Montauro riscopre la Quaresima tra fede e tradizione

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  24 febbraio 2026 09:19

di SETTIMIO PAONE  

La Quaresima che ci condurrà alla Pasqua del 2026 è giunta e i cristiani di tutto il mondo si apprestano a vivere questo tempo con intensa partecipazione di fede, riscoprendo non solo il valore della preghiera e della penitenza, ma anche quelle tradizioni popolari che rappresentano un bene immateriale prezioso della cultura cristiana. A Montauro questo periodo assume un significato particolare, perché segna il ritorno a consuetudini che per anni erano state accantonate e che oggi tornano ad essere parte viva e pulsante della comunità.

Dopo un tempo di oblio di alcune pratiche storiche, il borgo ionico sta lentamente riabbracciando la propria identità religiosa grazie all’arrivo del nuovo amministratore parrocchiale, Don Brunello Gallace Valente. Il giovane sacerdote, fin dai primi mesi del suo ministero, ha scelto di intraprendere un cammino fondato sulla collaborazione, sulla condivisione e sul recupero delle antiche tradizioni che hanno segnato la storia spirituale del paese.

Il popolo ha ripreso a frequentare in maniera massiccia la Chiesa di San Pantaleone, segno evidente di un rinnovato entusiasmo e di una comunità che si riconosce in questo nuovo corso pastorale. Le celebrazioni quaresimali stanno registrando una partecipazione sentita, composta ma allo stesso tempo carica di emozione, quasi a testimoniare che certe radici non si spezzano mai, anche quando sembrano assopite.

Tra i ritorni più apprezzati vi è il canto della Via Crucis “Teco vorrei Signore”, riproposto nella versione del Maestro Cuccarini, insigne professore e compositore che nel secolo scorso ha donato alla parrocchia montaurese melodie intense e struggenti. Giovanni e Vittorio Cuccarini rappresentano ancora oggi un riferimento musicale e identitario per la comunità, e le loro armonie continuano ad accompagnare i momenti più significativi dell’anno liturgico.

La melodia si ripete nei versi che accompagnano le stazioni dalla I alla XI, mantenendo un andamento meditativo e raccolto. Alla XII e XIII stazione il tono si fa ancora più mesto, quasi a sottolineare il dramma della Passione. L’ultima parte, quella della XIV stazione, cambia ulteriormente: inizia con una melodia triste che richiama il dolore della morte di Gesù, per poi evolversi in un passaggio che, pur restando nella solennità del momento, lascia intravedere la luce della Resurrezione. Proprio come in una marcia funebre, l’inizio in tonalità minore si trasforma successivamente in maggiore, in un classico “trio” che richiama la tradizione bandistica. Un dettaglio non casuale, se si considera che Giovanni Cuccarini fu compositore per banda e fondatore della storica banda musicale del paese, lasciando un’impronta indelebile nella cultura musicale montaurese.

Il ritorno di questo canto non rappresenta soltanto un recupero musicale, ma un gesto simbolico che racchiude memoria, appartenenza e continuità. Le note che risuonano tra le navate riportano alla mente generazioni che hanno vissuto la fede con semplicità e profondità, trasmettendo ai figli un patrimonio spirituale che oggi torna ad essere pienamente valorizzato.

La Quaresima 2026 diventa così per Montauro non solo un tempo liturgico, ma un’occasione di rinascita comunitaria. Recuperare le tradizioni significa custodire l’anima di un popolo e rafforzare quel legame invisibile che unisce passato e presente. In questo percorso la comunità sembra aver ritrovato la propria voce, camminando verso la Pasqua con spirito rinnovato e con la consapevolezza che la fede, quando si intreccia con la storia e la cultura, diventa patrimonio vivo e condiviso.


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