
"Sabato 8 agosto Catanzaro vivrà una giornata destinata a rimanere nella sua storia. Per la prima volta la nostra città ospiterà il Pride, che non sarà soltanto una manifestazione ma una conquista collettiva. Sarà il volto più bello di una comunità che ha deciso di mettersi in cammino insieme, abbattendo muri, paure e pregiudizi.
Tutto è iniziato quasi come un sogno: quattro persone sedute attorno ad un tavolo con un'idea che a molti sembrava folle, irrealizzabile, persino utopica. Eppure le utopie hanno una caratteristica: quando trovano il coraggio di qualcuno diventano progetti e quando quei progetti incontrano la passione di una comunità diventano realtà.
In pochissimo tempo quei quattro sono diventati trentacinque: Associazioni, enti, partiti, collettivi, professionisti, studenti, artisti, attivisti, cittadine e cittadini. Persone molto diverse per età, percorsi, esperienze e sensibilità, ma unite da un unico obiettivo: regalare a Catanzaro una giornata memo-rabile e permettere alla nostra città di scrivere finalmente una pagina nuova della propria storia. In appena due mesi si è costruito molto più di un evento, un vero e proprio percorso culturale e umano. Sono stati realizzati incontri, talk, momenti di confronto che hanno affrontato temi profondi e spesso scomodi: il rapporto tra fede e genere, la memoria della Resistenza, la storia dei movimenti di liberazione, il riconoscimento dei diritti delle persone LGBTQIA+, anche rispetto al genocidio in corso a Gaza, il valore universale dei diritti umani. Perché un Pride non nasce il giorno della parata ma si costruisce seminando cultura, dialogo, consapevolezza, accompagnando una città verso una maggiore comprensione di se stessa e dell'altro.
Per anni abbiamo guardato i Pride in televisione oppure li abbiamo vissuti da turisti nelle grandi città italiane ed europee, ammirando comunità capaci di trasformare una manifestazione in una straor-dinaria festa di libertà. Sembravano immagini lontane, appartenenti a città più evolute, più aperte, più coraggiose. Da sabato non sarà più così. Da sabato anche Catanzaro sarà una di quelle città di cui essere profondamente fieri.
Il Pride non è una festa "contro" qualcuno. Non è una provocazione. Non è una carnevalata, come troppo spesso certa propaganda continua superficialmente a raccontare.
Il Pride nasce dalla memoria del coraggio. Nasce dalle persone che hanno subito discriminazioni, licenziamenti, aggressioni, isolamento, carcere, persecuzioni e perfino la morte soltanto per essere sé stesse. Nasce da chi ha avuto la forza di alzare la testa quando il silenzio sembrava l'unica possi-bilità. Nasce dalle rivolte che hanno cambiato il corso della storia, trasformando l'invisibilità in or-goglio e la vergogna imposta in dignità rivendicata.
Ogni diritto conquistato dalla comunità LGBTQIA+ ha reso più libera l'intera società, perché ogni volta che una persona può vivere senza paura, tutti viviamo in una democrazia migliore.
Per questo il Pride riguarda chiunque creda nella libertà e chiunque pensi che la dignità umana non possa essere negoziata.
Oggi tutto questo assume un significato ancora più profondo.
Viviamo un tempo attraversato da una politica sempre più bigotta, nostalgica, autoritaria, incapace di riconoscere il valore delle differenze e spesso pronta ad alimentare paure e divisioni per racco-gliere consenso. Un clima culturale profondamente conservatore prova quotidianamente a restrin-gere gli spazi della libertà, a delegittimare le lotte per l'uguaglianza, a trasformare l'inclusione in una colpa. È proprio in momenti come questi che diventa necessario scendere in piazza per i diritti delle cosiddette minoranze che sono, in realtà, i diritti di tutti.
Perché se i diritti appartenessero soltanto ad alcuni non sarebbero più diritti ma diventerebbero privilegi e una democrazia che distribuisce privilegi invece di garantire diritti smette lentamente di essere una democrazia.
Per questo il Pride parla anche, e forse soprattutto, a chi non appartiene alla comunità LGBTQIA+, perché nessuna libertà sarà davvero al sicuro finché anche una sola persona verrà discriminata per ciò che è.
Ma c'è un'altra conquista, forse la più preziosa, che questo percorso ci lascia.
In questi due mesi non è nata soltanto un'organizzazione ma una famiglia. Una famiglia scelta, nata dall'ascolto, dal rispetto reciproco, dalle risate dopo riunioni interminabili, dalla stanchezza condi-visa, dalle differenze che invece di dividerci ci hanno resi più forti. Una famiglia in cui ciascuno ha trovato il proprio spazio senza dover chiedere il permesso di essere se stesso. Una famiglia in cui nessuno si è sentito fuori posto e tutti hanno avuto la certezza di poter tornare, ogni volta, in un luogo che sapeva di casa.
È questo, forse, il significato più autentico del Pride: creare uno spazio in cui nessuno debba sentirsi sbagliato, fare in modo che chi per troppo tempo ha vissuto ai margini possa finalmente sentirsi accolto, visto.
Trasformare l'idea di comunità in qualcosa di concreto, fatto di mani che si stringono, di occhi che si riconoscono, di persone che decidono di camminare insieme.
Sabato 8 agosto non sfilerà soltanto la comunità LGBTQIA+, sfilerà una città che ha scelto di crescere. Sfileranno persone, esseri umani che credono nella Costituzione, nell'uguaglianza, nella libertà e nella giustizia sociale.
Sfilerà la parte migliore di Catanzaro, con convinzione, con orgoglio e con la consapevolezza che la storia non la scrivono quelli che restano a guardare ma quelli che trovano il coraggio di fare il primo passo.
E il primo Pride di Catanzaro sarà proprio questo: il primo, meraviglioso passo di una città che ha finalmente deciso di guardare al futuro senza lasciare indietro nessuno".
Così in una nota Fabiola Scozia, Segretaria Circolo Giuditta Levato Sinistra Italiana Catanzaro, e Antonio Bertucci, Coordinatore provinciale UGS Catanzaro.
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