Oasi di Scolacium, il Codacons: “Un’area protetta non si recinta con la prepotenza del fatto compiuto”

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  30 giugno 2026 12:26

"A Squillace, nella pineta di via Aiace, dentro il contesto dell’Oasi Scolacium, è comparsa una recinzione metallica. Non una semplice delimitazione occasionale. Una rete vera, piantata nel terreno, capace di chiudere una parte della pineta. Accanto, cartelli con la scritta “Proprietà privata”. È questa l’immagine che resta: un’area tutelata, un luogo fragile, una rete, un cartello. E una domanda che non può essere evitata: chi ha autorizzato tutto questo? Il dato più grave, ad oggi, è che l’Ente Parchi Marini Regionali Calabria, gestore dell’Oasi di Scolacium, ha comunicato al Codacons che per gli interventi segnalati non risultano richiesti o acquisiti pareri, nulla osta o autorizzazioni presso l’Ente". Lo scrive il Codacons.

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"Dunque non siamo davanti a una polemica generica. Siamo davanti a una recinzione materialmente collocata in un’area di pregio ambientale e paesaggistico, mentre l’Ente gestore della ZSC dichiara di non aver rilasciato alcun atto. Questo dovrebbe bastare per far muovere subito tutte le Autorità competenti. Ora servono atti, non formule di circostanza: bisogna individuare chi ha realizzato o commissionato la recinzione, su quali aree insista, quali titoli siano stati eventualmente rilasciati e se l’intervento sia compatibile con i vincoli ambientali, paesaggistici, demaniali e con la disciplina della ZSC. È una questione di legalità …in un’area protetta. Siamo davanti a qualcosa di serio: una rete che dimostra come anche in un’area protetta si possano piantare pali, stendere metallo e poi lasciare agli altri il compito di inseguire carte, autorizzazioni e spiegazioni. È la logica del fatto compiuto.
Ed è una logica che nelle aree protette non può passare".

"Perché se passa qui, passa ovunque - sostiene Francesco Di Lieto del Codacons. Passa nelle pinete, sulle dune, vicino ai torrenti, lungo la costa, in tutti quei luoghi che dovrebbero essere custoditi e che invece, troppo spesso, diventano terra di conquista per chi pensa che basti arrivare prima, occupare prima, recintare prima. Il Codacons ha trasmesso una richiesta di immediato intervento alla Regione Calabria, al Comune di Squillace, alla Polizia Locale, alla Capitaneria di Porto, ai Carabinieri Forestali e alla Soprintendenza. Dopo la risposta dell’Ente Parchi Marini non è più differibile un sopralluogo per identificare chi ha realizzato o commissionato la recinzione, chi si è appropriato di un’Oasi protetta.
È doverosa la rimozione dell’opera in difetto di autorizzazioni paesaggistiche, nulla osta ambientali, pareri forestali, concessioni demaniali o valutazioni di incidenza, vengano mostrati. Se non esistono, quella rete deve essere rimossa. Subito. Non dopo il solito rimbalzo di competenze. Non quando il metallo sarà diventato paesaggio e l’anomalia sarà stata digerita come se fosse normale.  Ogni giorno in più rischia di trasformare una forzatura in abitudine. Una rete in confine. Un abuso da accertare in una presenza tollerata. Non è una battaglia contro la proprietà privata. È una battaglia contro l’opacità e contro l’arroganza del “intanto lo faccio”. Chi ha diritti li dimostri con gli atti. Chi ha autorizzazioni le esibisca. Chi ha responsabilità intervenga. Il Codacons ha chiesto che venga redatto un verbale di sopralluogo con rilievi fotografici, individuazione delle particelle interessate, descrizione dell’estensione della recinzione, indicazione dei cartelli presenti e verifica degli accessi eventualmente impediti o limitati. Qui non servono rassicurazioni. Servono documenti. Se la recinzione è legittima, gli Enti lo dicano e mostrino gli atti. Se non lo è, deve essere rimossa senza indugio. L’Oasi di Scolacium non si difende con le frasi belle sull’ambiente. Si difende quando qualcuno prova a chiuderne un pezzo. Si difende quando una rete compare dove dovrebbe esserci tutela. Si difende quando il bene comune viene trattato come spazio disponibile per il più veloce, il più forte o il più spregiudicato.
Il territorio non si perde tutto in una volta - continua Di Lieto - si perde a pezzi. Un cartello oggi. Una rete domani. Un accesso che diventa incerto. Una comunità che si abitua. Un silenzio che copre tutto.
Ecco perché il silenzio, in questa vicenda, non sarebbe prudenza. Sarebbe resa".


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