
La provincia di Cosenza ha trascorso una notte tranquilla sul fronte del maltempo rispetto alla precedente. Tuttavia sono proseguite le operazioni di sgombero di interi nuclei familiari sia in alcune frazioni di Cassano allo Ionio che nel territorio di Corigliano Rossano. La situazione si era fatta preoccupante a causa dell’esondazione, in alcuni tratti, del fiume Crati. A Cassano allo Ionio, nello specifico, è stata disposta l’evacuazione precauzionale di circa 500 persone. Grazie all'impiego dell'elicottero Drago 165 sono state recuperate e portate al sicuro 10 persone a Cosenza, tra cui due bambini, mentre a Grisolia altre dieci persone sono state messe in salvo su gommoni fluviali.
“Il Crati nel pomeriggio di ieri ha superato i 5,50 metri, arrivando con una forza inaudita – ha scritto questa mattina sul suo profilo Facebook il sindaco di Corigliano Rossano Flavio Stasi - sono almeno tre i punti in cui l'argine destro è crollato, uno poco più sopra della ferrovia, due a valle della SS106, invadendo case, terreni, aziende, progetti. Intorno alle 17 avevo dato l'ordine di evacuazione su contrada Foggia, Thurio e Ministalla: all'arrivo dell'acqua dunque molti erano già fuori dalle abitazioni, mentre altri sono stati raggiunti grazie a Comune, Protezione civile, carabinieri, Polizia, vigili del fuoco. Molta gente è ancora fuori di casa, al freddo, perché non ha voluto altre sistemazioni: ne sto incontrando a Ministalla, a Thurio, a Foggia. Siamo qui e siamo stati qui durante tutta la notte, lavorando per consentire alle imprese di intervenire sull'argine rotto, in condizioni difficili ed al buio, perché ogni ora è preziosa. Una delle rotture, forse la più impressionante a monte della ferrovia, è stata già fortemente ridotta e si sta lavorando contemporaneamente sulle altre".
"C'è rabbia oltre che stanchezza: lo dico senza giri di parole e senza ipocrisia. C'è rabbia perché la furia della piena ha rotto un argine che avrebbe già dovuto essere messo in sicurezza, perché ci sono i soldi fermi da anni proprio per questi tratti, perché lo abbiamo chiesto ripetutamente. Stiamo lavorando per rallentare, fermare, mitigare, senza sosta, ma c'è gente che per la seconda volta in pochi anni ha perso tutto, che aspetta di poter tornare in casa per capire quali mobili deve buttare, che aspetta di raggiungere i campi e gli animali con la speranza di trovare ancora qualcosa. Spero almeno che stavolta questa gente, almeno, venga tenuta in considerazione e gli venga data la possibilità di ripartire, perché l'ultima volta hanno dovuto rifare tutto da soli”, conclude.
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