
Non soltanto assaggiare un olio, ma imparare a riconoscerlo, comprenderne la provenienza e interrogarsi su ciò che ogni giorno arriva sulle nostre tavole. È questo il senso della mattinata di degustazione gratuita e approfondimento dedicata all’olio extravergine d’oliva biologico calabrese, promossa a Montepaone Lido nell’ambito del progetto culturale Naturium.
Al centro dell’iniziativa una parola: differenza. Quella che può esistere tra un extravergine proveniente da una piccola azienda agricola locale, biologico certificato, ottenuto attraverso processi attenti alla materia prima, e le produzioni di larga scala che affollano gli scaffali della grande distribuzione, spesso proposte a prezzi particolarmente contenuti.
A sottolinearlo è stato Giovanni Sgrò, promotore del progetto culturale Naturium, che ha trasformato la degustazione anche in un momento di educazione alimentare e di riflessione sul rapporto tra prezzo, qualità e consapevolezza del consumatore.
«Qui al Naturium – ha spiegato – abbiamo scelto di proporre olio extravergine biologico, estratto a freddo e proveniente soprattutto da piccole aziende agricole. L’olio dovrebbe essere trattato come un alimento prezioso, perché possiede caratteristiche nutrizionali importanti. Ma bisogna capire di quale olio stiamo parlando».
Il riferimento è alle caratteristiche proprie dell’olio extravergine di oliva di qualità, alimento composto prevalentemente da grassi – come tutti gli oli – ma nel quale assumono particolare rilievo gli acidi grassi monoinsaturi e, quando presenti in quantità significative, alcuni composti minori naturalmente contenuti nelle olive. Da qui l’attenzione, nell’ambito di un’alimentazione equilibrata, verso la qualità della materia prima, la conservazione e i processi produttivi.
Ed è proprio sul termine “grassi” che occorre evitare equivoci. L’olio è, per sua natura, un grasso alimentare: la differenza non è quindi tra “olio” e “grasso”, ma tra prodotti diversi per origine delle olive, categoria merceologica, lavorazione, freschezza, profilo organolettico, certificazioni e tracciabilità. Un olio venduto a basso prezzo non può essere automaticamente considerato scadente o non autentico se rispetta i requisiti previsti per la categoria indicata in etichetta. Allo stesso tempo, secondo il messaggio lanciato da Naturium, il prezzo non dovrebbe essere l’unico criterio di scelta.
«Nei supermercati – ha osservato Sgrò – capita di trovare bottiglie a cinque euro. Il consumatore vede scritto olio extravergine e può pensare che un prodotto valga l’altro. Noi vogliamo spiegare che dietro una bottiglia possono esserci storie produttive completamente differenti. Ci sono piccoli produttori che seguono direttamente gli uliveti, la raccolta, la molitura e ogni passaggio successivo. È quella filiera che vogliamo far conoscere».
Il confronto, dunque, non vuole trasformarsi in una demonizzazione della grande industria né autorizza a considerare genericamente inferiori gli oli ottenuti da miscele di olive o oli di provenienza comunitaria, che possono essere regolarmente commercializzati nel rispetto della normativa. La questione posta da Naturium riguarda piuttosto il valore aggiunto della filiera corta, della provenienza identificabile, delle certificazioni e di una lavorazione particolarmente attenta alla qualità.
Durante la mattinata Sgrò ha indicato alcuni esempi di produzioni presenti nella proposta Naturium, richiamando realtà calabresi legate a Libera Terra, una produzione dell’azienda Blandini, il “Vadulato” delle sorelle Scuteri e l’olio dell’Azienda Agricola San Francesco di Rizziconi, quest’ultimo presentato anche come espressione di agricoltura biodinamica.
Piccole realtà diverse tra loro, accomunate, nella filosofia proposta dal progetto, dalla volontà di riportare il consumatore vicino alla terra e al produttore.
«Il problema – ha aggiunto Sgrò – è che noi commercianti qualche volta avvertiamo quasi una responsabilità: non sempre riusciamo a spiegare fino in fondo al consumatore perché due bottiglie che sembrano simili possano avere prezzi molto diversi. Dietro quei due euro in più possono esserci una piccola azienda, una coltivazione biologica certificata, una raccolta accurata, una lavorazione tempestiva e una filiera controllabile».
Da Montepaone Lido arriva così un invito semplice: guardare oltre il cartellino del prezzo. Leggere l’etichetta, verificare provenienza e categoria, conoscere quando possibile il produttore, prestare attenzione alle certificazioni e comprendere che la qualità alimentare ha anche un costo di produzione.
Il messaggio è: all’interno di uno stile alimentare sano e vario, scegliere materie prime naturali, tracciabili e di buona qualità rappresenta una forma di consapevolezza.
E allora la scelta proposta da Naturium diventa anche economica e culturale: se per una bottiglia occorre spendere uno o due euro in più, forse vale la pena interrogarsi prima di decidere esclusivamente sulla base del prezzo.
Perché, come ha sintetizzato Sgrò, «risparmiare sull’alimentazione non significa necessariamente risparmiare bene. Il consumatore deve sapere cosa acquista: poi sarà libero di scegliere».
Una riflessione che, partendo dall’olio, arriva molto più lontano: alla tutela delle piccole aziende agricole calabresi, alla valorizzazione delle produzioni locali e, soprattutto, alla costruzione di una cultura del cibo nella quale qualità e giusto prezzo possano tornare a camminare insieme.
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