Pallagorio, un murale unisce Arbëria e Kosovo nel nome di Don Sergio Spezzano

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images Pallagorio, un murale unisce Arbëria e Kosovo nel nome di Don Sergio Spezzano


  10 luglio 2026 08:06

Un murale che racconta l’esilio, la memoria e la speranza. Un’opera che unisce idealmente il Kosovo e l’Arbëria attraverso l’arte, la poesia e il ricordo di un uomo che fece della vicinanza ai popoli e della parola poetica una missione di vita. È il significato profondo del murale dedicato a Don Sergio Spezzano, sacerdote e poeta arbëresh, realizzato a Pallagorio dalla giovane artista kosovara Reema Salihu nell’ambito della Settimana dei Murales Arbëreshë promossa da Fili Meridiani APS in collaborazione con Mural Fest Kosovo, Università di Scienze Applicate di  Ferizaj e patrocinato dal Comune di Ferizaj.

Attraverso una potente rappresentazione femminile, Reema Salihu racconta il dramma universale dell’esilio. Al centro del murale emerge infatti una madre in fuga insieme ai propri figli, simbolo delle migliaia di famiglie kosovare costrette ad abbandonare la propria terra durante la guerra del 1999. Ma quella stessa immagine richiama anche la memoria delle antiche migrazioni arbëreshe, quando intere comunità attraversarono il mare e trovare rifugio nell’Italia meridionale.

È proprio in questo parallelo tra due storie lontane nel tempo ma sorprendentemente vicine che si concentra il messaggio dell’opera. Da una parte il dramma contemporaneo del Kosovo, dall’altra l’esperienza fondativa delle comunità arbëreshe. Due popoli segnati dall’esilio, dalla perdita e dalla capacità di ricostruire la propria identità senza dimenticare le proprie radici.

A rendere ancora più intenso il dialogo tra memoria e arte sono i versi della poesia “Ai morti di Pristina”, scritta da Don Sergio Spezzano durante il conflitto kosovaro. Le parole del sacerdote-poeta sono state integrate nel murale e dialogano con le immagini realizzate da Reema Salihu, trasformando la parete in un racconto collettivo dove pittura e poesia si fondono per trasmettere un messaggio di pace, solidarietà e fratellanza.

Don Sergio Spezzano rappresenta una figura particolarmente significativa per questo incontro tra Arbëria e Kosovo. Non vedente nell’ultimo pezzo di strada della sua vita, sacerdote e raffinato poeta, durante gli anni della guerra nei Balcani espresse la propria vicinanza al popolo kosovaro attraverso la scrittura e la riflessione poetica. La sua voce superò confini geografici e culturali, costruendo un ponte ideale tra due comunità accomunate dall’esperienza della sofferenza e della resistenza.

Il murale porta la firma della giovane artista kosovara Reema Salihu, tra le protagoniste della nuova scena artistica balcanica. Attraverso il suo lavoro, la memoria del conflitto e dell’esilio viene reinterpretata con uno sguardo contemporaneo, capace di trasformare il dolore in un messaggio universale di speranza. La sua opera non racconta soltanto il passato, ma invita a riflettere sul valore dell’accoglienza, della solidarietà e del dialogo tra culture.

«Abbiamo voluto mettere in relazione due storie che parlano la stessa lingua della memoria», spiega Ettore Bonanno, presidente di Fili Meridiani APS. «Le comunità arbëreshe custodiscono nel proprio patrimonio identitario il ricordo dell’esilio e della ricerca di una nuova casa. Quando abbiamo incontrato la storia del Kosovo e la poesia di Don Sergio Spezzano abbiamo capito che esisteva un legame profondo da raccontare. Reema Salihu è riuscita a tradurre questo dialogo in immagini straordinarie, dando volto e voce a una memoria condivisa. Questo murale non celebra soltanto una figura importante dell’Arbëria, ma parla di pace, di fratellanza e della capacità dei popoli di riconoscersi nelle rispettive storie».

L’iniziativa nasce dalla collaborazione tra Fili Meridiani APS, Mural Fest Kosovo e l’Università delle Scienze Applicate di Ferizaj. Un progetto culturale che ha portato artisti, studenti e operatori culturali kosovari nel cuore dell’Arbëria calabrese, contribuendo alla realizzazione di opere che resteranno patrimonio permanente della comunità di Pallagorio.

Particolarmente significativa anche la scelta di rendere il murale accessibile a tutti. Accanto all’opera è stata installata una targa dotata di audioguida dedicata alle persone non vedenti. Un omaggio dal forte valore simbolico, considerando che lo stesso Don Sergio Spezzano era non vedente. Grazie a questo strumento, il racconto del murale e della sua storia può essere ascoltato e vissuto anche attraverso altri linguaggi, trasformando l’opera in un esempio concreto di inclusione culturale.

Più che un semplice intervento di arte urbana, il murale di Reema Salihu è oggi un luogo di memoria e incontro. Un’opera che racconta come la poesia possa diventare immagine, come l’arte possa trasformarsi in dialogo e come due popoli separati dal mare possano ritrovarsi uniti dalla stessa storia di dignità, resistenza e speranza.


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