
Riceviamo e pubblichiamo la dolorosa e ferma testimonianza di un noto libero professionista di Catanzaro, stimato e molto conosciuto sul territorio, che ha vissuto una notte di ordinaria follia nel quartiere marinaro. Una vicenda che riaccende i riflettori sulla sicurezza delle famiglie e sul concetto stesso di accoglienza turistica nella nostra città.
«Gentile Redazione, sento il dovere civico di raccontare quanto accaduto l'altra sera a Catanzaro Lido, non per spirito di rivalsa personale, ma per dare voce a un profondo senso di amarezza che colpisce l'intera cittadinanza. Quella che doveva essere una tranquilla serata estiva in compagnia della mia compagna, di alcuni amici e dei nostri figli piccoli – tra cui il mio di appena un anno – si è trasformata in un incubo presso una gelateria di Catanzaro Lido. A seguito di una mia legittima e garbata richiesta riguardo la preparazione di una crepes appena pagata, i toni del personale si sono scaldati in modo totalmente ingiustificato. Nel giro di pochi istanti, un operatore dietro al bancone mi ha letteralmente lanciato il cibo addosso, imbrattandomi la camicia, per poi uscire nel tentativo di aggredirmi fisicamente, urlando che alla prossima occasione avrebbe "completato l'opera".
Come se non bastasse, un uomo sulla cinquantina, presumibilmente il gestore, anziché scusarsi mi ha intimato in malo modo di non rimettere mai più piede nel locale se non volevo "gravi problemi". Il tutto è avvenuto davanti a dei bambini. Mio figlio di un anno, traumatizzato dalle urla e dalla violenza della scena, ad oggi manifesta una profonda paura persino nell'uscire di casa. Ciò che rende questa vicenda ancora più dolorosa è un ricordo personale. Lo scorso gennaio, quando una violenta mareggiata ha devastato le strutture del nostro lungomare, io ero lì. Sono stato uno dei cittadini che si è rimboccato le maniche, scendendo in prima linea a spalare il fango per aiutare proprio quella struttura a ripartire. Vedere che lo stesso fango, metaforicamente, mi è stato gettato addosso oggi da chi dovrebbe fare dell'ospitalità il proprio mestiere, lascia un vuoto immenso.
Comportamenti del genere, l'arrogante incapacità di gestire il rapporto con il pubblico e la violenza verbale e fisica arrecano un danno incalcolabile all'immagine della nostra bellissima Calabria e all'intera comunità. Proprio ora che la nostra terra cerca faticosamente di emergere per la sua straordinaria cultura dell'accoglienza, simili episodi distruggono i sacrifici di un intero territorio. Ho già provveduto a depositare una formale e dettagliata denuncia-querela presso la Stazione dei Carabinieri di Catanzaro Lido, chiedendo l'acquisizione delle immagini di videosorveglianza. Non arretrerò di un millimetro: pretendo che le autorità identifichino i responsabili, pretendo il risarcimento per il trauma causato a mio figlio e, soprattutto, pretendo formali e pubbliche scuse. Chi non sa rispettare i clienti e le famiglie con bambini, non merita di rappresentare la nostra città».
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