Nuovo ospedale la riflessione di una Catanzarese: "Mettere davvero il paziente al centro"

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  10 aprile 2026 15:50

Riceviamoe pubblichiamo a firma di Rossana Neri.

"Negli ultimi giorni il dibattito su dove costruire del nuovo ospedale di Catanzaro si è arricchito di numerosi interventi, spesso concentrati su aspetti politici e/o territoriali. Tuttavia, se si vuole affrontare seriamente la questione, è necessario partire da un principio semplice ma fondamentale: un ospedale deve essere progettato prioritariamente per il benessere del paziente. 

Questo significa andare oltre le logiche di convenienza o di equilibrio tra territori e porre al centro criteri tecnici, strutturali e umani. Prima ancora di decidere dove costruire, bisognerebbe chiedersi come costruire.

Un ospedale moderno non può prescindere da requisiti fondamentali.

Alcune domande semplici, che mi sorgono entrando nella struttura dell’ospedale Pugliese esistono percorsi realmente separati tra “pulito” e sporco”, indispensabili per il controllo delle infezioni?

I flussi di pazienti, personale e materiali sono progettati per evitare sovrapposizioni e disagi?

Le stanze di degenza sono adeguatamente accoglienti?

I reparti hanno adeguate sale di attesa tali da consentire la permanenza anche agli accompagnatori?

Questi elementi, apparentemente tecnici, e magari anche superflui, incidono direttamente sulla qualità delle cure e sulla dignità del paziente.

L’ospedale è un luogo in cui le persone vivono momenti di fragilità, paura e incertezza. Per questo, l’ambiente deve contribuire a ridurre lo stress, non ad aumentarlo.

Un ospedale moderno dovrebbe garantire: riservatezza, evitando che i pazienti vengano trasportati in mezzo a spazi affollati; comfort nelle aree di attesa, con sedute adeguate e spazi accoglienti; luce naturale e silenzio, elementi fondamentali per il benessere psicologico; ambienti curati e dignitosi, perché anche l’estetica influisce sulla percezione della cura.

Per cui nel caso di strutture esistenti, è legittimo chiedersi se una ristrutturazione possa davvero rispondere a questi standard, soprattutto quando un intervento si trascina per decenni senza risolvere criticità strutturali e aumentando invece il rischio di continuare a “mettere pezze” su un sistema ormai superato.

Non si tratta di dettagli, ma di fattori che incidono concretamente sul percorso di guarigione, tanto che i principi dell’edilizia sanitaria moderna si basano su alcuni pilastri imprescindibili quali, la flessibilità e modularità, le strutture devono adattarsi nel tempo, avere cioè la possibilità di riconfigurare reparti senza interventi invasivi; i materiali devono essere igienici e durevoli tali che siano facilmente sanificabili per ridurre il rischio infettivo; l’impiantistica deve essere avanzata, per cui devono esserci sistemi per il controllo della qualità dell’aria, reti digitali integrate e la gestione automatizzata dei farmaci; i percorsi devono essere realmente differenziati, la separazione deve essere netta tra flussi per garantire sicurezza e funzionalità. Si deve, inoltre, mirare alla sostenibilità ambientale, avere quindi edifici efficienti dal punto di vista energetico e acustico; oltre alla sicurezza strutturale.

Prevedere grandi aree di parcheggio agevoli e spazi di parcheggio riservati ai pazienti fragili.

A questi si aggiunge un concetto sempre più centrale: la umanizzazione della cura, attraverso spazi pensati per ridurre lo stress, come camere singole o con pochi posti letto (con bagno in camera) e aree verdi terapeutiche, e tutto ciò deve essere uno standard, non un lusso, e sarà possibile considerato l’importo degli investimenti.

E’ necessario, quindi, guardare al futuro e non al passato

Un ospedale non si costruisce per rispondere alle esigenze di oggi, ma per servire una comunità nei prossimi 50 anni. Per questo motivo, è necessario avere il coraggio di scegliere soluzioni radicali quando serve, anche arrivando alla demolizione e ricostruzione completa, piuttosto che adattare strutture ormai obsolete.

Continuare a ragionare in termini di equilibrio territoriale o di “non spostare troppo” rischia di far perdere di vista l’obiettivo principale: garantire una sanità efficiente, moderna e dignitosa.

Per cui la vera domanda non è dove sorgerà il nuovo ospedale di Catanzaro, ma se la classe politica sarà davvero all’altezza delle esigenze dei cittadini, e se valuterà in maniera oggettiva.

Per il momento ciò che si osserva e che tante sono le parole pochi i fatti. E’ d’obbligo decidere e chi lo deve fare lo faccia e si assuma le responsabilità.

Il mio invito da cittadina è che nello scegliere si metta al centro la persona e ciò significa progettare spazi che curino non solo il corpo, ma anche la mente. Significa investire in qualità, innovazione e visione. Significa, in definitiva, costruire un luogo in cui chi entra, anche nella paura, possa sentirsi accolto.

Perché un ospedale non è solo un edificio: è uno dei luoghi più delicati della vita di ciascuno di noi". 

 


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