
Nuovo capitolo giudiziario per l’operazione antidroga “Prisoners Tax”, l’inchiesta coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro che nel 2019 portò all’arresto di numerose persone accusate, a vario titolo, di associazione finalizzata al traffico di stupefacenti, spaccio ed estorsioni nel comprensorio del Soveratese.
La Corte d’Appello di Catanzaro, Terza Sezione Penale, giudicando in sede di rinvio dopo l’annullamento disposto dalla Corte di Cassazione, ha assolto Sergio Scicchitano dal reato associativo contestato al capo 1 dell’imputazione, con la formula “perché il fatto non sussiste”.
La decisione è contenuta nella sentenza pronunciata oggi dai giudici della Corte d’Appello, che hanno rivisto le posizioni di diversi imputati coinvolti nel procedimento. Per Scicchitano, difeso dall’avvocato Pietro Chiodo, è stata quindi esclusa la partecipazione all’associazione finalizzata al narcotraffico ipotizzata dall’accusa. Dalla lettura del dispositivo emerge che la Corte ha rideterminato la pena esclusivamente in relazione ai residui episodi di spaccio contestati, condannandolo a 4 anni e 10 mesi di reclusione e a 20 mila euro di multa.
L’operazione “Prisoners Tax”, eseguita dai Carabinieri della Compagnia di Soverato nel luglio del 2019, aveva ipotizzato l’esistenza di una struttura criminale operante tra San Sostene, Davoli, Gasperina e Montepaone, dedita al traffico e allo spaccio di sostanze stupefacenti. Secondo gli inquirenti, il gruppo avrebbe gestito un vasto giro di cocaina, hashish e marijuana, con proventi destinati anche al sostegno economico di detenuti e delle loro famiglie, da cui il nome dell’inchiesta.
Già nel processo d’appello celebrato nel 2022 erano state registrate assoluzioni e riduzioni di pena per diversi imputati, compreso Scicchitano, il cui collegio difensivo era guidato dall’avvocato Pietro Chiodo.
La sentenza pronunciata oggi assume particolare rilievo perché, a seguito del giudizio di rinvio disposto dalla Suprema Corte, viene definitivamente esclusa per Scicchitano la responsabilità in ordine all’accusa più grave, quella di partecipazione all’associazione finalizzata al narcotraffico. Restano invece confermate le responsabilità per i singoli episodi di cessione di sostanze stupefacenti, per i quali la Corte ha rideterminato il trattamento sanzionatorio.
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