
di SABATINO NICOLA VENTURA
La mancanza di programmazione nel settore della sanità in Calabria è, purtroppo, alla base delle gravi manchevolezze dei servizi sanitari. A tale situazione d’inerzia ha contribuito molto Il Commissariamento e il famigerato Piano di Rientro (17 anni).
È di qualche giorno fa, finalmente, la notizia che la Calabria non è più Commissariata. Ma resta il Piano di Rientro con tutte le condizioni capestro che continueranno ad essere un impedimento al diritto alla salute per i calabresi. Il Piano di Rientro è una condanna, per grave colpa, che i cittadini calabresi, per debiti non contratti da loro, ma da politici, dirigenti, amministratori e commissari, subiscono. È come se fossero puniti i figli, per colpe commesse dai padri.
La sola cancellazione del Commissariamento potrebbe però rivelarsi per la Calabria un’arma spuntata, rispetto alle possibilità di rilancio dei servizi sanitari. Infatti, il mantenimento del Piano di Rientro, sommato a quanto deciso ai tavoli nazionali sulle politiche sanitarie, con l’avallo, purtroppo di Occhiuto, penalizza il diritto alla salute in Calabria. Sono, inoltre, già operanti, proprio in sanità, anche se non palesemente dichiarato, forme di autonomia differenziata, che rendono la Calabria una “nazione” non degna di essere titolare di pari diritti per come le regioni del Centro/Nord d’Italia. L’uscita dal Commissariamento, se non cambierà sostanzialmente la politica nazionale, sarà annoverata quale vittoria di Pirro.
In merito al superamento del Commissariamento, per sminuire l’entusiasmo che ha colto gli esponenti della destra in Calabria, è stato utile richiamare l’attenzione sui fatti concreti. In ogni caso vedremo le conseguenziali determinazioni nazionali e della Regione. La Calabria e Catanzaro sono, purtroppo, molto in ritardo rispetto all’elaborazione di proposte di politica sanitaria. Nessuno, ad oggi, ha offerto un pensiero programmatico. Abbiamo, però, competenze ed esperienze notevoli che potranno far recuperare rapidamente questo ostacolo.
Intendiamo, ora, intervenire sull’annosa questione “Nuovo Ospedale a Catanzaro”, tornato, ancora una volta, alla ribalta. Il riferimento sarà semplicemente ai fatti amministrativi: quelli che contano per capire concretamente lo stato dell’arte e recuperare il bandolo della matassa.
Il Consiglio Comunale di Catanzaro, è una sua prerogativa, ha deliberato (votato, se non ricordo male, a stragrande maggioranza) di realizzare la nuova opera sullo stesso sito in cui insistono i plessi “Pugliese/Ciaccio”. L’atto ne precisa le motivazioni e le opzioni possibili per la realizzazione. La delibera, peraltro, già richiamata d’altri, in particolare egregiamente da Sergio Dragone, è quella del 2016.
Quell’atto deliberativo è stato, già da molti anni, consegnato alla Regione, per le azioni conseguenziali di competenza. La Regione è, dunque, in possesso della volontà espressa della massima assise cittadina. A tutt’oggi, 10 anni, non ha ritenuto di muovere alcun rilievo, richieste di chiarimenti, e quant’altro’. Ha, quindi, “l’obbligo” di essere conseguenziale. Ma la Regione sceglie, inspiegabilmente, è di quest’ultimi giorni la notizia, di non tener conto di quel deliberato, e di procedere con una decisione che sa, in un qualche modo di “surroga” delle prerogative del Consiglio Comunale, di affidare un incarico esplorativo a riconosciute competenze, in Lombardia, perché propongano uno o più siti ove costruire a Catanzaro un nuovo ospedale. È questa iniziativa del Presidente Occhiuto, riteniamo, un fatto politico ed istituzionale inaccettabile.
Ma è più grave il non ruolo dell’Amministrazione Comunale di Catanzaro e del Consiglio Comunale che, non avendo mai, sarebbe stato un loro diritto, sconfessato quell’atto deliberativo del 2016, consente alla Regione di appropriarsi di una competenza comunale, peraltro già soddisfatta da ben dieci anni, violando, ritengo, il rispetto dei ruoli e delle procedure.
La Regione avrebbe, forse, potuto mettere in mora il Comune di Catanzaro, qualora non avesse adempiuto ai suoi obblighi. Ma non è questo il caso in esame.
È il Sindaco che fa? Avalla Occhiuto, non reagisce. Decide, così leggiamo, che verificherà il lavoro degli esperti milanesi per poi dichiarare il suo pensiero. Si è esterrefatti. Leggiamo, sempre Fiorita: “vogliamo essere consultati, soprattutto vogliamo spiegare a chi effettuerà l’analisi in quale contesto sanitario, economico e sociale ci si muove”. È l’atto deliberato, che è stato fatto proprio sino ad oggi da questa Amministrazione non esiste più? Come per incanto, risulta mai esistito. È serio tutto questo?
Realizzare un nuovo ospedale è questione strategica per Catanzaro, come anche per ogni altra città. Riguarda l’intera organizzazione del territorio comunale. Riguarda il futuro sviluppo. Si tratta di determinazioni cruciali. Dovrebbero stare nelle linee programmatiche di un’Amministrazione Comunale: già nel programma elettorale del candidato a sindaco.
Fiorita conosce da dieci anni qual è stata la scelta del Comune, mai contestata. Fiorita governa la città da quattr’anni e qualsiasi scelta urbanistica, di mobilità urbana, di allocazione di servizi, i più diversi, avrà, o avrebbe dovuto considerarli anche rispetto all’area destinata all’ospedale Pugliese/Ciaccio per come alla delibera del 2016, che ha il dovere di rispettare. Ci chiediamo: rispetto a questa vicenda, come ha lavorato? Come si è rapportato? Pensare, oggi, di cambiare sulla base di proposte esterne e non richieste, sarebbe fuori tempo e dimostrerebbe tutta la inesistenza della politica progettuale comunale del sindaco.
È all’attenzione, non deve sfuggire, una questione fondamentale per la città che il Sindaco, da quanto capisco, ha gravemente ignorato o sottovalutato. Quanto avviene fa pensare: “vuoi vedere che oggi, come per incanto, dopo 10 anni (quattr’anni Amministrazione Fiorita) dalla delibera del 2016, verrà fuori il coniglio dal cilindro? Che estrarrà Occhiuto, a questo punto il vero sindaco di Catanzaro, per ribaltare il tutto?”
Questa vicenda “Nuovo Ospedale”, per come si è delineata, dimostra il totale fallimento politico/progettuale della sindacatura Fiorita, e ce ne doliamo molto.
Credo che Nicola Fiorita, la Sua Giunta, le forze politiche della sinistra dovranno subito valutare le possibilità di prosieguo di questa consiliatura.
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