Muri: "Le parole non cancellano la realtà: il femminicidio esiste e si combatte ogni giorno"

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  15 giugno 2026 11:33

di MARIA GRAZIA MURI* 

Apprendiamo con profonda preoccupazione le dichiarazioni dell'europarlamentare Roberto Vannacci, secondo cui il femminicidio "non esiste" e sarebbe "un omicidio come tutti gli altri".

Come operatrici  impegnate quotidianamente nell'accoglienza e nel sostegno delle donne vittime di violenza, riteniamo necessario ribadire che il termine femminicidio non è uno slogan ideologico né una semplice definizione giornalistica. Esso descrive una specifica forma di violenza che affonda le proprie radici nella discriminazione, nel controllo, nel possesso e nella negazione della libertà e dell'autodeterminazione delle donne. Ogni giorno nei Centri Antiviolenza incontriamo donne che non vengono maltrattate perché persone, ma perché donne. Donne perseguitate da ex partner incapaci di accettarne la libertà, donne minacciate perché vogliono separarsi, donne aggredite perché rivendicano il diritto di scegliere per sé e per i propri figli. Ridurre il femminicidio a un semplice omicidio significa ignorare il contesto culturale e relazionale che precede questi delitti e che spesso viene segnalato per anni attraverso violenze psicologiche, economiche, fisiche e sessuali. Significa non vedere il percorso che conduce molte vittime dalla paura all'isolamento e, nei casi più tragici, alla morte. La vera parità non consiste nel negare le differenze tra i fenomeni sociali, ma nel riconoscerli e contrastarli con strumenti adeguati. Per questo il lavoro dei Centri Antiviolenza, delle istituzioni, delle scuole e di tutte le realtà impegnate nella prevenzione resta fondamentale.

Alle donne che ogni giorno trovano il coraggio di chiedere aiuto vogliamo dire che non sono sole. Alle famiglie delle vittime, che convivono con un dolore impossibile da raccontare, esprimiamo la nostra vicinanza e il nostro rispetto. Le parole hanno un peso. Possono contribuire a costruire consapevolezza oppure rischiare di minimizzare fenomeni che continuano a provocare sofferenza, paura e morte. Per questo crediamo che il confronto pubblico debba partire dall'ascolto delle vittime, dall'esperienza di chi opera sul campo e dal rispetto della realtà dei fatti.

*Responsabile Centro Antiviolenza S.O.S. Astarte Donna Presidente APS Astarte

 


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