
"Negli ultimi anni, il linguaggio e l’approccio alla politica hanno subito una trasformazione profonda, assumendo sempre più le sembianze di una competizione sportiva piuttosto che di un esercizio di responsabilità collettiva. La dinamica del “tifo”, del vincere o perdere a tutti i costi, sembra aver sostituito il confronto sui contenuti e sulle visioni per il futuro.
La competizione elettorale, che dovrebbe rappresentare un momento alto della democrazia — in cui si decide il destino di intere comunità — viene oggi spesso ridotta a una sfida superficiale, assimilabile a una partita di calcio o a una scommessa. Questo fenomeno non riguarda solo il livello nazionale, ma si estende anche alle realtà regionali e comunali, dove le decisioni incidono direttamente sulla vita quotidiana dei cittadini.
A emergere è una perdita progressiva di moralità politica e di centralità dell’interesse pubblico. Sempre più frequentemente si assiste a un’inversione di priorità: l’apparenza prevale sull’essere, la comunicazione sull’azione concreta, la visibilità sulla sostanza. In questo contesto, il rischio è quello di svuotare la politica della sua funzione originaria: servire i cittadini.
Particolarmente emblematico è il ruolo dei social media, diventati ormai il principale terreno di confronto. Qui, il valore di un messaggio sembra misurarsi più in termini di “like” e visualizzazioni che di qualità e profondità dei contenuti. Una dinamica che contribuisce a creare una classe dirigente sempre più orientata alla produzione di contenuti virali — come reel e post — piuttosto che alla costruzione di proposte solide e durature.
Questa deriva, se non arginata, rischia di diventare irreversibile. Diventa quindi urgente interrogarsi sulla necessità di un ritorno ai fondamenti della politica: responsabilità, competenza e visione. Più che semplici scuole di formazione politica, servirebbero luoghi capaci di educare alla concretezza delle scelte, al senso del dovere e alla profondità dell’impegno pubblico.
È necessario agire subito, altrimenti il rischio è quello di eleggere rappresentanti, amministratori, deputati e parlamentari privi di esperienza nel confronto pubblico e, soprattutto, senza una reale visione politica. Figure che non si distinguono per contenuti o competenze, ma per una manciata di like raccolti sui social, capaci solo di trascinare tifoserie anziché cittadini consapevoli".
È la riflessione di Santo Gagliardi (Italia del Meridione)
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