Quartiere Pontegrande di Catanzaro, Mellace: “Un Centro Sociale non può vivere di soli tagli di nastro”

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  29 ottobre 2026 16:29

"Tra dichiarazioni istituzionali, associazionismo e bisogni del quartiere, la vera sfida è trasformare uno spazio inaugurato in un progetto concreto, condiviso e duraturo.

L'inaugurazione del nuovo Centro Sociale di Pontegrande, nel quartiere nord di Catanzaro, è certamente una buona notizia. Restituire alla comunità uno spazio di aggregazione rappresenta un'opportunità importante, soprattutto in un territorio che negli anni ha conosciuto spopolamento, invecchiamento della popolazione e progressiva perdita di punti di riferimento.

Eppure, leggendo e confrontando le notizie pubblicate in occasione dell'apertura, una riflessione appare inevitabile: molto spazio alla visibilità istituzionale, alle dichiarazioni di soddisfazione e ai risultati rivendicati, decisamente meno all'approfondimento del progetto che dovrebbe dare vita alla struttura.

Le cronache riportano gli interventi degli amministratori, le finalità generali dell'iniziativa e un elenco di attività previste: laboratori, sostegno scolastico, socializzazione, cultura e alfabetizzazione digitale. Informazioni certamente positive, ma che lasciano aperta una domanda fondamentale: quale progetto specifico è stato costruito attorno ai bisogni reali della popolazione di Pontegrande e dell'intera zona nord?

Non bastano le frasi di rito, i ringraziamenti, i discorsi celebrativi e la consueta retorica delle inaugurazioni. I cittadini non hanno bisogno dell'ennesimo contenitore di buone intenzioni, ma di luoghi capaci di produrre risultati concreti e verificabili.

La gestione coinvolge Fondazione Città Solidale, ANTEAS, CORISS, Un Raggio di Sole e A Filanda. Realtà associative le cui finalità sociali meritano rispetto e riconoscimento. Il problema, dunque, non sono le associazioni, ma il rischio che le rispettive attività, spesso simili o complementari, finiscano per convivere sotto lo stesso tetto senza una vera progettualità comune.

La co-progettazione dovrebbe significare qualcosa di più della semplice somma di cinque calendari associativi. Dovrebbe tradursi in responsabilità definite, servizi coordinati, obiettivi condivisi e iniziative costruite sulle caratteristiche demografiche e sociali del territorio.

Quali bisogni sono stati rilevati? Quali fasce della popolazione necessitano di maggiore attenzione? Come saranno coinvolti giovani, famiglie, anziani soli e persone fragili? Quali risultati si intendono raggiungere e come saranno misurati?

Sono domande legittime, che non mettono in discussione il valore dell'iniziativa, ma ne richiamano la responsabilità sociale.

Peraltro, il percorso amministrativo risale al 2024 e nel febbraio 2025 era già stato individuato il raggruppamento ammesso alla co-progettazione. Il confronto tra gli atti di allora e le notizie dell'inaugurazione evidenzia anche una diversa composizione dei partner indicati: un ulteriore motivo per rendere pubblici e facilmente consultabili il progetto definitivo, le responsabilità operative e gli impegni assunti.

Perché mettere il cittadino al centro non può essere soltanto uno slogan da pronunciare davanti alle telecamere. Deve diventare un metodo di lavoro quotidiano.

E poi c'è un particolare, apparentemente marginale, che merita una riflessione.

Mentre all'interno della struttura si celebrava l'inaugurazione, all'esterno, su ciò che resta di un anonimo campo sportivo, c'erano dei fari accesi. Un dettaglio che, a quanto osservato, sembra essere sfuggito ai presenti.

La curiosità? L'interruttore di quei fari si trova proprio all'interno della struttura.

Una piccola scena quasi surreale, che si presta a una metafora fin troppo evidente: mentre si accendono i riflettori sull'inaugurazione, forse sarebbe opportuno prestare maggiore attenzione anche a ciò che accade appena fuori dalla porta.

Naturalmente, il valore di un progetto non si giudica da un interruttore dimenticato. Ma la cura degli spazi, l'attenzione ai dettagli e la conoscenza del contesto in cui si opera sono anch'esse parte del senso civico che un centro sociale dovrebbe promuovere.

L'auspicio è che Pontegrande non debba ritrovarsi con l'ennesimo contenitore vuoto, magari ricco di iniziative sulla carta, ma privo di una direzione condivisa.

Il successo non si misurerà dal numero di fotografie dell'inaugurazione, né dalla quantità di associazioni coinvolte, ma dalla capacità di migliorare concretamente la vita delle persone.

Perché inaugurare un Centro Sociale significa aprire una porta. Farne un punto di riferimento per il quartiere è tutt'altra cosa.

E quella, finalmente, sarebbe una notizia da celebrare".

Lo scrive in una nota il lettore e residente del quartiere Salvatore Mellace.

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