
Tra gli accertamenti irripetibili anche uno sulla tagliola e sul pelo di un cane maremanno trovato nelle vicinanze del corpo di Giuseppe Mangone, trovato morto il 1 dicembre 2013 nelle campagne di Zagarise. Accertamenti che si svolgeranno all'Istituto Zooprofilattico di Portici.
Si riaprono le indagini sul caso della morte dell'ex sindaco dopo che la Corte europea dei diritti dell’uomo ha iscritto a ruolo il ricorso presentato dalla famiglia di Giuseppe Mangone presentato dall’avvocato Gianluca Piemonte disponendo che lo stesso venisse esaminato nel merito. Un passaggio di particolare rilievo nel procedimento davanti alla CEDU, poiché comportava il superamento del rigoroso filtro preliminare di ammissibilità. LEGGI QUI. Di fatto la Corte ha riconosciuto la rilevanza sostanziale delle questioni sollevate e ha ritenuto necessario procedere alla valutazione nel merito, nel pieno contraddittorio tra le parti.
L'uomo venne trovato privo di vita in una pozza di sangue in un terreno di sua proprietà con una profonda ferita al collo causata da un'arma da taglio. Un'arma mai ritrovata: forse un’ascia, una mannaia che gli recise il collo e morì dissanguato tra le zolle della sua terra. Sul posto, per le indagini, se ne occuparono i carabinieri della Compagnia di Sellia Marina e del comando provinciale. La Procura di Catanzaro in questi anni formulò richieste di archiviazioni a cui la famiglia di Mangone si oppose fermamente arrivando fino alla Corte europea dei diritti dell'uomo. LEGGI QUI LA CHIUSURA DELLE INDAGINI
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