
"Nei giorni scorsi ad Ancona, nel cantiere Fincantieri, un operaio di 55 anni è morto avvolto dalle fiamme e un collega di 29 anni è stato trasferito in gravissime condizioni al centro Grandi Ustionati di Pisa. Poche ore prima, nel Milanese, un altro lavoratore di 48 anni è morto precipitando da un solaio. In entrambi i casi le vittime non erano dipendenti diretti delle grandi aziende nei cui stabilimenti lavoravano, ma di ditte appaltatrici esterne. Questo non è un dettaglio tecnico ma è il punto della questione e a nostro avviso del problema e della carenza strutturale.
Da anni, di fronte a ogni strage sul lavoro, sentiamo sempre il suono di due campane. La prima è quella dei governi, di qualsiasi colore, che promettono “più controlli” e poi tagliano organici agli ispettorati. La seconda è quella dei sindacati confederali, che dopo ogni morto proclamano uno sciopero di poche ore e tornano al tavolo a negoziare accordi che lasciano intatta la catena dei subappalti. Nessuna di queste due parti negli ultimi decenni, ha voluto toccare il meccanismo che produce sistematicamente queste tragedie.
Il subappalto non è un’organizzazione neutra del lavoro. È un sistema costruito per scaricare il rischio (economico e fisico) sull’ultimo anello della catena, quello con meno potere contrattuale, meno formazione garantita, meno voce in capitolo su sicurezza e turni. E’ una sorta di “Deviazione patologica” quindi. Quando si spezzetta la responsabilità tra committente, appaltatore e subappaltatore, si spezzetta anche la sicurezza: ognuno risponde di una parte, nessuno risponde del tutto. E spesso i lavoratori vittime di incidenti sono gli unici a pagare, per un tozzo di pane.
E qui arriva la seconda questione italiana, forse ancora più grave: l’Italia resta uno dei pochi Paesi europei senza un salario minimo legale. Lo si lascia alla contrattazione collettiva, che però non copre i lavoratori dei subappalti, quelli più sfruttati, quelli senza rappresentanza reale, quelli per cui il contratto applicato è spesso il più povero disponibile sul mercato. Basso salario e scarsa sicurezza in Italia vanno quasi sempre insieme: chi paga meno, in genere, investe meno anche sulla protezione di chi lavora.
Per Italia Sociale, la questione non si risolve con un minuto di silenzio in più; e questo proprio per una giustizia sociale.
Serve una responsabilità solidale piena tra committente e appaltatore su ogni infortunio nella catena, non scaricabile sull’ultimo anello e la attenta vigilanza degli organi controllori. Serve un salario minimo legale ancorato al salario mediano, così che nessun subappalto possa competere al ribasso sulla pelle dei lavoratori. Serve una vera partecipazione dei lavoratori alla gestione delle imprese che li impiegano, perché chi ha voce nella sicurezza tende a difenderla, chi non ne ha subisce soltanto. Chi muore sul lavoro oggi non è vittima della fatalità ma vittima di un modello che governi e sindacati, in questi anni, hanno scelto insieme di non cambiare".
Lo scrive in una nota il Portavoce del Movimento IDEA SOCIALE, Natale Giaimo.
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