tutto il territorio italiano da Nord a Sud e nelle isole; soprattutto cresceva nel sentimento, nell’anima di una cittadinanza che voleva respirare libera e che sarebbe stata chiamata ad interpretare con il suo voto, il riscatto di una Nazione -fino ad ora piegata, ferita, umiliata- elevandone orgogliosamente e a testa alta, con un semplice tratto di matita - libera-uguale e segreta- la sua dignità repressa ma mai perduta .

E quel giorno arrivò, la domenica del 2 giugno del 1946. Gli italiani si vestirono a festa indossando gli abiti migliori, le donne colorarono il viso con il trucco più bello, i seggi aperti erano pronti ad accogliere come il primo giorno di scuola una marea di elettori che con gioia, emozione mista ad un senso di smarrimento e sorpresa benevola ancora da vivere e “ gustare “ con gli occhi e con il cuore, si apprestavano ad esercitare liberamente il diritto di voto, divenendo protagonisti di una storia e di un destino- politico ed istituzionale- affascinante e probabilmente più grande, più importante di quanto loro stessi potessero percepire in quel momento. Il 2 giugno di 80 anni fa si recarono alle urne quasi il 90% degli elettori, pari a circa 25 milioni di votanti, di cui 13 milioni elettrici donne. La forma di Stato scelta prese il nome di Repubblica e venne ratificata da dodici milioni settecento diciottomila seicento quarantuno voti (54,27%) contro la Monarchia che ebbe dieci milioni settecento diciottomila cinquecento e due voti (43,73%). Un’affermazione che ha visto prevalere la vittoria più al centro- nord che nel sud e nelle isole, che rimasero più conservatori e favorevoli alla Monarchia. L’esito- inizialmente- non fu del tutto chiaro perché ci furono contestazioni, denunce di brogli, ricorsi vari…ma alla fine il 18 giugno dello stesso anno la Corte di Cassazione proclamò in modo ufficiale la nascita della Repubblica italiana. L’essenziale era ormai stato fatto: il popolo italiano aveva stabilito, con quel segno di matita la diritta via, una scelta netta e innovativa, in cui sotto traccia e forse non proprio sotto traccia ma in modo “elegante” e palese emergeva il segnale di delusione e di “condanna” morale, politica ed istituzionale dell’agire della Corona sabauda ed in particolare del penultimo - Re Vittorio Emanuele III- che fu ritenuto responsabile di avere tradito i propri sudditi, commettendo errori imperdonabili e gravissimi1) Il non aver voluto firmare il decreto di proclamazione dello stato d’assedio, presentatogli dal presidente del Consiglio Facta, che avrebbe sicuramente fermato la Marcia su Roma di Mussolini, il 28 ottobre del 1922. 2) Il silenzio davanti al susseguirsi prima del sequestro e poi dell’uccisione del deputato socialista Giacomo Matteotti, di cui il Duce si accollò “gloriosamente” la responsabilità politica e morale del misfatto. 3) Aver firmato l’ignominia delle leggi razziali del 1938. 4) Aver abbandonato la Capitale, il suo esercito e la cittadinanza tutta, lasciandoli allo sbando dopo l’armistizio del 8 settembre del ‘43.

Queste sono state le tessere fondamentali che ci hanno condotto a disegnare e a vivere un nuovo orizzonte, quello della nostra giovane e bella Repubblica, e che ci ha consegnato delle madri e dei padri costituenti di livello eccelso, una classe dirigente all’altezza dei tempi, di cui essere orgogliosi. Tra questi ricordiamo Piero Calamandrei, Aldo Moro, Teresa Noce, Sandro Pertini, Umberto Terracini, Alcide De Gasperi, Teresa Mattei, Giuseppe Dossetti, Giorgio La Pira, Nilde Iotti, Costantino Mortati, Meuccio Ruini che fu presidente della commissione ristretta dei 75 costituenti chiamata a progettare su carta la Costituzione del 48’. Una Repubblica che come ha affermato il Presidente della Repubblica- Sergio Mattarella- in alcuni suoi interventi ricorrenti la celebrazione della Liberazione” è nata sugli orrori della guerra, sulla contrapposizione a un occupante e per redimere l’onta dei collaborazionisti che lo avevano appoggiato, privilegiando il partito alla Patria; una Repubblica nata per esprimere la speranza e l’avvio di un futuro migliore”.

Vasto e molteplice è il mosaico “di famiglia” dell’Italia repubblicana che racchiude, incornicia ed intreccia questi 80 anni di vita democratica e pacifica. Un mosaico affascinante, disarmante a volte altalenante tra momenti intrisi di bellezza e gioia e momenti carichi di tristezza e sofferenza, di conquiste civili e sociali e di rigurgiti razziali e di violenze terroristiche, di traguardi raggiunti nello sviluppo economico, nella ricerca, nella cultura e di importanti riforme politiche a volte spezzate ed infrante. Tutto ciò è avvenuto- investendo il Paese e le sue istituzioni - decennio per decennio fino al nuovo secolo. Se dovessimo fare in breve un raffronto con il periodo del Ventennio fascista, la cartina di tornasole evidenzierebbe come la Repubblica sia cresciuta e si sia evoluta nettamente sul piano industriale, dell’istruzione, della salute e del benessere inteso come stile di vita dei cittadini, della libertà considerata e vissuta come valore primario insieme alla giustizia, all’eguaglianza, all’affermazione di nuovi diritti, alla maggiore percezione del sentimento di laicità dello Stato e nel vivere civile…ma soprattutto ciò che è sbocciato nell’anima del popolo italiano, diventandone il fiore all’occhiello della nostro sistema democratico è stato il valore della Pace che già in Costituzione ha avuto un significato fondamentale e imprescindibile; basta rileggere in parte l’articolo 11, in cui si attesta che: “L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali…” Da queste prime righe emerge- grazie alla lungimiranza dei nostri costituenti- il volto che si è voluto imprimere all’agire e all’essere di una Repubblica, quello di considerare la Pace come un antidoto universale per una convivenza tra i popoli e gli Stati, un argine indistruttibile dal risveglio dei conflitti bellici, dagli scontri di civiltà che si pongono contro il principio di umanità e del diritto internazionale.

Gli anni 50 hanno visto l’Italia impegnata ad entrare nel palcoscenico europeo con umiltà’ e dignità, nonostante i trascorsi e gli esiti negativi della seconda guerra mondiale. E poiché la Resistenza significò anche accogliere, curare perseguitati in nome dell’umanità e della pietà civica, significò anche coraggio, speranza, riacquisto di immagine e prestigio del nostro Paese nei contesti internazionali, questo permise subito al presidente del Consiglio Alcide De Gasperi di presentarsi - a testa alta- alla Conferenza di Pace a Parigi - nell’agosto del 1946- e pronunciare una frase solenne “Signor Presidente, signori delegati. Prendendo la parola in questo consesso mondiale, sento che tutto, tranne la vostra personale cortesia, è contro di me…” Nonostante la nostra nazione venisse accolta e vista, dal lato degli sconfitti e dei vinti e soggetta a giudizio dalle potenze vincitrici, De Gasperi difese con onore e orgoglio la dignità della nuova Repubblica democratica ed antifascista. Così nel 1957 è a Roma che si firmeranno i primi Trattati istitutivi dell’Unione europea. L’Italia concorrerà all’istituzione ed entrerà a pieno titolo anche nel Patto Atlantico del 1949- l’organizzazione politica e militare internazionale nata a scopo difensivo degli Stati aderenti, in caso di attacco- e del suo braccio operativo, la NATO. Sul piano interno il governo darà vita ad una importante riforma, quella agraria in cui le terre venivano restituite ai contadini con nuove regole di tutela, diritti e garanzie nei rapporti di lavoro agricoli. Ci sarà l’avvento del “Made in Italy” nel settore della moda, con la prima storica sfilata di stilisti italiani svoltasi presso la Villa Torrigiani a Firenze.

Gli anni 60’ vengono ricordati per aver rappresentato plasticamente il boom o il miracolo economico dell’Italia, che determinerà numerose ondate di migrazioni della gente del sud verso il Nord fiorente di nuove industrie e quindi di nuovi posti di lavoro e con il commercio della grande distribuzione che iniziava a svilupparsi. Le innovazioni riguarderanno anche l’ambito sociale, con alcune riforme portanti: la riforma della scuola media unica, gratuita e obbligatoria per tutti fino a 14 anni e la riforma del sistema pensionistico a favore di coloro che avevano raggiunto i 65 anni di età ed erano senza reddito, indipendentemente dai contributi versati.

Negli anni 70’ il Paese vive e affronta - parallelamente- due periodi esaltanti da un lato e contrastanti/ devastanti dall’altro. Da un lato si assisterà ad un’evoluzione dei diritti civili e sociali: a) lo Statuto dei lavoratori istituito con la famosa legge n. 300 del 1970; b) la legge n. 833 del 1978 di riforma del Servizio Sanitario Nazionale che garantirà cura ed assistenza a tutti i cittadini, fornendo prestazioni territoriali, pubbliche, gratuite ed universalistiche c) le conquiste legislative, poi ratificate da due referendum popolari, quelle del diritto al divorzio e all’aborto; d) la riforma- nel 1975- del nuovo Diritto di famiglia in cui si attesterà l’eguaglianza morale e giuridica tra i coniugi e la parità di diritti in relazione all’esistenza di figli legittimi o naturali; e) la Legge 180 che prese il nome dell’ideatore Prof. Franco Basaglia, con la quale si abolirono i manicomi e istituirono nuovi modelli di integrazione ed assistenza sanitaria per i malati di mente, ancorata sui principi di umanità e del rispetto della dignità della persona.

Da un altro lato il decennio del 1970 resterà - nella memoria- per essere stato considerato come il periodo che causò “La Notte della Repubblica”, gli anni bui, gli anni di piombo, in cui l’Italia fu colpita dalla violenza -delle P 38- del terrorismo delle Brigate rosse e di quello nero degli attentati e delle stragi di Stato -di matrice neofascista- aventi natura eversiva, una delle più feroci e più deplorevoli che insanguinarono l’intero paese, lasciando sul selciato di strade, stazioni, nelle aule universitarie, negli uffici e luoghi di lavoro in genere, nelle piazze, esponenti delle istituzioni politiche, del mondo accademico, del giornalismo, della magistratura, delle forze dell’ordine, dell’avvocatura, dell’imprenditoria e cittadini comuni, la cosiddetta società civile che venne colpita a caso per creare quel sentimento di paura e di tensione nel paese e sovvertire o conservare il potere esistente. Gli obiettivi erano chiari: a) mettere sotto scacco la democrazia, i suoi poteri, i suoi organi costituzionali, chi provava a riformare in meglio l’Italia attuando la Costituzione, rafforzando e realizzando in senso completo la democrazia dell’alternanza per quanto riguarda il governo del Paese; b) tentare di scardinare i principi dello Stato di diritto che ormai avevano ben attecchito, preso forma e consapevolezza nella vita degli italiani e tra i rappresentati politici e delle istituzioni. Appendici e rigurgiti terroristici che ritroviamo in forma meno numerosa ma non per questo devastante già nel 1969 con la strage di Piazza Fontana a Milano, poi in sparuti momenti negli anni 80 e 90. Lungo sarebbe l’elenco delle vittime degli anni di piombo ( se ne calcolano all’incirca 400 e mille feriti ) che qui non potremmo ovviamente fare, ma per onorare comunque tutti coloro che hanno veramente servito lo Stato, immolandosi per tenere alti e vivi gli ideali e i valori della Repubblica e della sua Costituzione, citiamo semplicemente un nome per ciascuna appartenenza professionale o di funzione : Aldo Moro presidente della Dc; il magistrato Francesco Coco; il vice presidente del Consiglio superiore della magistratura Vittorio Bachelet; il giornalista Carlo Casalegno; l’operaio Guido Rossa; il Professore universitario Marco Biagi; Angela Fresu la più piccola delle vittime ( aveva solo 3 anni) del terrorismo nero, rimasta uccisa nella strage di Bologna; Giuseppe Taliercio, direttore del Petrolchimico Montedison di Porto Marghera; il Generale Enrico Galvaligi; l’Avvocato Fulvio Croce; il Commissario Mario Calabresi. Sembrava che l’Italia stesse per crollare a causa di quella violenza micidiale e di quel terrore diffuso, ma la solidità intrinseca delle sue istituzioni e la forza di volontà degli uomini che all’epoca le rappresentavano e ne erano i primi e diretti responsabili nel difenderle- pur con tutte le debolezze e le incertezze umane nel prendere decisioni straordinarie e drastiche- resse decisamente, riuscendo a ridare respiro e libertà nel vivere ai cittadini in confusione, terrorizzati e smarriti. E questo pur esistendo negli apparati di sicurezza e nel sistema politico frange deviate e massoniche che non erano certamente fedeli alla Repubblica, anzi remavano contro con interventi di depistaggio a scopo sovversivo o eversivo.

Lo Stato sovrano, democratico e libero ne uscì vittorioso, sconfiggendo il terrorismo gradualmente e chirurgicamente senza applicare leggi o poteri speciali in senso stretto, ma intervenendo con leggi ordinarie -in via emergenziale- sul piano penale, restando fedele al rispetto del principio dello Stato di diritto, riportando serenità, sicurezza e legalità, in tutto il territorio italiano. Anche qui- possiamo dirlo- si assistette ad una forma di Resistenza corale e morale di tutti a difesa della Democrazia dai partiti ai sindacati, al mondo della cultura, della scuola e della società civile nel suo insieme.

Gli anni 80 non sono da meno, a parte la bellissima e storica impresa calcistica che permise alla nazionale italiana la vittoria dei Mondiali -in Spagna- la prima nell’era della Repubblica, arrivata complessivamente dopo ben 44 anni; si assisterà ad un maggiore sviluppo economico e a un consumismo ostentato della ricchezza e dello stile di vita, soprattutto giovanile con la nascita del fenomeno dei paninari; l’Italia tutta nonostante le diverse appartenenze politiche piangerà un leader autorevole -prematuramente scomparso sul campo, servendo la bella politica- distintosi per umanità, mitezza delle azioni, senso etico, coraggio politico, modernità del pensiero : Enrico Berlinguer. Ma - come abbiamo detto- non mancheranno di nuovo le stragi terroristiche tra le quali ricordiamo quella di Bologna del 2 agosto del 1980, per arrivare al dilagarsi degli omicidi di mafia, una mattanza in Sicilia, anche in Calabria, nel reggino in particolare. Un sistema criminale che la fa da padrona ma che dall’altro lato incontra una reazione forte e determinata della magistratura siciliana in particolare. A Palermo nasce il famoso pool antimafia ideato dal Capo dell’Ufficio istruzione presso il Tribunale del capoluogo, Rocco Chinnici, e portato a termine dal suo successore Antonino Caponnetto, in cui spiccheranno due figure portanti e di livello nella lotta alla criminalità organizzata che ne segneranno la gloria e la storia nel cuore del Paese e della sua memoria, Giovanni Falcone e Paolo Borsellino i protagonisti del primo maxi processo alla mafia, del 1986. Il loro sangue versato ed i loro tributo donato per il rispetto della legalità, per l’affermazione della giustizia, per la tutela della democrazia segneranno l’inizio triste e drammatico del decennio del 1990 in cui l’Italia verrà investita dalla violenza stragista-mafiosa che non toccherà solo la Sicilia ma l’intero stivale, colpendo il patrimonio culturale e storico- artistico di Roma, Firenze e Milano. Momenti difficilissimi che proveranno ancora una volta a mettere in ginocchio lo Stato, che risponderà sempre di più con maggiore forza di resilienza e spirito patriottico costituzionale grazie ad un risveglio decisivo e determinante di tutta la società civile che in nome delle vittime di mafia reagisce -ad alta voce- gridando in vari modi il No alla mafia e alla corruzione tra politica, mafia e imprenditoria che iniziava a dilagare anche in quegli anni. Il pool di Mani pulite a Milano è il simbolo tangibile delle inchieste anti corruzione che proliferarono in tutto il territorio italiano. Sul piano politico si vedrà all’orizzonte il sorgere di una nuova coalizione di centrosinistra “L’Ulivo” con due leader che solcheranno il palcoscenico governativo e partitico, il Professor ed economista Romano Prodi che diverrà per ben due volte Presidente del Consiglio e Walter Veltroni che ridisegnerà nel corso del primo decennio del nuovo secolo, il volto più riformista e liberal del principale partito della sinistra italiana, che prenderà poi il nome di Partito Democratico. Sul fronte del centro destra, segnaliamo “la discesa in campo” con il suo nuovo partito - Forza Italia- di un personaggio inventore della tv commerciale, del sistema pubblicitario più evoluto, convincente e capillare nell’entrare nelle case degli italiani: l’imprenditore milanese Silvio Berlusconi che per circa venti anni dal 1994 in poi ha - tranne che per qualche breve interruzione - dominato e diretto la vita governativa, imponendosi con un pragmatismo egemonico poco avvezzo nell’onorare le istituzioni nel senso classico del termine, nel seguire i dettami dell’etica politica e nel rispettare il principio costituzionale della separazione dei poteri dello Stato.

 Il 2000 si apre in Italia e nell’Europa tutta con una profonda trasformazione sul piano economico. Si formalizza la fine delle singole monete negli Stati membri e si avvia un sistema monetario europeo unico: nasce l’Euro. Così come si diffonde e sviluppa enormemente la tecnologia delle telecomunicazioni, con il fiorire dell’uso dei telefonini o cellulari, di Internet e dei Pc sempre più innovativi che diventeranno strumento di base nel mondo del lavoro, della scuola, del commercio, dell’industria e nelle relazioni sociali in genere.

 Sembra ancora ieri, quel tragico ed inaspettato 2020, rievocante scene di morte continue e drammatiche di cittadini italiani e del mondo, raffigurante un modus vivendi non rispondente più alle nostre abitudini quotidiane, alla nostra voglia di sentirci liberi nei movimenti e nei rapporti sociali ed affettivi che ad un certo punto per necessità e obbligo dovuti a preservare la salute di tutti, ci ha portati a rinchiuderci in casa, ad un coprifuoco sanitario, ad usare le mascherine, ad uscire rispettando orari, limitazioni e luoghi, a non toccarci più neanche per un saluto con una semplice stretta di mano. La freddezza percepibile a pelle dei sentimenti mancati, la consapevolezza dell’ora e del momento era certa e grave: dimostrare responsabilità, coraggio, pazienza, resilienza collettiva per il bene comune e per proteggerci di più e tutti, al meglio. Stiamo parlando del Covid, una pandemia respiratoria che si diffondeva- velocemente- da persona a persona attraverso il respiro di goccioline dovute ad uno starnuto, colpi di tosse, mani infette contaminate dal virus. Il rischio era di essere colpiti da polmoniti mortali. Gli ospedali erano congestionati ed al collasso, tanto da essere spesso in difficoltà nel fornire assistenza a tutti. Una situazione gigantesca e gravissima da gestire, in quanto si era impreparati a questo virus, e all’inizio il panico trovava il sopravvento tra la popolazione come l’incertezza nell’agire tra i governanti. Poi con misure legislative drastiche e più estreme, come la limitazione delle libertà, con la resistenza e la tenacia dei medici e degli infermieri in prima linea in quella guerra invisibile e drammatica, con la pazienza e il rispetto degli obblighi e delle regole di sopravvivenza seguiti dalla maggioranza dei cittadini, con l’arrivo dei vaccini allo scopo di protezione da conseguenze più gravi o mortali rispetto alla malattia eventualmente contratta, si è fatta la differenza e dopo pochi anni si è riusciti a frenare e a contenere il fenomeno infettivo, pandemico. Alla fine ne siamo -anche in questo caso- venuti fuori, pur non potendo dimenticare i quasi 200.000 italiani che non ce l’hanno fatta; a loro è stata dedicata una giornata della memoria: il 18 marzo.

Il 2025 attribuisce all’Italia un bellissimo riconoscimento, che gratifica enormemente e fa onore alla nostra cultura gastronomica e del vino: la cucina italiana, tra sostenibilità e diversità bioculturale viene inserita nella lista rappresentativa del Patrimonio Culturale Immateriale dell’Unesco, in cui il cibo non è visto solo come nutrimento ma come storia, tradizioni, futuro creativo, un’essenza che soddisfa non solo il palato ma che sazia anche il nostro animo.

Siamo giunti all’oggi che tutti conosciamo e viviamo in itinere ed in divenire. Speriamo di aver tracciato -il più sinteticamente possibile- la cornice identificante gli 80 anni della Repubblica anche se con difficoltà e nostalgia, perché avremmo voluto scrivere e scrivere molto di più soprattutto sulla bellezza oltre che sugli ostacoli o sui periodi difficili che li hanno caratterizzati. Anni che nel loro complesso - comunque- vogliamo e possiamo definire meravigliosi e avvincenti, pieni di successi esaltanti, di prove e di sfide rattristanti ma nello stesso tempo lievito di rinascita civile e morale, volano di un miglioramento e rafforzamento dello spirito dell’intera Nazione ed esempio di tenuta delle sue istituzioni democratiche. L’importante è essere stati capaci di infondere -nei lettori- quanto sia prezioso il filo della memoria intesa come passione autentica e sentimento civico, nei passaggi fondamentali dalla Liberazione alla Repubblica, per essere consapevoli di quello che si è stati e di quello che si è diventati. Essere testimoni ed educatori verso le future generazioni insegnando loro che tutto ciò che riguarda i valori, gli ideali come la pace, la libertà, il diritto, la democrazia e il dialogo tra i popoli, non ha un limite di tempo o di luogo ma è un tema universale, è un patrimonio di tutti che non è una conquista certificata, rigida ma che va sempre tutelata e ben custodita. Il rischio alla luce di quanto sta accadendo nel mondo oggi è proprio quello di perdere il senso dell’umanità, della civiltà, del rispetto del diritto internazionale proprio come avvenne nel recente passato e questo non lo possiamo e dobbiamo permettere. Di fronte alla nostre debolezze, alle nostre incertezze, alle nostre insicurezze, alle nostre paure, o ad eventuali tentazioni reazionarie di predominio, violenza e abusi o sopraffazioni, la Costituzione, frutto della lotta antifascista, sulla quale si fonda questa amata e per molto tempo sognata Repubblica, in questo giorno solenne decorata a festa, sarà la stella polare che ci illuminerà e guiderà sempre sull’esempio lasciato dai nostri padri costituenti, a compiere buone azioni, a tenere corretti e saggi comportamenti, a non sbagliare, indirizzando il nostro pensiero verso il bene comune. Perché la Repubblica siamo noi e come ci ha ricordato in un suo intervento il Presidente della Repubblica- Sergio Mattarella-: “La speranza non può tradursi soltanto in attesa inoperosa. La speranza siamo noi. Il nostro impegno, la nostra libertà, le nostre scelte”.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


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