
A quaranta giorni dalla chiusura del Pacifico Club di Soverato, rompe il silenzio il titolare Giuseppe Moroniti. Lo fa con parole cariche di amarezza, delusione e rabbia, tornando su quanto accaduto la sera del 25 aprile, quando una vasta operazione interforze portò alla contestazione di diverse irregolarità e alla conseguente chiusura temporanea del locale.
"Parlo per la prima volta dopo circa quaranta giorni e lo faccio con enorme dispiacere", afferma Moroniti, che definisce la chiusura della struttura "ingiusta e sproporzionata", soprattutto per le conseguenze che avrebbe avuto sui lavoratori impiegati nell'attività. "Tenere bloccata una struttura dove lavorano almeno cinquanta persone, che in estate diventano molte di più, mi sembra una cosa un tantino esagerata", sostiene il titolare, precisando che il locale operava "con regolare licenza".
Nel ricostruire quanto accaduto durante il controllo, Moroniti ricorda l'arrivo contemporaneo di numerose forze dell'ordine e degli enti coinvolti nelle verifiche. "Capisco che ci fosse una direttiva ministeriale dopo i fatti di Crans-Montana", dichiara, ma evidenzia quella che ritiene una sostanziale differenza tra la tragedia svizzera e la realtà del suo locale. Secondo il titolare, parlare di un presunto pericolo per l'incolumità delle persone all'interno di una struttura balneare sarebbe "un'esagerazione molto forte".
Particolarmente contestata è la ricostruzione relativa ai lucchetti segnalati dagli organi di controllo. Moroniti sostiene che tali chiusure non riguardassero le vie di fuga della discoteca ma un'area interna al ristorante non operativa. "Un conto è dire che c'erano dei lucchetti in una zona non utilizzata, un altro è far passare il messaggio che oltre quattromila persone fossero rinchiuse con le uscite bloccate", afferma. Una narrazione che, secondo lui, avrebbe generato allarme nell'opinione pubblica. "Qualcuno può pensare che siamo dei criminali che hanno chiuso migliaia di persone dentro una struttura. Le cose non sono andate così", ribadisce.
Uno dei punti centrali della sua difesa riguarda la documentazione tecnica utilizzata durante l'ispezione. Moroniti sostiene che il controllo sarebbe stato effettuato facendo riferimento a una planimetria ormai superata. "Si sono basati sulla planimetria del 2024, quando la capienza era di 299 persone", dichiara. "Molte contestazioni potevano avere senso con la vecchia planimetria, ma risultano conformi con quella approvata per il 2025". Secondo la sua ricostruzione, nel 2025 sarebbe stata approvata una nuova planimetria dalla Commissione di Vigilanza sui Locali di Pubblico Spettacolo, con un ampliamento della capienza fino a circa 1.500 persone.
Moroniti non nasconde il proprio malcontento per il metodo con cui sarebbero state contestate alcune presunte irregolarità. A suo dire, diversi rilievi sarebbero stati formalizzati solo successivamente, quando la serata era ormai conclusa. "Le contestazioni andrebbero fatte sul posto, nel momento in cui si verificano i fatti", afferma, sottolineando che in quel modo non avrebbe avuto la possibilità di replicare immediatamente alle osservazioni mosse.
Nel suo intervento il titolare allarga poi il discorso al tema dei controlli sul territorio. Ricorda di essere stato oggetto di numerose verifiche negli ultimi anni e si chiede se vi sia uniformità nell'azione ispettiva. "Io sono l'unico locale di Soverato che è stato completamente chiuso", dichiara. Pur precisando di non essere contrario ai controlli, sostiene che debbano essere applicati in maniera uguale per tutti. "Se questa normativa è giusta, allora deve valere per tutti indistintamente".
Secondo Moroniti, il rischio è quello di penalizzare chi investe e crea occupazione. "Noi cerchiamo di fare impresa, assumere persone e offrire servizi in un territorio che non vive una situazione semplice", sostiene. Da qui la sua preoccupazione per il futuro del locale e dei dipendenti. "Se ci viene impedito di lavorare - dichiara - non è un danno soltanto per me ma per tutte le persone che lavorano con noi".
Nelle conclusioni del suo intervento, il titolare torna a chiedere che venga fatta piena chiarezza sulla vicenda e che ogni valutazione avvenga nel rispetto delle procedure previste. "Non so se il locale riaprirà oppure no - afferma - Quello che chiedo è una cosa semplice: se è giustizia, deve essere giustizia per tutti”.
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