
di FILIPPO COPPOLETTA
È iniziata dall’alto, con il rumore delle pale di un elicottero che si abbassava sul quartiere Lido di Catanzaro, la giornata che ha portato questa mattina il capo del Dipartimento nazionale della Protezione civile, Fabio Ciciliano, nel cuore delle zone ferite dal ciclone Harry. Una tappa rapida ma densa, resa necessaria anche dalla prosecuzione della missione verso la Sicilia, anch’essa colpita dalla stessa ondata di eventi estremi. Dal cielo e poi a terra, Ciciliano ha voluto vedere, ascoltare, comprendere: ha effettuato un sopralluogo lungo il litorale, ha raccolto i dati del disastro, si è confrontato con le autorità locali, con le forze dell’ordine e soprattutto con i cittadini, che tra fango, danni e attività da rimettere in piedi hanno consegnato al capo della Protezione civile nazionale non solo preoccupazioni, ma anche parole di gratitudine per il supporto e la vicinanza ricevuti.
Accanto a lui il prefetto Castrese De Rosa, presenza costante fin dalle prime ore dell’emergenza e figura centrale nel coordinamento dei soccorsi, un lavoro definito impeccabile e per il quale è arrivato anche il ringraziamento pubblico e sentito del sindaco di Catanzaro, Nicola Fiorita. Presenti il sindaco stesso, l’assessore regionale Montuoro, i vertici della Protezione civile regionale, i vigili del fuoco, carabinieri, polizia, capitaneria di porto e alcuni sindaci del litorale ionico, l’area che ha pagato il prezzo più alto alla furia del mare.
Nel suo intervento Ciciliano ha scelto un tono che ha unito lucidità tecnica ed emozione, parlando di un orgoglio condiviso che può sembrare strano dopo un evento così devastante, ma che nasce da un dato fondamentale: non ci sono state vittime, né feriti, nonostante venti oltre i 110 chilometri orari e onde fino a nove metri e mezzo, una massa d’acqua “grande come un palazzo di quattro piani” abbattutasi per giorni sulle coste del Sud. Un risultato che, ha sottolineato, dimostra come il sistema di Protezione civile abbia funzionato, dal livello comunale fino a quello nazionale, grazie a un lavoro serio su previsione e prevenzione.
Ciciliano non ha nascosto la gravità dell’impatto, ricordando piogge concentrate in due giorni pari a quelle di otto mesi e infrastrutture piegate dalla forza del mare, come le ringhiere del lungomare, non spezzate ma deformate dall’energia delle onde. Ha rimarcato l’urgenza di intervenire rapidamente sui danni, soprattutto in territori a forte vocazione turistica, con la stagione estiva alle porte, e ha confermato il costante confronto con il presidente della Regione Occhiuto su governance e gestione di un evento straordinario, con tempi di ritorno superiori al secolo.
Il sorvolo in elicottero lungo la costa fino ai confini della provincia di Reggio Calabria ha restituito, seppur parzialmente, la misura della devastazione, mentre a terra le squadre continuavano a lavorare senza sosta, in una corsa contro il tempo per riportare la normalità e rendere di nuovo resiliente la comunità.
La presenza del capo del Dipartimento, ha spiegato, serve anche a semplificare le attività istruttorie necessarie alla dichiarazione dello stato di emergenza nazionale, da avviare con la massima celerità. Ma il messaggio conclusivo è rimasto chiaro e forte: il primo obiettivo di un sistema di Protezione civile maturo è la salvaguardia assoluta della vita umana, tutto il resto viene dopo. E oggi, tra le ferite ancora aperte del Lido di Catanzaro, questo obiettivo è diventato il punto fermo da cui ripartire.
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