
Prendersi cura di un familiare con disabilità grave o non autosufficiente non può significare rinunciare al lavoro, all’indipendenza economica e al diritto alla pensione. Nasce in Calabria "Oltre la Cura – Per il diritto al futuro di chi assiste", comitato regionale per la tutela dei caregiver familiari e dei diritti previdenziali.
LA DIGNITÀ DI CHI ASSISTE NON SI ESAURISCE NELLA CURA Il Comitato è stato fondato da quattro caregiver: Rita Leone, presidente, di Catanzaro; Lorenzo Notari Stefano, di Corigliano-Rossano; Carmen Cugliari, di Acri; e Vincenzo Macheda, di Reggio Calabria. Il caregiver familiare è una persona titolare di diritti, non soltanto un riferimento indispensabile per il proprio congiunto. La continuità dell’assistenza non può cancellare il diritto alla salute, al riposo, alla formazione, alla vita sociale, alla sicurezza economica e a un futuro dignitoso. Tutelare chi assiste significa anche migliorare la qualità e la sostenibilità della cura.
ANNI DEDICATI ALL’ASSISTENZA, IL RISCHIO DI RESTARE SENZA PENSIONE Molti caregiver, per garantire assistenza continuativa, riducono l’orario di lavoro, rinunciano a opportunità professionali o interrompono del tutto l’attività. Ne derivano perdita di reddito, carriere discontinue e vuoti contributivi che possono incidere pesantemente sull’accesso alla pensione e sul suo importo. Il problema riguarda anche lavoratori autonomi, titolari di partita IVA e persone prive di un’occupazione stabile, per i quali le tutele legate al lavoro dipendente non sono applicabili nelle medesime condizioni. Gli anni di cura non possono essere trattati come anni privi di valore sociale e previdenziale.
DDL CAREGIVER: IL RICONOSCIMENTO NON RISOLVE IL NODO PREVIDENZIALE Nel dibattito nazionale sul disegno di legge promosso dalla ministra Alessandra Locatelli, il Comitato richiama l’attenzione sulla necessità di affiancare al riconoscimento del ruolo una protezione contributiva effettiva. Un sostegno economico, anche quando previsto, non sostituisce i contributi pensionistici mancanti né compensa automaticamente gli anni sottratti al lavoro.
DAL RICONOSCIMENTO AI DIRITTI: LE PROPOSTE ALLE ISTITUZIONI Il Comitato intende promuovere un confronto costruttivo con Governo, Parlamento, Regione Calabria, INPS, enti locali e servizi sociosanitari, affinché il riconoscimento del caregiver familiare si traduca in misure concrete, accessibili e verificabili.
LE TUTELE PREVIDENZIALI DA GARANTIRE Contributi figurativi e continuità assicurativa. Riconoscere, secondo criteri chiari, i periodi di assistenza familiare continuativa e prevenire i vuoti contributivi che penalizzano soprattutto chi è costretto a interrompere l’attività lavorativa. Equità fra diverse condizioni lavorative. Prevedere strumenti proporzionati anche per lavoratori autonomi, partite IVA, disoccupati e persone con carriere discontinue, evitando che le tutele dipendano esclusivamente dal tipo di contratto. Tutela del rientro e della permanenza nel lavoro. Rafforzare conciliazione, flessibilità, formazione e reinserimento professionale, valorizzando anche le competenze maturate nell’esperienza di cura.
SOLLIEVO, SERVIZI E PROGETTI DI VITA La previdenza è una questione centrale, ma non isolata. I caregiver hanno bisogno di servizi domiciliari e territoriali accessibili, interventi di sollievo, informazione sui diritti e sostegno nei momenti di particolare fragilità. Il carico assistenziale non può restare affidato in via esclusiva alle famiglie. Il Comitato sostiene il coinvolgimento dei caregiver nella costruzione dei progetti di vita, nel rispetto dell’autodeterminazione, dei desideri e dei diritti delle persone con disabilità o non autosufficienti. La dignità di chi riceve cura e quella di chi assiste devono procedere insieme.
UN APPELLO CONCRETO ALLE ISTITUZIONI «Oltre la Cura» chiede l’apertura di un’interlocuzione istituzionale per elaborare proposte su riconoscimento giuridico, tutela contributiva, prevenzione della povertà previdenziale e sostegno al lavoro di cura. È necessario ascoltare direttamente le esperienze dei caregiver e trasformarle in risposte pubbliche stabili, non soltanto emergenziali. Nessuna famiglia deve sentirsi sola. Il diritto alla cura deve poter convivere con il diritto al lavoro, alla protezione sociale e a una pensione dignitosa.
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