















di GIOVANNA BERGANTIN
Non è soltanto il racconto di una vita politica. E non vuole essere, nelle intenzioni dell’autore, una semplice autobiografia. “Il coraggio di governare. Idee liberali, la forza di realizzarle”, il libro di Roberto Occhiuto pubblicato da Piemme, è stato presentato questa sera a Cosenza, al Teatro Alfonso Rendano, in un appuntamento che assume anche un preciso significato politico. Nelle 208 pagine del volume si intrecciano la storia personale del presidente della Regione, la sua formazione, l’esperienza di governo della Calabria e una riflessione più ampia sul liberalismo, sul futuro del centrodestra e sul ruolo che Forza Italia dovrebbe avere negli anni a venire.
A condurre il dialogo con Occhiuto, davanti a un Teatro Rendano gremito e a una platea in cui non sono mancati volti noti della politica e delle istituzioni calabresi, è stato Marco Assab, giornalista dell’ANSA, più volte inviato in Calabria per seguire eventi politici. Le sue domande hanno accompagnato il racconto di Occhiuto tra storia personale, esperienza di governo e visione politica, offrendo una chiave per leggere il confine tra autobiografia e proposta politico-culturale.
La serata era stata preceduta, in Piazza XV Marzo, dalle domande dei giornalisti sui temi che sarebbero poi tornati nel confronto al Rendano. Sul palco, due poltroncine e, alle spalle, il grande schermo con la copertina del libro. Nel foyer, numerose copie del volume pronte per la vendita. Una presentazione costruita come un dialogo, ma che fin dalle prime battute ha assunto il tono di una riflessione sul modo di intendere la politica e, soprattutto, sul modo in cui il centrodestra dovrebbe guardare al futuro.
Dalla storia personale alla mobilità sociale
Assab è partito dalla natura del libro. Non un’autobiografia, ha precisato Occhiuto, anche se la storia personale occupa una parte importante del racconto. Dalla famiglia alla scuola, dalla madre al padre, fino ai sogni di ragazzo. Uno, in particolare: diventare consigliere regionale. La presidenza della Regione, ha raccontato, gli sembrava allora un traguardo troppo lontano. Poi la carriera politica lo ha portato al Parlamento, fino a diventare capogruppo alla Camera del suo partito e, successivamente, presidente della Calabria.
Per Occhiuto, il tema è quello delle opportunità e della possibilità di cambiare il proprio punto di partenza. «È un modo per spiegare che volendo si può riuscire, le opportunità a prescindere dai punti di partenza. La mia storia è una storia di mobilità sociale che si è realizzata. Non sempre questo avviene», ha detto.
Forza Italia e la sfida della modernità
Da lì il confronto si è spostato rapidamente sul terreno politico. Assab ha ricordato le critiche suscitate, già nei primi giorni dopo l’uscita del libro, dalla definizione di una Forza Italia “un po’ ingiallita”. Occhiuto ha rivendicato quella formula, precisando però di non voler rivolgere una critica a nessuno: «Sarebbe rivolta anche a me», ha osservato, ricordando di essere vicepresidente nazionale del partito.
Il ragionamento, però, va oltre Forza Italia. Nel libro, ha spiegato, parla poco del proprio partito e molto di ciò che, a suo giudizio, dovrebbe essere fatto nel Paese per renderlo più liberale. E da qui arriva la domanda sul partito che fu quello dell’innovazione, capace di attrarre riformisti, liberali, una parte del mondo imprenditoriale e intellettuale e, soprattutto, molti giovani.
Occhiuto ha ricordato gli anni in cui Forza Italia rappresentò una novità anche nel linguaggio della politica: «Forza Italia all’epoca cambiò la sintassi della politica, dalla tribuna politica si passò alla televisione». Oggi, si chiede, quel partito è ancora percepito come il partito dell’innovazione, aperto al ceto produttivo, capace di interessare i giovani?
Da qui la provocazione sull’“ingiallimento”, che Occhiuto non rinnega: «Credo che un po’ di autocritica serva». E soprattutto serve, ha aggiunto, la capacità di capire ciò che accade intorno alla politica. Anche sui diritti e sui temi della libertà personale.
È questo uno dei passaggi più netti della serata. Nel libro, già nelle prime pagine, trovano spazio temi divisivi come le adozioni e il fine vita. Assab ha chiesto a Occhiuto se sul terreno dei diritti civili al centrodestra sia mancato il coraggio. «Ci vuole coraggio per fare certe cose», ha risposto il presidente, spiegando il rischio di farsi condizionare dalla paura di scontentare qualcuno: «Se ti fai prendere dalla preoccupazione di scontentare qualche portatore di interesse rischi di stare indietro rispetto ai tempi e non interpretare il futuro». Il tema dei diritti civili diventa così, nel ragionamento del governatore, parte di una questione più ampia: la capacità del centrodestra di parlare a una società che cambia. «I ragazzi di oggi parlano della libertà sessuale liberamente», ha osservato. E quindi, quando si parla ai giovani, non si può utilizzare lo stesso linguaggio con cui si parlava alle generazioni precedenti.
Il centrodestra e lo spazio dei riformisti
Da qui la sollecitazione al centrodestra: non perdere l’occasione di recuperare una sensibilità riformista e liberale. Occhiuto guarda anche all’eredità di Berlusconi, ma non soltanto come memoria. Secondo la sua lettura, oggi esisterebbe uno spazio politico che il centrodestra dovrebbe tornare a presidiare.
«Oggi ci sono occasioni da sperimentare che neanche Berlusconi ha sperimentato», ha detto, ricordando che allora esisteva una leadership moderata e riformista e un centro politico più chiaramente rappresentato. Oggi, a suo giudizio, «il pensiero riformista è nascosto».
La questione diventa quindi quella del baricentro della coalizione. Inseguire le posizioni più a destra oppure cercare di rafforzare l’area dei moderati e dei riformisti? Occhiuto sceglie senza esitazione la seconda strada: «Perché non caratterizzare il centrodestra come una coalizione che ha più appeal per i riformisti, i moderati che una volta votavano per il centrosinistra e che oggi non si sentono più rappresentati?»
E la prospettiva che indica è quella di una ricomposizione: «Sarebbe bello che i riformisti che oggi sono in tante parti si trovassero tutti insieme, dove le azioni diventano cultura politica di riferimento». Perché, ha aggiunto, «le elezioni sono fatte per vincere, ma se vinci e non governi è una vittoria di Pirro».
Vannacci e il baricentro della coalizione
Nel confronto entra inevitabilmente anche Roberto Vannacci e il risultato delle elezioni a Reggio Calabria. Occhiuto è netto sul tentativo di spostare il centrodestra più a destra: «L’esperimento non è riuscito».
Vannacci, dice, ha occupato uno spazio della destra populista che era libero e non può essere colpevolizzato per averlo fatto. Lo considera un «fenomeno mediatico e non politico». Il problema, però, è la risposta che il centrodestra decide di dare a quel fenomeno.
«Inseguire Vannacci significa spostare il baricentro verso destra e in politica non sempre valgono le regole dell’aritmetica». Per Occhiuto il populismo tende a individuare un colpevole, ad alimentare paure e insicurezze, senza offrire soluzioni. È invece sul terreno delle proposte e delle riforme che, secondo la sua lettura, il centrodestra dovrebbe costruire la propria identità.
La Calabria come banco di prova
È a questo punto che la Calabria torna al centro del racconto. Non soltanto come territorio amministrato, ma come prova concreta della tesi che dà il titolo al libro: governare significa assumersi il rischio delle decisioni, anche quando non sono immediatamente popolari.
Occhiuto rivendica le riforme realizzate in questi anni, dal ciclo dei rifiuti agli interventi sulla sanità, fino alla scelta dei medici cubani e alle politiche rivolte ai giovani. «Spesso bisogna fare qualcosa di impopolare perché è la cosa giusta», ha detto.
Nel racconto di Occhiuto, la Calabria diventa anche il banco di prova di un metodo di governo: se riforme e scelte difficili sono state possibili in una realtà complessa, allora possono esserlo anche altrove. «Questa è certamente una regione più complicata di altre. Se alcune cose complicate in una regione complessa come la Calabria sono possibili, allora forse sono possibili anche altrove, nel Paese».
Non è un caso che tra gli esempi citati ci siano i medici cubani, una scelta che Occhiuto ha definito un atto di coraggio, ma anche il conflitto sul trasporto a domanda e le riforme del sistema idrico e dei rifiuti. La tesi è che le riforme non possano essere scritte sotto dettatura delle corporazioni e che governare significhi, talvolta, scegliere anche contro interessi organizzati.
«Se insegui le polemiche le cose non le fai», ha detto il presidente. E il ragionamento torna alla politica nazionale: il coraggio, nella sua lettura, serve quando bisogna trasformare le idee in decisioni.
Il tema riguarda anche i giovani. Occhiuto rivendica il “reddito di merito” e altre misure rivolte a chi rischia di lasciare la Calabria. «Bisogna fare delle cose che vengono percepite dalle persone e bisogna saper comunicare», ha osservato, sostenendo che alla politica nazionale manchino forse interventi capaci di diventare vere e proprie «bandiere politiche», riconoscibili e comunicabili.
Dalla Calabria il discorso si allarga poi all’immigrazione, all’Europa e al rapporto con gli Stati Uniti. Sul fenomeno migratorio Occhiuto rifiuta l’idea della “reimmigrazione” come soluzione e indica negli accordi bilaterali e nei percorsi regolari di ingresso legati alle esigenze delle imprese una strada pragmatica. «La reimmigrazione è un fenomeno impossibile. L’unico modo sono gli accordi bilaterali». E ancora: «Chi viene in Italia per delinquere deve essere subito mandato via».
Ma il problema, nella sua lettura, è anche costruire «un Paese che sappia includere». Ha citato il progetto regionale realizzato con i centri per l’impiego in Tunisia: individuare nei Paesi di origine le professionalità di cui le imprese hanno bisogno e accompagnarle verso il lavoro regolare e l’integrazione. «Lavorare è un diritto di ogni uomo».
Sul piano internazionale, Occhiuto ha ribadito la necessità di un’Europa più forte e più veloce nelle decisioni e di un rapporto con gli Stati Uniti fondato sull’alleanza, ma senza ultimatum. L’Europa, ha osservato, è spesso troppo lenta, ma può intervenire sulle questioni concrete, dall’energia al costo dei carburanti.
«Io rimango alla Regione», ma lo sguardo va oltre
Alla domanda di Assab se il libro possa essere considerato un manifesto di idee liberali destinato a dare una scossa a Forza Italia e al centrodestra, Occhiuto risponde: «No, no, tranquillizzo tutti: io rimango alla Regione». Ma subito dopo allarga il ragionamento. Il libro nasce anche dalla volontà di offrire «un contributo al mio partito, al centrodestra nazionale, un contributo intellettuale».
Poi arriva il passaggio più significativo. Occhiuto ribadisce di voler restare alla guida della Regione, ma lascia aperta una possibilità che va oltre l’esperienza regionale: «Se ci fosse la possibilità di svolgere anche ruoli ulteriori che fossero compatibili con la presidenza della Regione non avrei difficoltà a svolgerli».
Una disponibilità che il presidente collega anche alla forza politica del territorio: «Avere un presidente di Regione che comunque discute a livello nazionale secondo me dimostra che questa regione una volta tanto ha una classe dirigente che fa discutere per i temi che propone e forse rende più forte la regione. Più è autorevole il presidente della Regione più è autorevole la regione che governa».
E mentre annuncia che dopo Cosenza il libro arriverà a Milano e poi sarà portato in giro per l’Italia «nei ritagli di tempo», Occhiuto ribadisce la sua priorità: «La cosa che mi dà più adrenalina è governare la Regione, risolvere i problemi».
È una frase che riporta il discorso al titolo del libro. Il coraggio, nel racconto di Occhiuto, non è soltanto quello di sostenere delle idee. È quello di governare e assumersi la responsabilità delle decisioni.
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