Potere al Popolo: "Basta cemento vecchio e nuovo"

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  29 gennaio 2026 14:28

"Dopo che Il ciclone Harry ha dispiegato i suoi effetti devastanti nei territori della Sicilia, Sardegna e Calabria, Il governo in mezz'ora liquida la partita, continuando a parlare di “maltempo”, dichiarando lo stato di emergenza e destinando per le tre regioni pochi fondi, la somma complessiva di 100 milioni di euro. A fronte dei danni stimati dalle regioni in 1,2 miliardi di euro.

A ciò aggiungiamo la promessa di altro cemento ed il classico commissariamento affidato ai rispettivi presidenti delle regioni, nominati commissari delegati con ampi poteri di deroga alle norme vigenti, evitando così qualsiasi controllo, esautorando le amministrazioni locali e impedendo qualsiasi controllo democratico dal basso

Va rilevato che i pochi fondi destinati, contrariamente a quanto avvenuto per altre aree del Paese per identici cataclismi devastanti che non sono più straordinari, segnala ancora una volta che questo governo è contro il Sud.

Siamo difronte al solito teatrino, che prontamente il governo Meloni allestisce difronte ai cambiamenti climatici in atto, che, ricordiamolo, producono fenomeni metereologici che non sono né straordinari né imprevedibili, e di conseguenza non possono essere più considerati eventi eccezionali di “maltempo”, la cui risposta è quella delle misure straordinarie.

La risposta deve essere altra: è necessario intervenire strutturalmente. I danni sono stati rilevanti, ma nonostante tutto ciò, governo regioni e comuni, continuano a sostenere esclusivamente la necessità della “ricostruzione”, senza alcun accenno alla necessità di “decostruire” nelle aree a più elevato rischio. 

Riadattare e arretrare, a questo si deve pensare e non a ricostruire tutto ciò che è stato distrutto negli stessi luoghi, con nuove colate di cemento e con enorme dispendio di risorse pubbliche che allo stato non sono disponibili.

Le coste sono luoghi fragili ed in continua mutazione, attaccate da impianti industriali, espansione urbana e strutture turistiche, deforestazione e rasatura delle dune costiere. 

Con l'aumento della temperatura globale che provoca il riscaldamento del mare, lo scioglimento dei ghiacciai e, di conseguenza, l'innalzamento del livello del mare, si amplifica l'impatto delle onde sulle coste. La combinazione di un livello del mare più alto e tempeste più forti accelera l'erosione, riducendo la naturale protezione delle spiagge in quanto si è alterato quasi interamente il profilo del nostro litorale, mettendo a rischio infrastrutture, case e coste. I lidi ed i ristoranti, esposti in prima linea alla violenza del mare, non dovrebbero essere eretti in muratura, bensì in materiali leggeri da rimuovere d’inverno quando si verificano questi fenomeni. L’imminente scadenza delle concessioni balneari può essere l’occasione per far ridurre e abbattere gli edifici rigidi, imponendo strutture amovibili.

Invece la priorità delle istituzioni è tutta sul cemento vecchio e nuovo, a partire dal ponte sullo Stretto su cui ci sono enormi dubbi in merito alla resistenza ai cataclismi di queste dimensioni. Identica considerazione riguarda le abitazioni sul mare, in molti casi abusive.

Nelle tre regioni colpite dal ciclone si sono verificate queste tendenze: in Sicilia i residenti sulla costa sono diminuiti del 6% e in Calabria del 15% in 40 anni, ma il consumo di suolo entro i 300 metri è aumentato del 29% in entrambe le regioni, secondo Ispra. La Sicilia è anche la regione italiana col maggiore numero di residenti nei 300 metri dal mare, 330mila (il 7% della popolazione regionale); mentre in Calabria sono 165mila (9%) e in Sardegna 63mila (4%). 

La “prevenzione del dissesto idrogeologico” dovrebbe essere, in un paese come l’Italia, la priorità assoluta per l’attività ordinaria di cura del territorio, finanziata con strumenti ordinari di spesa pubblica.

Per questo continuiamo a sostenere che la sola grande opera da realizzare è la messa in sicurezza del nostro territorio.

Non sarà certamente il Ponte sullo Stretto a risolvere questi drammatici e colpevoli ritardi per territori bisognosi di urgenti interventi".

È quanto scrive in una nota Potere al Popolo Calabria. 


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