
Le carceri calabresi sono sull’orlo di una crisi di sistema. A lanciare l’allarme è il Delegato Nazionale del CONSIPE, Giuseppe Marino, che denuncia una miscela esplosiva: sovraffollamento oltre i limiti di legge e carenze di organico ormai strutturali.
I numeri della crisi
Negli istituti penitenziari della regione si registrano indici di sovraffollamento ben oltre la soglia di tollerabilità. Il dato, già critico, si aggrava ulteriormente nelle sezioni ordinarie per via di interi padiglioni chiusi per ristrutturazione e numerose celle dichiarate inagibili. In alcuni casi i detenuti dei reparti chiusi sono stati trasferiti in altri penitenziari, concentrando il problema e portando alcune strutture al collasso. “La capienza regolamentare esiste solo sulla carta – spiega Marino – Se togli i posti teoricamente disponibili ma di fatto inutilizzabili, i detenuti si ammassano nei pochi reparti agibili. Da qui le celle da due con dentro quattro o cinque persone, in violazione dell’art. 6 dell’Ordinamento Penitenziario”.
Organici allo stremo
Al sovraffollamento si somma una carenza di personale ormai cronica su scala regionale. “Il personale è stremato, demotivato e ridotto ai minimi termini – prosegue Marino – Così non si garantisce né la sicurezza interna né l’incolumità degli stessi poliziotti”.
Gestione fuori controllo
A complicare il quadro, detenuti sottoposti al regime del 14-bis che, per mancanza di sezioni adeguate, vengono ubicati nelle sezioni detentive comuni occupando una cella per singolo detenuto. L’aumento costante di detenuti con problematiche psichiatriche allocati nelle sezioni ordinarie, per mancanza di posti nei centri clinici, comporta un’esplosione delle “sorveglianze a vista”, sottraendo risorse ai servizi essenziali di controllo. “Si rischia seriamente di perdere la gestione degli istituti” avverte CONSIPE. Il sindacato segnala anche squilibri nella distribuzione del personale: carenza di Sottufficiali nei reparti a fronte di concentrazioni anomale negli uffici, e un uso delle “cariche fisse” che, in questa fase emergenziale, penalizza i servizi operativi.
“Rischio rivolte concreto”
“Il clima dentro gli istituti è tesissimo – denuncia Marino – La tensione tra detenuti cresce ogni giorno e il personale non ha più gli strumenti per contenerla. Tra ristrutturazioni infinite, celle inagibili, trasferimenti da altri istituti e organici al lumicino, il rischio di rivolte e disordini è concreto”.
Le richieste
CONSIPE chiede al Provveditorato Regionale e al DAP: blocco temporaneo dei nuovi ingressi fino al rientro entro soglie di sicurezza, invio immediato di personale in aggregazione da altre regioni, accelerazione dei lavori di ristrutturazione per recuperare i posti inagibili, redistribuzione degli effettivi dagli uffici alle sezioni e revisione urgente delle modalità di gestione dei detenuti con patologie psichiatriche e sottoposti a 14-bis. “Senza risposte celeri – conclude la nota – saremo costretti a proclamare lo stato di agitazione regionale e a tutelare il personale in tutte le sedi”.
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