
"Ambasciatore di Cristo". Questo il titolo dell’inno che il coro polifonico “concordia Vox” ha dedicato al Servo di Dio, monsignor Vittorio Moietta, già vescovo di Nicastro (ora Lamezia Terme) e del quale è stato avviato l’iter di beatificazione. Questo, a testimonianza della viva memoria che monsignor Moietta continua a suscitare nel cuore dei fedeli, non solo della Diocesi di Lamezia Terme, ma anche della Chiesa di Casale Monferrato da cui proveniva.
L'opera, ispirata ai momenti più significativi del suo cammino umano, sacerdotale ed episcopale, ne ripercorre la vocazione, l'instancabile servizio pastorale, la profondità della fede e la fiduciosa accettazione della sofferenza. Attraverso il linguaggio proprio della preghiera e del canto sacro, l'inno si propone non soltanto come ricordo grato della sua persona, ma anche come invito a riscoprire quei valori evangelici che egli incarnò con esemplare fedeltà nel corso della sua vita. Ogni strofa del brano è strutturata in modo tale da richiamare alla profonda spiritualità del Servo di Dio: la prima strofa fa riferimento alla dimensione vocazionale, la seconda strofa alla dimensione pastorale, la terza e la quarta strofa fanno riferimento alla fede autentica a cui ogni cristiano deve aspirare e l'ultima strofa alla fiducia incrollabile in Dio di monsignor Moietta nonostante il dolore fisico.
Monsignor Moietta visse come autentico ambasciatore di Cristo, testimone della fede, ministro della carità e servo del Vangelo, lasciando alla Chiesa l'esempio luminoso di una vita interamente spesa per Dio e per i fratelli.
In tutto il suo pellegrinaggio terreno fu accompagnato dalla materna protezione della Vergine Maria, guida sicura nel cammino della santità e sostegno nelle fatiche dell'apostolato. Animato dalla carità di Cristo, si dedicò con particolare amore ai poveri, ai sofferenti e a quanti portavano il peso dell'emarginazione. La sua vita insegnò che il dolore accolto nell'amore può divenire luce e che Dio non abbandona coloro che confidano in Lui, ma rialza gli umili, consola gli afflitti e dona una speranza che non delude.
Con lo sguardo costantemente rivolto al Signore, percorse le strade degli uomini come pastore premuroso e padre sollecito. Si fece vicino a quanti erano oppressi dalla sofferenza, condivise le inquietudini dei deboli, sostenne gli afflitti e non cessò mai di porgere mani operose e cuore misericordioso. La sua parola, nutrita dalla preghiera e dalla carità, fu conforto per gli scoraggiati, luce per i dubbiosi e richiamo alla speranza per coloro che cercavano il volto di Dio.
La sua fede non si fondava sulle apparenze né su formule prive di vita, ma sgorgava dalla profondità della coscienza illuminata dalla grazia. Egli ricercò una fede autentica, purificata dal silenzio interiore e alimentata dall'ascolto della Parola, capace di guidare l'intelligenza e il cuore verso la pienezza della verità. In essa trovò la sorgente della sua forza spirituale e il criterio sicuro del suo ministero.
Docile all'invito della grazia, egli accolse con fiducia il disegno divino e si lasciò guidare là dove la volontà di Dio lo conduceva, consacrando la propria vita al servizio del Vangelo e della Chiesa.
Questa fede, custodita con perseveranza, crebbe nel tempo come luce che si diffonde all'aurora. Essa dissipo le ombre della paura e dell'incertezza, rese sempre più manifesto il primato del Vero e oriento ogni sua scelta verso Dio. Come fiamma discreta ma inestinguibile, illumino il suo cammino e invitò quanti lo incontravano ad aprire il cuore alla luce della verità e alla gioia dell'incontro con Cristo.
Anche negli anni della prova e della fragilità fisica, quando il peso della sofferenza si fece più gravoso e le forze vennero meno, egli non cesso di confidare nel Signore. Nel dolore accolto con fede trovò una pace che il mondo non può dare né togliere. La certezza della presenza divina lo sostenne e gli permise di trasformare la sofferenza in offerta, testimonianza e abbandono fiducioso nelle mani del Padre.
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