“Portare il centro in periferia e la periferia al centro”: intervista ai promotori di Città Fuori Fest

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images “Portare il centro in periferia e la periferia al centro”: intervista ai promotori di Città Fuori Fest


  19 giugno 2026 12:56

di IACOPO PARISI

Non è soltanto una rassegna musicale. Non sono semplicemente tre concerti in programma dal 19 al 21 giugno nella Chiesa di Santa Maria della Speranza, a Viale Isonzo. Per la Cooperativa Atlantide, che ha ideato e promosso il progetto "Città Fuori", il festival rappresenta soprattutto il risultato di un percorso che punta a costruire nuove connessioni tra quartieri, persone e comunità.

"L'idea di fondo è semplice: portare il centro in periferia e la periferia al centro", spiegano la presidente della cooperativa Roberta Giuditta e Francesco Panaro. "Per troppo tempo alcuni quartieri della città sono stati percepiti come luoghi lontani dalla vita culturale. Noi abbiamo voluto ribaltare questa prospettiva".

Da qui nasce "Città Fuori", un progetto che negli ultimi mesi ha attraversato diversi quartieri di Catanzaro attraverso laboratori musicali e creativi, attività ambientali, percorsi di conoscenza del territorio e momenti di incontro rivolti soprattutto ai giovani. Un lavoro che trova ora nel festival il suo momento più visibile, ma che affonda le radici in una visione più ampia.

Perché avete scelto proprio Viale Isonzo per ospitare i concerti?

"Perché è uno dei luoghi in cui il progetto ha deciso di investire maggiormente. Spesso questi quartieri vengono raccontati soltanto per le criticità che li attraversano. Noi abbiamo scelto di partire dalle persone che li abitano e dalle loro potenzialità. Organizzare qui tre serate di musica significa affermare che la cultura può e deve arrivare ovunque".

Una scelta che assume un significato ancora più forte considerando che proprio a Viale Isonzo, nei mesi scorsi, era stato realizzato il primo flash mob e il videoclip di presentazione del progetto. Un modo per restituire centralità a un territorio che raramente ospita iniziative culturali di questa portata.

Che ruolo può avere la cultura in un contesto come questo?

"La cultura da sola non risolve i problemi sociali, ma può creare relazioni, occasioni di incontro e nuove opportunità. Può contribuire a far sentire le persone parte di una comunità. È questo il significato più profondo di Città Fuori".

Una filosofia che emerge anche dalla costruzione del programma artistico. Sul palco saliranno Emanuele Marsico, Sara Rotella e Danilo Lico, con tre progetti differenti ma accomunati dalla volontà di proporre musica di qualità in un contesto aperto e inclusivo. Particolarmente significativo il coinvolgimento di Danilo Lico, che oltre a esibirsi è anche docente dei laboratori musicali che continuano a coinvolgere i ragazzi del quartiere nell'ambito di Città Fuori Lab.

Qual è il risultato che vi augurate di raggiungere?

"Ci piacerebbe vedere persone provenienti da tutta la città sedersi una accanto all'altra per ascoltare musica. Sarebbe il segnale che il progetto sta funzionando. Perché il nostro obiettivo non è soltanto organizzare eventi, ma creare occasioni di incontro tra mondi che spesso non si parlano".

In questa prospettiva, i tre giorni di "Città Fuori Fest" diventano molto più di un appuntamento musicale. Rappresentano il tentativo di costruire una città più connessa, capace di riconoscere nelle proprie periferie non un problema da gestire, ma una risorsa da valorizzare.

È la sfida che Atlantide porta avanti da tempo: utilizzare la cultura come strumento di inclusione e rigenerazione sociale, restituendo ai quartieri spazi, opportunità e occasioni di partecipazione. E Viale Isonzo, per tre sere, diventerà il simbolo concreto di questa visione.


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