Politiche giovanili a Catanzaro, Rizza: "Non bastano gli spazi, occorrono percorsi"

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  22 maggio 2026 12:41

di ROBERTO RIZZA

Negli ultimi anni la città ha compiuto passi avanti relativamente importanti sul terreno delle politiche giovanili. Sono state investite energie, risorse e attenzione istituzionale nella creazione di spazi di aggregazione, centri culturali, iniziative dedicate ai più giovani e percorsi di partecipazione. Uno sforzo significativo che, rispetto al passato, ha certamente ampliato le occasioni di incontro, confronto e socialità.

Allo stesso modo, alcuni strumenti di programmazione, a partire da Agenda Urbana presentata proprio in questi giorni, potrebbero contribuire ad aprire una discussione seria e necessaria sul ruolo delle giovani generazioni nel futuro della città: un confronto che personalmente auguro perché ritengo sia vitale per l’intera città e per tutti noi cittadini.

Proprio osservando più attentamente quanto costruito finora, emerge una questione cruciale che non può essere ignorata.

La vera sfida istituzionale e politica, infatti, non è soltanto offrire spazi o organizzare attività, ma interrogarsi su chi riesca realmente ad accedervi e a beneficiarne. Nella pratica, oggi, molte iniziative finiscono per coinvolgere prevalentemente una fascia di giovani già attiva, informata e socialmente integrata: ragazzi e ragazze che possiedono strumenti culturali per orientarsi, che seguono i canali giusti e che vivono contesti sociali relativamente stabili.

Il rischio concreto è quello di costruire politiche giovanili autoreferenziali, frequentate da chi è già “dentro”, per usare un gergo propriamente giovanile, mentre restano ai margini proprio quei giovani che avrebbero più bisogno di essere intercettati. Parliamo di ragazzi che vivono nelle periferie, di chi attraversa fragilità economiche, educative o relazionali, di chi ha smesso di credere nelle istituzioni o, più semplicemente, non viene raggiunto dai linguaggi e dagli strumenti della politica di oggi.

Personalmente penso che proprio in questa direzione oggi dovrebbe concentrarsi lo sforzo pubblico.

Non basta rendere disponibili degli spazi: occorre costruire percorsi capaci di andare incontro ai giovani, di cercarli, coinvolgerli e accompagnarli. Questo dovrebbe significare lavorare nei quartieri periferici, rafforzare la collaborazione con scuole, associazioni ed educatori di strada, presidiare i luoghi informali dove i ragazzi vivono realmente il proprio tempo e le proprie difficoltà.

I dati più recenti, tanto nazionali quanto locali, raccontano un aumento del ritiro sociale, un aggravarsi delle difficoltà legate alla salute mentale e una crescente sfiducia verso le istituzioni. Fragilità che negli ultimi anni si sono accentuate e che oggi rappresentano elementi strutturali per una parte significativa delle nuove generazioni: isolamento, precarietà, disorientamento e mancanza di prospettive.

In questo contesto, limitarsi ad aprire spazi o moltiplicare eventi rischia di non essere sufficiente. Il pericolo è che le politiche giovanili si riducano a una sequenza di appuntamenti - incontri pubblici, aperitivi, momenti di confronto - frequentati sempre dagli stessi ambienti e incapaci di produrre un reale cambiamento sociale.

Una politica giovanile realmente efficace dovrebbe invece avere un approccio più inclusivo, strutturale e proattivo. Dovrebbe porsi l’obiettivo di ridurre le disuguaglianze di accesso, costruendo legami tra chi partecipa già e chi resta escluso. Dovrebbe investire sulla prossimità, sulla presenza costante nei territori più periferici e sulla capacità di generare fiducia e solidarietà prima ancora che partecipazione.

Riconoscere gli sforzi compiuti dall’amministrazione è doveroso, così come valorizzare ciò che di positivo è stato realizzato. Ma proprio per questo è necessario alzare il livello dell’ambizione politica e istituzionale.

Le politiche giovanili non possono accontentarsi di funzionare “per alcuni”, ma devono diventare uno strumento capace di incidere davvero sul tessuto sociale della città, raggiungendo soprattutto chi oggi resta invisibile.

 


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