"Noteranno i vostri difetti, continuate a credere in voi": la lezione di Fefè De Giorgi all'Umg

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images "Noteranno i vostri difetti, continuate a credere in voi": la lezione di Fefè De Giorgi all'Umg


  26 marzo 2026 14:03

di GAETANO MARCO GIAIMO

Studenti e appassionati di sport hanno potuto vivere, questa mattina, un momento dal valore singolare nell'Auditorium dell'Università Magna Graecia di Catanzaro, anche perché, di ordinario, il protagonista dell'evento non ha proprio nulla. Grazie alla collaborazione tra l'ateneo, il Dipartimento di Medicina Sperimentale e Clinica dello stesso e la sezione provinciale dell'Avis, infatti, l'Umg ha avuto modo di ospitare per una lectio magistralis Ferdinando "Fefè" De Giorgi, ex pallavolista e attuale Commissario Tecnico della Nazionale Italiana di Pallavolo Maschile, per raccontare, tramite la propria esperienza, l'importanza di valori quali dedizione, leadership e lavoro di squadra.

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De Giorgi è stato il palleggiatore di quella "generazione di fenomeni" che, tra il 1990 e il 1998, conquistò ben tre campionati mondiali, con vittorie su avversari più blasonati come Cuba e Jugoslavia: basterebbe questo a renderlo un'icona nel panorama sportivo italiano. Non pago, però, arriva nel 2021 sulla panchina della Nazionale e conquista due ulteriori titoli iridati da allenatore nel 2022 e nel 2025. "La frase che mi ha accompagnato per tutta la mia carriera è stata Peccato, se solo fosse 5 centimetri più alto: quando continuavo a raggiungere i miei obiettivi, fino ad indossare la maglia azzurra a 26 anni, dal mio modesto metro e 76 ho capito che le persone sono attratte dai difetti, non dalle potenzialità; questo però non deve farvi smettere di credere in voi stessi", ha raccontato Fefè alla platea composta da studenti di varie età tra scuole superiori, Corsi di Laurea triennali e magistrali.

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La mattinata ha avuto un ritmo serrato. La prima parte è stata dedicata ai saluti istituzionali, con il Rettore dell'Umg, Giovanni Cuda, che ha invitato alla riflessione su come siano pochissimi i personaggi dello sport in grado di eccellere sia da atleti che da allenatori. Il Direttore del Dipartimento di Medicina Sperimentale e Clinica, Giuseppe Chiarella, ha invece evidenziato come "il gruppo della nazionale lavora come noi, stiamo attenti al talento per individuarlo e sfruttarlo al meglio in un contesto di squadra". Gian Pietro Emerenziani, Presidente del Corso di Laurea in Scienze e Tecniche delle attività motorie preventive adattate, ha ribadito come la vittoria dei mondiali nel 1990 sia stato uno dei momenti in cui l'Italia intera si è fermata per guardare un evento sportivo. L'Avis è poi intervenuta con i suoi rappresentanti: Giampaolo Carnovale (presidente per la provincia di Catanzaro), Franco Rizzuti (presidente di Avis Calabria) e Franco Parrottino (consigliere a livello nazionale) si sono soffermati sull'importanza di donare il sangue e del lavoro di squadra, con un breve excursus sulla nascita dell'ente che oggi, per richiamare l'attenzione sulla donazione del plasma, ha elargito ai presenti delle sacche di colore giallo.

L'incontro è poi entrato nel vivo: a dialogare con De Giorgi è stato Francesco Ceniti, autorevole penna de La Gazzetta dello Sport, che ha sollecitato il C.T. con le sue domande. Il primo focus è stato sulle vocazioni giovanili di Fefè: "Da ragazzino ero molto bravo a giocare a calcio ma questo mi portava a problemi con la scuola. Quando mi sono accorto di riuscire anche nella pallavolo, mi sono appassionato: ciò che mi affascinava era che, da regolamento, devi per forza passare la palla e cooperare davvero con la squadra. Quando vedo un giovane, oggi, cerco le potenzialità, non i difetti: trovare il talento nelle persone è importantissimo. Quando giocavo, sopperivo alle mie mancanze naturali con le altre doti per guadagnare un punto in più di quelli che facevo perdere quando andavo a muro. Per raggiungere un risultato bisogna trovare gli equilibri vincenti: il vero concetto perdente è quello della perfezione, quando vuoi raggiungere qualcosa e ci credi, devi solo trovare la strada giusta".

Dal racconto di come sia nato il soprannome Fefè ("un medico, a Modena, diceva che Ferdinando fosse troppo lungo), si è passati poi alla gestione di una generazione fragile come quella dei giovani di oggi: "Dobbiamo creare un ambiente che sia privo di giudizi. Anche contribuire a un utilizzo migliore degli strumenti che loro hanno a disposizione è fondamentale. Io, in Nazionale, ho portato un grande cambio generazionale: per far capire loro il valore della maglia che indossano ho organizzato, con uno dei dirigenti più dinamici, una presentazione sulla storia della Federazione, così da trasmettere ai ragazzi l'orgoglio, il piacere ma anche la responsabilità della divisa che indossano. Persino LeBron James, quando iniziano i play-off, chiude i suoi social, quindi bisogna affrontare questi temi. Una delle regole che ho dato è non usare i telefonini a tavola: all'inizio è stata accolta con astio, ora i ragazzi interagiscono maggiormente e questo crea dei rapporti e spinge a relazionarsi". 

La "generazione di fenomeni" è rimasta impressa nell'immaginario sportivo collettivo, però De Giorgi ha confessato che "noi ci sentivamo minatori, perché eravamo unti dal sudore, non dal Signore": dopo l'Olimpiade di Seoul '88, iniziarono a lavorare meglio e più degli altri e i risultati furono sotto gli occhi di tutti. "Nel '98, invece, sulla panchina non c'era Julio Velasco ma Bebeto: vincemmo in finale contro la Jugoslavia perché, dopo una partita dei gironi, loro celebrarono un po' troppo e ci spinsero a volere rivalsa". La carriera da allenatore dell'Italia si è aperta agli Europei del 2021: "Ho avuto solo 10 giorni e 6 allenamenti per preparare i ragazzi dopo i Giochi di Tokyo, quindi ho dovuto capire cosa fare per poter rendere la squadra competitiva e alla fine questo ha pagato, visto che abbiamo vinto l'oro: senza il mio staff alle spalle, però, non ci saremmo mai riusciti".

Spazio poi alle domande del pubblico, che hanno permesso a De Giorgi di toccare diversi temi: "L'urlo agonistico Noi Italia è stato scelto dai ragazzi e rappresenta il percorso che abbiamo affrontato sul significato della maglia azzurra. Non posso avere interferenze emotive col gruppo perché voglio essere il più giusto e limpido possibile nelle mie decisioni. La gioia più grande che ho vissuto è stata la prima convocazione in Nazionale, al pari del primo mondiale. Ci chiamano privilegiati ma io creo e distruggo sogni e non è mai facile dire a un giocatore che è stato escluso dalla squadra. Un allenatore bravo vede 20 cose sbagliate ma ti dà i due accorgimenti che servono di più". Partendo anche dal titolo del suo libro, "Egoisti di squadra", il C.T. ha ribadito che è l'egocentrismo che rovina, non la fiducia in sé stessi. Il Rettore, inoltre, ha consegnato a De Giorgi una targa commemorativa e la medaglia dell'Umg, prima che l'allenatore si lasciasse andare a foto e autografi con i ragazzi.

La mattinata di oggi, dunque, è stata sicuramente straordinaria per chi ha potuto viverla: tramite la sua testimonianza, un campione di livello assoluto ha fornito ai partecipanti spunti di riflessione per lo sport e per la vita. Questo evento si inserisce nella programmazione dei seminari organizzati dai corsi di Laurea triennale in Scienze Motorie, magistrale in Scienze e Tecniche delle attività motorie preventive e adattate e dal Dottorato in Scienze dell'esercizio fisico e dello sport: l'Università Magna Graecia continua a investire in questi ambiti per formare professionisti capaci di coniugare competenza tecnica e valori umani e sportivi. 


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