
Dalla memoria di Carolina Picchio al Cybercrime Film Festival – Premio Lucia Abiuso. A margine di “Umani nell’algoritmo”, il confronto con Maria Stefania Lauria e Nicola Sansalone di AGCOM sul progetto che affida ai giovani il racconto e il contrasto del cybercrime
27 luglio 2026 17:16MARATEA – Non una lezione. Un pugno nello stomaco.
Fulvio Scarpino, presidente del Co.Re.Com. Calabria, ha incontrato i ragazzi al Marateale partendo dalla storia di Carolina Picchio, morta a quattordici anni dopo essere stata travolta dalla diffusione di immagini umilianti e dalla ferocia delle parole.
Non ha cercato una commozione facile. Ha posto domande.
Chi filma l’umiliazione di un compagno è soltanto uno spettatore? Chi inoltra quel video è davvero innocente? Chi ride, commenta o tace rimane fuori dalla violenza oppure ne diventa parte?
La rete non inventa la crudeltà, ma le offre una potenza nuova: la moltiplica, la conserva, la consegna a una platea senza confini. Un’offesa pronunciata in una stanza può spegnersi. Un’immagine immessa in una chat può inseguire una persona per anni.
«Le parole fanno più male delle botte», scrisse Carolina.
Da quella frase Scarpino ha tratto una consegna semplice e severa: dietro ogni profilo, fotografia o video c’è una persona. La leggerezza del gesto non cancella la gravità delle conseguenze.
Il cyberbullismo, dunque, non si combatte soltanto nei tribunali. Quando arriva la sanzione, spesso il danno è già compiuto. La vera prevenzione comincia prima: quando qualcuno sceglie di non filmare, di non condividere, di spezzare la catena e di non lasciare sola la vittima.
È questo il senso della media education: non spiegare soltanto come funzionano i social, ma educare lo sguardo, il linguaggio e la responsabilità. Non trattare i giovani come destinatari passivi di divieti, ma riconoscerli come protagonisti della cittadinanza digitale.
La presenza del presidente del Co.Re.Com. Calabria si è poi intrecciata con l’incontro “Umani nell’algoritmo – Diritti, informazione e media education nell’era dell’IA”, ospitato all’Hotel Santavenere.
A margine dei lavori, Scarpino si è confrontato con la nuova direttrice del Co.Re.Com. Calabria, Maria Stefania Lauria, e con Nicola Sansalone, del Servizio rapporti con i Co.Re.Com. e coordinamento ispettivo di AGCOM.
Una conversazione informale soltanto nella forma. Il tema era concreto e ambizioso: il futuro del Cybercrime Film Festival – Premio Lucia Abiuso.
Il Festival rappresenta il salto dalla denuncia alla costruzione. Non l’ennesima conferenza nella quale gli adulti spiegano ai ragazzi che cosa non devono fare. Qui sono i giovani a diventare autori, sceneggiatori, interpreti e registi della prevenzione.
Scuole, università e accademie sono chiamate a raccontare, attraverso cortometraggi originali, il cyberbullismo, il revenge porn, l’adescamento, l’odio online, la manipolazione delle immagini e le nuove forme di violenza digitale.
Il cinema diventa così molto più di uno spettacolo: diventa conoscenza, denuncia e responsabilità.
Il Cybercrime Film Festival non è soltanto un concorso. È un percorso formativo nazionale, un laboratorio di cittadinanza digitale e un presidio culturale. Punta a intervenire prima del reato, prima dell’isolamento, prima che la vittima venga lasciata sola e prima che la violenza sia scambiata per normalità.
È questa impostazione ad aver richiamato la particolare attenzione di AGCOM.

L’Autorità guarda al Festival non come a un’iniziativa confinata in un territorio, ma come a un modello capace di tradurre la media education in un’esperienza concreta, nazionale e replicabile. AGCOM ha scelto di sostenerne l’ambizione e di accompagnare una scommessa nella quale i giovani non sono più soltanto soggetti da proteggere, ma diventano essi stessi costruttori della prevenzione.
Sansalone ha manifestato interesse per un progetto che unisce istituzioni, scuola, cinema e comunicazione, e che affida ai ragazzi il compito più difficile: parlare ai propri coetanei con un linguaggio capace di arrivare dove spesso non arrivano circolari, ammonimenti e sanzioni.
La giornata di Maratea ha così seguito un unico filo.
Dalla memoria di Carolina Picchio alla nascita di un grande progetto nazionale. Dal dolore provocato da un video alla possibilità di usare il cinema per impedire che quella violenza si ripeta. Dall’ascolto dei ragazzi al confronto con AGCOM.
La repressione è necessaria. Ma arriva dopo.
La sfida del Cybercrime Film Festival è arrivare prima: non spiegare ai giovani il mondo digitale costruito dagli adulti, ma consegnare loro gli strumenti per raccontarlo, comprenderlo e finalmente cambiarlo.

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