
di DOMENICO LANCIANO
Le Olimpiadi invernali in corso rappresentano, tra tanto altro, pure una preziosa occasione per esercitare la bellezza e l’orgoglio di essere e di sentirci italiani, per tutta una serie di motivi e non soltanto per il cospicuo medagliere. Queste due settimane di Giochi sportivi possono essere un momento favorevole per ripensare al miracolo e alla gioia di chiamarci Italia e non soltanto per le numerose vittorie dei tanti bravi atleti. Quello di Italia è un nome tra i più vecchi al mondo per una nazione. Infatti, come affermano i più antichi scrittori, quasi sicuramente è nato 3500 anni fa circa, ovvero 16 generazioni prima della guerra di Troia (combattuta attorno al 1250 oppure tra il 1194 e il 1184 avanti Cristo).
Che possa derivare dalla “Terra di vitelli” o da altro significato, sta di fatto che tale nome, nato nell’antica Calabria, nel corso dei secoli si è diffuso da sud a nord, sostando per molto tempo alle porte dell’attuale Padania … fino a quando l’imperatore romano Ottaviano Augusto (63 a.C. – 14 d.C.) lo estese dall’attuale La Spezia e dal Rubicone fino alle Alpi, mentre l’imperatore Diocleziano (morto nel 316) lo ampliò fino alle tre isole maggiori di Sicilia, Sardegna e Corsica. Perché i Romani hanno riconosciuto tale nome per tutta la Penisola e le Isole e non hanno dato loro una denominazione che esaltasse la grandezza imperiale di Roma?... Quasi sicuramente perché hanno riconosciuto all’antica Calabria quella grande civiltà che è stata determinante alla stessa Roma per diventare ancora più grande, come chiaramente scrive la docente americana Gertrude Slaughter nel suo libro “Calabria the first Italy” (Wisconsin University Press, 1939) “Calabria la prima Italia” (Meligrana editore, Tropea 2023).
Dopo la fine dell’impero romano, il nome Italia ha avuto una vita alquanto travagliata, pure per le molteplici invasioni barbariche e le troppe dominazioni straniere. Tuttavia, pure per il fatto che il grande poeta Virgilio (70 a.C. – 19 d.C.) lo aveva esaltato nel poema Eneide e in altri scritti, avvenne che, nel periodo dell’Umanesimo e del Rinascimento, tale denominazione è tornata a rappresentare l’anima di tutta la penisola anche se questa era divisa politicamente in numerosi piccoli regni. Ed è stato proprio tale nome a divenire l’aspirazione di tante generazioni fino a quando, con il Risorgimento proprio nel nome di Italia, il 17 marzo 1861 si è avverata la tanta sospirata unità nazionale, nonostante tantissime contraddizioni e profonde ferite, alcune delle quali non sono ancora del tutto rimarginate.
Nonostante tutto, nella faticosa storia dei popoli, nessun nome ha avuto una così grande e forte resistenza nel designare un territorio e una nazione, pur tra numerose e marcate disparità le quali vengono annullate nel momento stesso in cui (quasi) tutti ci identifichiamo in un nome, in una bandiera e in una cultura, come sta accadendo specialmente oggi nello sport e nel sentimento di appartenenza. Quel sentimento di appartenenza che anima ancora l’altra Italia, cioè gli emigrati fuori dai confini di Stato, i quali sentono le proprie radici in quel suolo nazionale, dalla Sicilia alle Alpi, che è ancora intriso del sangue di chi ha combattuto per l’indipendenza e la difesa di una chiara, solenne ed antica identità. Tutti questi valori saranno ribaditi (sabato 20 e domenica 21 giugno 2026, nel solstizio d’estate) a Tiriolo (CZ) dove avrà luogo la quarta edizione della “Festa del Nome Italia” organizzata da Comune, Pro Loco e dall’associazione Calabria Prima Italia 1982.
E c’è chi, come Marilena Ciravegna (docente piemontese in pensione), pensa che il nome Italia sia un vero miracolo, proprio perché è sopravvissuto, come un fiume carsico, a innumerevoli contrasti e peripezie nel corso dei secoli fino a giungerci intatto fino ad oggi con tutto il suo promettente carico di storia e le sue atroci lotte … come la guerra sociale che attorno al 90 avanti Cristo a Corfinio (oggi in provincia de L’Aquila) segnò il punto di svolta da cui non si poté più tornare indietro, poiché il nome Italia (inciso in quelle monete e nel cuore dei vari territori) è stato battezzato dal sangue di tutti i suoi popoli di cui è composto così miracolosamente e ormai permanentemente, nonostante tutto. Sàppiano tutto questo specialmente le nostre più giovani generazioni. Indelebilmente!
Segui La Nuova Calabria sui social

Testata giornalistica registrata presso il tribunale di Catanzaro n. 4 del Registro Stampa del 05/07/2019
Direttore responsabile: Enzo Cosentino
Direttore editoriale: Stefania Papaleo
Redazione centrale: Vico dell'Onda 5
88100 Catanzaro (CZ)
LaNuovaCalabria | P.Iva 03698240797
Service Provider Sirinfo Srl
Contattaci: redazione@lanuovacalabria.it
Tel. 3508267797