
Intervento del Presidente della Confederazione Produttori Agricoli (Copagri) della Calabria, Francesco Macrì, alla Conferenza Internazionale sulla Riforma Agraria e lo Sviluppo Rurale in corso di svolgimento a Cartagena, in Colombia, e che andrà avanti fino al 28 febbraio 2026.
La relazione del presidente Macrì ha fatto seguito all’intervento di apertura dell’Ambasciatore Curcio, Aics, Coldiretti, Sic, Governatore di Boyacá e Dnp. Il barone Francesco Macrì, che oltre a essere presidente Copagri è anche presidente del Gruppo azione locale (Gal) Terre Locridee, ha chiuso il dibattito di esperti come voce del territorio.
"Signor Ambasciatore, autorità, colleghe e colleghi - ha esordito il Presidente Francesco Macrì - porto il saluto della Locride, un territorio di 42 comuni sulla Costa Ionica della Calabria, nel profondo Sud dell’Italia. Una terra di straordinaria bellezza e complessità: qui si trova il sito archeologico di Locri Epizefiri, fondato nel VII secolo avanti Cristo; qui cresce il bergamotto, un agrume unico al mondo che esiste solo lungo 100 chilometri della nostra costa; qui si produce il Greco di Bianco, uno dei vini dolci più antichi del Mediterraneo, con una storia che risale ai coloni greci. Il Gal Terre Locridee, il Gruppo di Azione Locale che ho l’onore di presiedere, opera in questo territorio da oltre quindici anni, nell’ambito del programma Leader dell’Unione Europea. Il nostro mandato è chiaro: trasformare l’identità territoriale in sviluppo economico e coesione sociale, dal basso, con i produttori e le comunità.
Calabria-Colombia - ha rimarcato il barone Macrì - terre ferite che si riscattano. Perché sono qui oggi? Perché la Locride e i territori rurali della Colombia hanno molto più in comune di quanto si possa immaginare. La Calabria è una regione che per decenni ha convissuto con la ’ndrangheta, con l'emigrazione dei giovani, con l’isolamento infrastrutturale. Territori dove l’economia illegale riempiva i vuoti lasciati dallo Stato. Credo che molti di voi, colombiani, conoscano questa dinamica. Ebbene, le certificazioni di origine sono state per noi molto più di un marchio commerciale. Sono state uno strumento di riscatto civile. Quando un produttore di Bianco certifica il suo Greco di Bianco Doc, non sta solo vendendo un vino: sta dicendo al mondo che quel territorio è capace di produrre eccellenza nella legalità. La Calabria oggi conta 22 prodotti Dop e 16 Igp. Dietro ognuno di questi numeri c’è una comunità che ha scelto la qualità, la trasparenza e l’identità come alternativa concreta all’economia sommersa" . Avviandosi a conclusione, il numero uno della Confederazione Produttori Agricoli (Copagri) Calabria, Francesco Macrì, ha messo in luce il cuore politico del suo intervento: il legame denominazione d'origine-legalità-pace. Fondamentale per il pubblico colombiano. Infine, ha condiviso alcune esperienze concrete messe in atto nella Locride, come il Piano di Azione Locale Gelsomini, il Cammino del Pane, la rete G13, i progetti Interreg Grecia-Italia. Parlando dell'esperienza in Colombia, Macrì ha sintetizzato così: la Denominazione di Origine funziona solo se nasce dal basso; non può essere imposta da un ministero o da un’agenzia. La certificazione è uno strumento di pace. In territori segnati dal conflitto — che sia la ’ndrangheta calabrese o il conflitto armato colombiano — dare ai produttori uno strumento legale, trasparente e collettivo per accedere ai mercati significa dare loro un’alternativa reale. La legalità non si predica: si costruisce con strumenti economici concreti. I territori rurali colombiani hanno bisogno di strutture intermedie tra lo Stato centrale e i produttori. I GAL possono essere quella struttura. Ed ecco la chiusura: "Come presidente di Copagri Calabria e del GAL Terre Locridee, ho dedicato la mia vita professionale a dimostrare che i territori marginali non sono condannati alla marginalità. Che la periferia può diventare centro. Che il Sud, ogni Sud del mondo, ha in sé le risorse per il proprio riscatto. Auguro alla Colombia e alla sua Riforma Agraria il coraggio di credere nei propri territori. Noi siamo qui per camminare insieme. Grazie. "Graçias." Applausi a non finire come di consueto per Francesco Macrì, anche in Colombia.
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