Priolo: "La funivia di Reggio Calabria, ascesa e caduta di un'idea sospesa (nel vuoto)"

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  04 maggio 2026 14:26

Riceviamo e pubblichiamo la riflessione a firma di Nicola A. Priolo.

"Ci sono città che sognano in grande, e poi c’è Reggio Calabria, che sogna in salita. Letteralmente. Perché qui, mentre le strade si sgretolano, i marciapiedi cedono, i quartieri implorano manutenzione e i servizi pubblici arrancano, qualcuno ha deciso che la priorità assoluta, l’idea risolutiva, la visione strategica per il futuro, è… una funivia. Una funivia. A Pentimele. Come se la città avesse bisogno di un nuovo modo per guardare dall’alto i propri problemi, invece di risolverli. La funivia reggina è diventata, nel giro di pochi mesi, una sorta di creatura mitologica: non esiste, ma se ne parla come se fosse già lì, pronta a sollevarci – in tutti i sensi – dalle nostre miserie quotidiane. È stata presentata come attrazione turistica, come infrastruttura innovativa, come simbolo di modernità. Qualcuno l’ha definita addirittura “volano di sviluppo”. Volano. Come il tapis roulant del centro, quello che non funziona mai, quello che è costantemente in manutenzione, quello che doveva essere un gioiello urbano e invece è diventato un monumento all’ottimismo mal riposto.

Una funivia a Reggio, un’idea che, detta così, potrebbe anche sembrare suggestiva: salire in quota, ammirare lo Stretto, respirare un po’ di aria buona. Ma poi arriva la realtà, quella che non perdona. Davvero qualcuno pensa che un turista venga a Reggio per prendere una funivia? Per andare dove? Reggio non è il Monte Bianco, non è il Vesuvio, non è il Table Mountain. Non è una destinazione. Non è un luogo attrezzato. Non è un parco tematico. Non è un’attrazione. È un posto che potrebbe essere valorizzato, sì, ma che oggi non offre nulla che giustifichi un impianto da milioni di euro. E allora la funivia diventa un paradosso: un mezzo senza destinazione, un viaggio senza arrivo, un’idea sospesa nel vuoto come le cabine che dovrebbero percorrerla. Ma il punto non è la funivia in sé. Il punto è ciò che rappresenta. Reggio ha un talento speciale: riesce a concentrarsi su ciò che è marginale ignorando ciò che è essenziale. È una città che ha problemi strutturali enormi – strade dissestate, trasporti inesistenti, servizi pubblici insufficienti, un centro storico che si svuota, periferie dimenticate, un debito pro capite da record, uffici tecnici allo stremo, un tessuto economico fragile, eppure trova il tempo e l’energia per immaginare una funivia. È come se un medico, davanti a un paziente con febbre alta, fratture multiple e disidratazione, decidesse di prescrivere… una sciarpa colorata. Perché fa scena.

La funivia è l’ennesimo tentativo di costruire un simbolo invece di costruire soluzioni. Un simbolo che non cura le strade piene di buche, che non risolve la mancanza di collegamenti interni, che non migliora l’accoglienza turistica, che non crea lavoro, che non affronta lo spopolamento, e che non restituisce dignità a una città che da anni vive in apnea.

Eppure, eccola lì, la funivia: evocata come se fosse la chiave di volta, la svolta, la grande opera che cambierà tutto. Ma cambierà cosa? Il panorama? La prospettiva? La narrazione?

Perché la verità è che Reggio non ha bisogno di guardarsi dall’alto. Ha bisogno di guardarsi dentro. Ha bisogno di capire perché ogni progetto si inceppa, perché ogni opportunità si disperde, perché ogni slancio si spegne. Ha bisogno di un sistema di trasporti degno di questo nome, non di un impianto sospeso. Ha bisogno di servizi, di manutenzione, di programmazione, di visione. Ha bisogno di un turismo costruito, non immaginato. Ha bisogno di infrastrutture che funzionano, non di attrazioni che fanno notizia.

E poi c’è l’aspetto più surreale: la funivia come attrazione turistica. Come se il turista, arrivato a Reggio, dicesse: “Bronzi? Li vedo dopo. Lungomare? Più tardi. Castello? Domani. Prima voglio assolutamente salire sulla funivia di Pentimele!” È un’idea che sfiora la comicità involontaria. Perché il turismo non si costruisce con un impianto scenografico, ma con servizi, accoglienza, percorsi, narrazioni, qualità urbana. E Reggio, oggi, non offre nulla di tutto questo in modo sistemico. La funivia è l’ennesimo tentativo di saltare i passaggi intermedi. Di costruire l’ultimo piano di un palazzo senza aver gettato le fondamenta. Di immaginare un futuro senza aver risolto il presente. Di puntare sull’effetto wow quando manca l’effetto “funziona”. E allora la domanda vera non è se la funivia sia utile o inutile. La domanda vera è: perché Reggio continua a inseguire idee che non risolvono nulla? Perché si preferisce investire energie in progetti simbolici invece che in interventi concreti? Perché si continua a confondere la visibilità con la visione?

La funivia, in fondo, è perfetta come metafora. Una città sospesa. Un progetto sospeso. Un futuro sospeso. E noi lì, a guardare cabine immaginarie che salgono e scendono, mentre la città resta ferma. Reggio non ha bisogno di una funivia. Ha bisogno di una direzione. Ha bisogno di un piano. Ha bisogno di un sistema. Ha bisogno di smettere di credere che basti un’idea scenografica per cambiare la realtà.

Perché la realtà, quella vera, non si solleva con una fune. Si solleva con il lavoro, con la programmazione, con la serietà, con la capacità di affrontare i problemi invece di aggirarli. E finché questo non accadrà, ogni funivia sarà solo un’altra illusione. Un’altra promessa sospesa. Un’altra occasione mancata.

E allora sì, possiamo anche immaginare la funivia di Pentimele. Possiamo immaginare le cabine lucide, il panorama mozzafiato, i turisti entusiasti. Possiamo immaginare tutto. Ma finché la città sotto resta quella che è, la funivia non sarà un volano. Sarà solo un’altra corsa… nel vuoto".

 


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