Paolo Emilio Tulelli, la memoria che diventa futuro: un uomo di cultura nel cuore della Calabria

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images Paolo Emilio Tulelli, la memoria che diventa futuro: un uomo di cultura nel cuore della Calabria


  17 agosto 2026 22:25

di RITA TULELLI

Ci sono uomini che appartengono al proprio tempo e altri che, per la forza delle loro idee e per la profondità delle loro opere, finiscono per appartenere alla memoria di intere comunità.

Paolo Emilio Tulelli appartiene certamente a questa seconda categoria.

Ricordarlo oggi significa non soltanto rendere omaggio a un illustre figlio della Calabria, ma riscoprire una figura nella quale cultura, educazione, impegno civile e amore per la propria terra seppero intrecciarsi in maniera straordinariamente moderna.

Nato a Zagarise il 18 agosto 1811, Tulelli fu filosofo, educatore, scrittore, letterato e poeta. Dopo la formazione iniziale nella sua terra e gli studi compiuti a Catanzaro, si trasferì a Napoli, dove sviluppò una intensa attività intellettuale e didattica. Nel 1855 fondò una scuola privata nella quale insegnò per oltre vent'anni filosofia morale ed estetica; dal 1860 insegnò filosofia morale all'Università degli Studi di Napoli Federico II.

Ma sarebbe riduttivo consegnare Tulelli soltanto alla storia della filosofia.

La sua figura acquista un significato ancora più profondo quando si considera il rapporto che egli mantenne con la sua terra d'origine e, soprattutto, con Catanzaro e Zagarise.

Tulelli comprese infatti che la vera emancipazione di una comunità passa necessariamente attraverso la cultura e l'educazione. Non si limitò dunque a elaborare idee: cercò di trasformarle in strumenti concreti di crescita per le giovani generazioni.

È questo, forse, uno degli aspetti più attuali della sua eredità.

Nel suo testamento volle lasciare a Catanzaro una parte significativa del proprio patrimonio librario affinché costituisse il primo nucleo di una biblioteca pubblica destinata alla gioventù studiosa e agli studiosi. Il Comune accolse il legato e quei libri contribuirono alla nascita, nel 1889, della biblioteca comunale che oggi conosciamo come Biblioteca comunale Filippo De Nobili.

È difficile non cogliere, in questa scelta, una straordinaria concezione della cultura come bene comune.

Un libro, per Tulelli, non doveva rimanere patrimonio di pochi. Doveva diventare possibilità, conoscenza, emancipazione. Doveva essere messo a disposizione dei giovani affinché potessero costruire, attraverso lo studio, il proprio futuro.

E la stessa sensibilità emerge dalle sue ultime volontà nei confronti di Zagarise. Per il suo paese natale istituì una rendita destinata a favorire l'educazione e l'istruzione di giovani meritevoli, affinché potessero proseguire gli studi e conseguire una laurea.

È una scelta che dice molto più di tante celebrazioni.

Dice che Tulelli, pur avendo raggiunto una posizione di rilievo nel panorama culturale napoletano, non dimenticò mai la terra dalla quale era partito.

La Calabria rimase dentro la sua storia.

E proprio Catanzaro rappresentò una tappa fondamentale di quella formazione.

È suggestivo ricordare che, molti decenni dopo, tra il 1911 e il 1914, un giovane Corrado Alvaro frequentò il Liceo "Galluppi" di Catanzaro e fu ospite del convitto "Tulelli", che successivamente assunse la denominazione di Convitto Galluppi.

In quelle stanze, dunque, respirò la propria giovinezza uno dei più grandi scrittori calabresi del Novecento.

Alvaro arrivò a Catanzaro adolescente e qui cominciò a dare forma concreta alla sua vocazione letteraria. Fu un periodo decisivo: studi, amicizie, letture, conferenze e le prime prove di scrittura contribuirono alla formazione dell'intellettuale che sarebbe diventato.

La recente valorizzazione del Fondo Lico ha consentito di conoscere meglio proprio quella stagione giovanile. Tra le carte dell'amico e compagno di studi Domenico Lico è stato infatti ritrovato Un paese. Tentativo di romanzo, una delle primissime prove narrative di Alvaro, scritta nel 1916 e consegnata successivamente all'amico.

È una coincidenza soltanto apparente che il percorso del giovane Alvaro sia passato attraverso un luogo legato al nome di Tulelli.

Perché entrambi, seppure in epoche differenti, sembrano appartenere a una medesima idea di Calabria: una terra nella quale la cultura non è ornamento, ma strumento di elevazione; una terra nella quale la formazione dei giovani può diventare il primo passo per costruire una società più consapevole.

Tulelli aveva intuito, con largo anticipo, che investire nella conoscenza significava investire nella libertà.

Fu anche un uomo profondamente impegnato nelle questioni morali e civili del proprio tempo. La sua riflessione filosofica si accompagnò a un'attenzione concreta ai temi della società e della giustizia. Tra le sue battaglie vi fu anche quella per l'abolizione della pena di morte, che affrontò sul piano morale e giuridico.

Era un intellettuale, dunque, che non concepiva il sapere come una torre d'avorio.

La cultura doveva misurarsi con la realtà, con la società, con la responsabilità dell'uomo verso gli altri uomini.

Ed è forse proprio questo il lascito più prezioso che Paolo Emilio Tulelli ci consegna.

In un'epoca nella quale spesso si parla della necessità di restituire centralità alla cultura, alla scuola e ai giovani, la sua vicenda appare sorprendentemente attuale.

Tulelli ci ricorda che una comunità cresce quando decide di investire nei propri giovani; che una biblioteca può essere molto più di un edificio pieno di libri; che un'eredità autentica non è soltanto ciò che si lascia, ma ciò che si mette a disposizione degli altri.

Per questo il suo nome non dovrebbe vivere soltanto nelle targhe, nelle strade o nelle intitolazioni.

Dovrebbe vivere nella memoria collettiva.

A Catanzaro, una sala della Biblioteca comunale Filippo De Nobili porta il suo nome e una targa commemorativa ne ricorda la figura. A Zagarise, suo paese natale, la memoria è stata ulteriormente valorizzata anche attraverso un busto dedicato al filosofo.

Sono segni importanti, ma la memoria più autentica è quella che continua a generare conoscenza.

Ed è proprio per questo che ricordare Paolo Emilio Tulelli significa, oggi, guardare al futuro.

Significa ricordare ai nostri ragazzi che la cultura può cambiare il destino di una persona e, attraverso quella persona, quello di una comunità.

Significa restituire dignità alla parola "educazione".

Significa comprendere che il legame con la propria terra non consiste necessariamente nel rimanervi per tutta la vita, ma nel portarla con sé e, quando possibile, restituirle ciò che si è ricevuto.

Tulelli partì dalla Calabria, costruì a Napoli una parte importante della propria vita intellettuale, ma alla Calabria tornò con il pensiero, con i libri, con la sua generosità e con le sue ultime volontà.

E così, a distanza di quasi un secolo e mezzo dalla sua morte, il suo nome continua a parlare.

Parla attraverso una biblioteca.

Parla attraverso i giovani ai quali volle offrire la possibilità di studiare.

Parla attraverso Catanzaro.

E, in modo quasi simbolico, parla anche attraverso quel giovane Corrado Alvaro che, ospite del convitto Tulelli, muoveva i primi passi verso quella straordinaria avventura letteraria che avrebbe portato la Calabria nel cuore della grande letteratura italiana.

Forse è questo il modo più autentico di rendere omaggio a Paolo Emilio Tulelli: non limitarci a ricordare ciò che fu, ma chiederci cosa possiamo ancora imparare da ciò che fece.

Perché il tempo può cancellare le voci, ma non necessariamente le idee.

E quando un uomo ha scelto di affidare i propri libri ai giovani, il proprio patrimonio alla formazione e la propria memoria alla comunità, quella voce continua a parlare.

Ancora oggi.

Dalla sua Calabria.