
di SERGIO DRAGONE
Mario Casalinuovo è stato un gigante delle istituzioni e dell’avvocatura. La sua figura è stata ricordata nella Sala della Regina di Montecitorio, nel Palazzo che lo ha visto deputato dal 1979 al 1987, ad iniziativa dell’ Associazione ex Parlamentari presieduta da Giuseppe Soriero. Sono stati tre ex ministri della Repubblica a riannodare i fili della lunga vicenda politica di Casalinuovo: Claudio Martelli, ministro della giustizia nei governi Andreotti e Amato, Maria Pia Garavaglia, ministro della sanità nel governo Ciampi, Salvo Andò, ministro della difesa nel governo Amato. Un quarto ex ministro, Agazio Loiero, nei governi Amato e D’Alema, era in prima fila tra gli ospiti, assieme a Mario Tassone, che è stato viceministro alle infrastrutture nei governi Berlusconi, e Rosario Olivo, già presidente della Regione, sindaco e sottosegretario di Stato. Tantissime le altre personalità presenti.
E’ stata l’occasione per presentare gli atti del convegno “Mario Casalinuovo, il giurista, il politico”, curati amorevolmente dal figlio Aldo, che ha raccolto l’eredità politica, culturale e professionale dell’illustre genitore. Non poteva mancare all’evento la figlia Giuseppina, fino a qualche anno fa autorevole dirigente del Comune di Catanzaro.
I “racconti” di Martelli, Garavaglia, Andò hanno svelato aspetti sotto certi aspetti inediti di Mario Casalinuovo che ha attraversato il suo tempo da assoluto protagonista della storia politica calabrese e italiana. E’ emersa la figura di un uomo che da parlamentare e ministro della Repubblica (ha retto il dicastero dei trasporti nel governo Fanfani) non ha mai dimenticato gli “ultimi”, i deboli, le persone che soffrono. E’ stato, in altre parole, un autentico socialista, un “socialista galantuomo” come lo ha definito Salvo Andò.
Mario non è mai stato fazioso e oggi si troverebbe a disagio in una politica urlata. La sua presenza nelle istituzioni è sempre stata composta, autorevole, direi solenne, anche nei momenti difficili. E’ stato ricordato che da primo presidente del Consiglio Regionale della Calabria, in presenza delle forti tensioni sociali tra Catanzaro e Reggio per la questione del Capoluogo, ha sempre ricercato le soluzioni per una ricomposizione tra le due città. Da “catanzarese” ha presieduto l’assemblea regionale in riva allo Stretto senza paura, con coraggio, predicando il dialogo tra le parti.
Ad un giovane sindaco socialista appena eletto, che gli chiedeva consigli su cosa fare nel suo nuovo ruolo, Mario si limitò a dire: “ Sei tu a dovere servire la gente, non il contrario. Le elezioni sono finite e ora tutti i cittadini devono essere uguali per te”. Magistrale.
Casalinuovo è stato uno studente del liceo “Galluppi”. Qualche giorno fa, ho ricordato la figura di Aldo Corasaniti. Ebbene, i due erano nel 1940 compagni di classe. Chi avrebbe mai immaginato che quei due ragazzi sarebbero diventati uno ministro della Repubblica e l’altro presidente della Corte Costituzionale? Questo deve farci riflettere sul ruolo dell’istruzione e della conoscenza nella nostra città.
Una parte del dibattito è stato riservato al Casalinuovo avvocato. Anche nella professione Mario è stato un fuoriclasse, uno dei penalisti italiani più prestigiosi, impegnato nelle aule di tutta Italia nei processi più delicati. Lo ha ricordato il professore Franco Coppi, docente emerito di diritto penale alla Sapienza, parlandone come di un maestro. Un avvocato che non diceva no alla povera gente che non poteva permettersi un avvocato. Così come aveva fatto molti anni prima il padre, Peppino.
Un motivo per cui l’Italia deve essere riconoscente a Mario Casalinuovo? Ce ne sono tanti, ma uno più degli altri, come ha argutamente osservato Claudio Martelli: “A venti anni, ha preferito patire atroci sofferenze nei lager nazisti piuttosto che aderire alla Repubblica di Salò”. Dedicato ai nostalgici del fascismo.
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