
di SETTIMIO PAONE
Sono giorni di paura quelli che si vivono lungo le coste calabresi, in particolare sul litorale ionico, letteralmente flagellato da forti venti e mareggiate con onde che in diversi tratti superano i cinque metri di altezza. Il mare cambia volto, diventa minaccioso, e mostra tutta la sua potenza, ricordando quanto sottile sia il confine tra la bellezza della natura e il pericolo.
Il fenomeno desta grande preoccupazione. La Protezione Civile lavora in contatto costante con i Comuni e con gli organi di governo presenti sul territorio, monitora senza sosta l’evolversi della situazione ed emette comunicati chiari, invitando la popolazione a non spostarsi e a non frequentare luoghi troppo a ridosso del mare, dove il rischio per l’incolumità fisica è elevato.
Eppure, tutta questa attenzione sembra innescare un meccanismo strano. Accanto a chi recepisce gli inviti alla prudenza, c’è chi sceglie di ignorarli. In molti si recano comunque verso il mare, anche in punti notoriamente esposti come il Faraglione di Pietragrande, per osservare da vicino i fenomeni e lo spettacolo offerto dalla natura in tempesta.
È una vera e propria caccia allo scatto sensazionale, alla foto o al video da condividere, come se tutti diventassero improvvisamente foto-reporter d’assalto. Un comportamento che dimentica un elemento essenziale: gli appelli alla prudenza non sono un’esagerazione, ma una misura di tutela della vita umana. Basta un’onda anomala, una raffica improvvisa o un attimo di distrazione perché la curiosità si trasformi in tragedia.
Lo spettacolo è senza dubbio suggestivo, ma il buon senso non dovrebbe mai mancare. La speranza è che questo momento passi in fretta e che lo si possa ricordare soltanto per la forza straordinaria della natura, senza dover raccontare conseguenze ben più gravi.
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