Potere al popolo Catanzaro: "La lotta paga"

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  03 novembre 2026 14:58

Riceviamo e pubblichiamo

La mobilitazione del 9 ottobre sotto la Cittadella regionale indetta dalle Associazioni che da anni si battono contro la speculazione energetica, alla quale abbiamo partecipato come Potere al Popolo perché è da anni che siamo impegnati su questo fronte, ha ottenuto un primo importante risultato: fa cambiare orientamento alla Regione Calabria la quale, dopo il secco no iniziale, ha deciso di proporre ricorso al Consiglio di Stato contro la sentenza del TAR di Catanzaro che aveva dato il via libera all’impianto eolico di San Vito sullo Ionio.

Il ricorso al Consiglio di Stato non rappresenta un no definitivo. La partita resta aperta fino al suo pronunciamento.

La battaglia e la mobilitazione devono proseguire perché i cittadini calabresi continuano ad essere derubati della propria terra. Oramai da anni, con una accelerazione in questo ultimo periodo, assistiamo a quello che possiamo definire l’ultimo atto della conquista “coloniale” del Sud e della Calabria.

Protagonisti di questa conquista, il cui risultato è la devastazione ambientale e sociale della nostra regione, sono le cosiddette multinazionali delle rinnovabili, rappresentate localmente da società con capitale di 2 – 3 mila euro, con lo scopo evidente di sottrarsi ad eventuali responsabilità patrimoniali e penali e per avere maggiore possibilità di presentare più progetti nella stessa area. Si tratta di JP Morgan, Società d’investimento francesi, Società del nord Italia, che controllano quelle locali o addirittura banche importanti nel panorama finanziario internazionale, che hanno finanziato il debito pubblico israeliano. Naturalmente tutto avviene con la partecipazione degli ascari locali lautamente remunerati dalle multinazionali.

Non viene concessa alcuna tregua, perché una configurazione unitaria dello spazio fisico fa parte dei segni distintivi di ogni regime autoritario e di ogni ambizione imperiale.

La nostra ferma opposizione all’invasione sregolata degli impianti eolici non rappresenta l’ossessione di un gruppo di irresponsabili poeti, patetici cultori di un estetismo di retroguardia, o peggio come quelli che dicono sempre no, come i nostri detrattori amano dipingerci.

Noi dobbiamo affermare con nettezza che lottiamo per la sopravvivenza delle mille e mille forme visibili di un patrimonio culturale in cui vive la nostra identità.

Una identità che si è venuta formando nel tempo, attraverso la lenta sedimentazione di memorie, saperi, attività pratiche e simboliche. Il paesaggio è per noi, in una parola, natura che si è fatta storia.

Dobbiamo continuare a confutare drasticamente l’idea che la tutela dell’ambiente e la lotta al cambiamento climatico siano obiettivi impossibili da raggiungere in maniera contestuale. Dobbiamo dire con forza no a quelli che sostengono che per tutelare l’ambiente è necessario distruggerlo. Non possiamo accettare l’idea e la pratica che per installare le pale si taglino interi boschi, migliaia di alberi, si aprano piste che somigliano ad autostrade e si distruggano le falde acquifere con gli scavi per installarle, nei quali finiranno milioni di metri cubi di cemento e tonnellate di ferro. Come sappiamo questa follia viene confutata sistematicamente dall’ISPRA nei suoi rapporti sul consumo di suolo, che considerano gli obiettivi di produzione energetica da fonti rinnovabili al 2030 raggiungibili solamente impiegando le sole superfici già compromesse, la cui estensione in chilometri quadrati equivale a quella della regione Umbria.

Il nostro non è un no alle rinnovabili, all'innovazione, il nostro è un no a progetti che si vestono di nuovo e di verde, ma sostanzialmente ripropongono aggressione al territorio e distruzione ambientale.

Il Piano Regionale Integrato Energia e Clima (PRIEC) della Regione Calabria approvato dalla Giunta regionale di Occhiuto con deliberazione n. 402 della seduta del 10/08/2023, pianifica la distruzione ambientale e sociale della Calabria.

Non c’è solamente il rilancio del progetto di un rigassificatore a Gioia Tauro, il Ponte sullo Stretto, ma vi sono anche i progetti dell’installazione delle pale eoliche on-shore e off-shore disseminate sull’intero territorio.

Non basta dire no ad un singolo impianto eolico per modificare la politica energetica di questa regione. Nel nuovo Piano Regionale Integrato Energia e Clima (PRIEC) che la regione sta predisponendo, bisogna dire no ad altro consumo di territorio.

La regione Calabria (dati Terna) consuma circa 5.050,4 GWh di energia elettrica all'anno, mentre la produzione netta regionale supera i 13.033 GWh.

Più in generale dobbiamo affermare con forza che il settore energetico deve ritornare interamente nelle mani del pubblico attraverso una sua immediata nazionalizzazione. Solamente così si porrà fine al famelico appetito delle multinazionali e si darà vita ad un processo di risocializzazione dell’energia. Tanto più che gli oneri di sistema che rappresentano circa il 15% del costo annuo della bolletta della luce li paghiamo con i nostri soldi.

Questi oneri includono le spese relative al sostegno delle energie rinnovabili come l’eolico. In venti anni sono stati regalati alle multinazionali ben 210 miliardi di euro. E’ ora di dire basta.

  Potere al popolo Catanzaro

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