Pappaterra a Campotenese con gli autotrasportatori: "Dietro quei camion fermi il volto di un’Italia che soffre, ma non si arrende"

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Il Sindaco accanto ai lavoratori in protesta: «Non chiedono privilegi, ma dignità, rispetto e la possibilità di sostenere le proprie famiglie. Non possiamo lasciare senza futuro chi ogni giorno tiene in movimento il Paese».

  22 ottobre 2026 13:21

 Ci sono esperienze che vanno oltre il ruolo istituzionale e lasciano un segno profondo, destinato a durare nel tempo. È quanto vissuto dal Sindaco Paolo Pappaterra durante i giorni trascorsi al presidio degli autotrasportatori a Campotenese, dove ha scelto di essere presente quotidianamente, condividendo momenti di confronto, colazioni e pranzi con i lavoratori, ascoltando le loro storie e raccogliendo le preoccupazioni di una categoria che chiede risposte concrete.

Al suo fianco, il Vicesindaco Giuseppe Fasano e gli Assessori Maria Olga Fortunato e Flavio De Barti, in una presenza che ha voluto testimoniare vicinanza e attenzione verso uomini e famiglie alle prese con difficoltà economiche sempre più pesanti.

«Ci sono tornato ogni giorno. Ho fatto colazione con loro, ho pranzato insieme a loro, ho ascoltato le loro storie. E più passava il tempo, più capivo che non ero davanti soltanto a dei lavoratori in protesta, ma a persone straordinarie. Uomini che trascorrono gran parte della loro vita sulle strade, lontani dalle famiglie, sacrificando sonno, salute e tempo con i figli per portare a casa il necessario. Uomini che, nonostante le difficoltà, non perdono la capacità di sorridere, scherzare e sostenersi a vicenda. Ho trovato una solidarietà autentica, un senso di fratellanza che mi ha profondamente colpito».

Il presidio ha rappresentato per il Sindaco un'occasione per comprendere ancora più da vicino il peso umano ed economico che grava sul mondo dell'autotrasporto. Dietro ogni camion, infatti, ci sono persone, famiglie, sacrifici quotidiani e lavoratori che chiedono di poter continuare a svolgere il proprio mestiere senza essere schiacciati dai costi e dall'incertezza economica.

A colpire particolarmente Pappaterra sono state anche le parole pronunciate da Rosa, una bambina di dodici anni, durante il presidio di Rende: «Non è bello vedere un papà che ti dice: “Amore, questa cosa non te la posso comprare perché devo pagare la bolletta”».

«Queste parole mi sono rimaste dentro – sottolinea Pappaterra – perché raccontano, meglio di qualsiasi analisi, il significato più profondo di questa protesta. Lavorare dovrebbe significare vivere con dignità, non dover chiedere scusa ai propri figli per non poter garantire loro ciò di cui hanno bisogno. Quando un lavoratore arriva a dire “non ce la facciamo più”, quelle parole non possono essere ignorate».

Il Sindaco ribadisce che la protesta degli autotrasportatori non può essere ridotta alla semplice immagine di camion fermi lungo una strada, ma deve essere letta come il grido di una categoria che chiede condizioni sostenibili, riconoscimento del valore del proprio lavoro e la possibilità di guardare al futuro con maggiore serenità.

«Non chiedono privilegi. Chiedono che la loro fatica abbia un valore, che lavorare non significhi rimetterci e che sia possibile tornare a casa senza l'angoscia di non riuscire a sostenere la propria famiglia. Dietro ogni prodotto che arriva nelle nostre case c'è qualcuno che, per lavorare, ha dovuto lasciare la propria. Ci sono padri che partono mentre i figli dormono e famiglie che aspettano una telefonata. È una realtà che merita ascolto, rispetto e risposte».

Un'esperienza che ha assunto anche un significato istituzionale e simbolico, legato al ruolo di rappresentanza del Sindaco e al valore della fascia tricolore.

«A Campotenese quella fascia ha assunto per me un significato ancora più profondo. Il Tricolore non appartiene soltanto ai palazzi e alle cerimonie: appartiene a chi si alza prima dell'alba, a chi tiene in piedi una famiglia con il proprio sacrificio, a chi continua a credere nell'onestà del lavoro anche quando tutto sembra remargli contro. Il Tricolore è anche loro. È di questo popolo».

Pappaterra conclude con un messaggio di gratitudine e vicinanza ai lavoratori incontrati durante il presidio.

«Essere Sindaco non significa soltanto amministrare un Comune. Significa esserci, ascoltare, non voltarsi dall'altra parte e portare quelle voci nei luoghi in cui si prendono le decisioni. A questi ragazzi voglio dire grazie per avermi accolto, per aver condiviso con me le loro storie, per avermi fatto ridere e commuovere. Mi hanno ricordato che la dignità di un popolo non si misura dalla ricchezza che possiede, ma dal rispetto che riesce a garantire a chi lavora.

A chi ha visto soltanto dei camion fermi, dico che io, dietro quei camion, ho visto un'Italia che soffre, ma che non ha perso la voglia di lottare, di sorridere, di abbracciarsi e di restare unita. Ho visto uomini, famiglie, fratelli. Ho visto il mio popolo.

Un Paese può sopportare i camion fermi per qualche giorno, ma non può permettersi di lasciare senza futuro gli uomini che li guidano. Per questo, il grido “Non ce la facciamo più” deve diventare un richiamo alla responsabilità per tutti. Perché non può essere normale che chi trascorre la vita a lavorare debba arrivare al punto di gridarlo».

Paolo Pappaterra conclude confermando la propria vicinanza agli autotrasportatori e alle loro famiglie, con l'impegno a continuare ad ascoltare e a dare voce alle istanze di chi chiede soltanto di poter lavorare e vivere con dignità.