Professioni sanitarie a Reggio, COINA: "Traguardo per i colleghi, ma l’eccellenza si misura con i fatti"

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  19 ottobre 2026 11:39

"La nomina dei nuovi coordinatori rappresenta un passaggio importante per i professionisti coinvolti, ai quali rivolgo le mie congratulazioni e i migliori auguri per il nuovo incarico. Dopo un’attesa che, secondo quanto segnalato, si è protratta per circa quattordici anni, è comprensibile la soddisfazione di chi ha finalmente raggiunto questo obiettivo professionale.
 
Ma proprio perché l’Ospedale Metropolitano di Reggio Calabria dovrebbe rappresentare un punto di riferimento per la sanità calabrese, ritengo che non sia sufficiente celebrare le nuove nomine senza aprire una riflessione seria sull’organizzazione aziendale, sulla valorizzazione delle competenze e sulle procedure adottate.
 
Dopo quattordici anni, la domanda non è soltanto chi sia stato nominato, ma perché si sia arrivati ad attendere così a lungo.
 
INCARICHI DI FUNZIONE: IL CONTRATTO NON È UN’OPINIONE
 
Il CCNL del Comparto Sanità disciplina il conferimento, la durata, il rinnovo e la revoca degli incarichi di funzione organizzativa e professionale.
 
Per gli incarichi di media ed elevata complessità disciplinati dal contratto, la durata prevista è di cinque anni. Le procedure devono rispettare i criteri contrattuali e quelli indicati negli avvisi, tenendo conto dell’esperienza professionale, dei titoli di studio, della formazione e delle competenze pertinenti.
 
Sulla selezione dei nuovi coordinatori ci sarebbe eventualmente da discutere, soprattutto in relazione ai criteri di valutazione e ai criteri adottati. Per il momento, preferisco non entrare nel merito delle singole candidature. Resta, tuttavia, la necessità che le procedure siano realmente trasparenti e che i criteri adottati siano coerenti con l’obiettivo di valorizzare le competenze e garantire pari opportunità.
 
Congratularsi con i colleghi è doveroso; interrogarsi sull’organizzazione e sulle modalità con cui si arriva a determinati risultati è altrettanto legittimo.
 
DOVE È FINITA L’ORGANIZZAZIONE DELLE PROFESSIONI INFERMIERISTICHE?
 
Un altro tema che merita un confronto pubblico riguarda l’organizzazione delle professioni infermieristiche e sanitarie.
 
In una realtà ospedaliera consolidata da decenni, è necessario chiedersi perché non sia ancora pienamente strutturato un ufficio infermieristico aziendale, con responsabilità definite, adeguati strumenti di governo professionale e una chiara organizzazione delle risorse.
 
Persistono inoltre situazioni nelle quali funzioni importanti vengono affidate a facenti funzione per periodi prolungati. È questo il modello organizzativo con cui si intende valorizzare il personale e garantire una programmazione moderna?
 
Occorre una struttura capace di governare i processi assistenziali, sostenere i coordinatori, programmare i fabbisogni e valorizzare le competenze infermieristiche e delle altre professioni sanitarie. Una direzione professionale adeguatamente organizzata non è un lusso amministrativo, ma uno strumento fondamentale per la qualità e la sicurezza delle cure.
 
I TALENTI CI SONO GIÀ: PERCHÉ CERCARLI SOLTANTO FUORI?
 
Si parla sempre più spesso di ricerca e valorizzazione dei talenti. Un principio condivisibile, purché venga applicato innanzitutto alle professionalità già presenti in Azienda.
 
Sono numerosi i professionisti che possiedono lauree magistrali, master, specializzazioni, competenze organizzative, capacità formative e conoscenze multidisciplinari che potrebbero contribuire concretamente al miglioramento dei servizi.
 
Un curriculum qualificato non deve restare un documento dimenticato in un cassetto: deve poter diventare una risorsa per l’intera comunità sanitaria.
 
Le competenze interne devono essere conosciute, valutate e utilizzate nel rispetto dei profili professionali, delle norme e dei fabbisogni aziendali. Non è accettabile parlare di innovazione e talento senza interrogarsi su quanto patrimonio professionale rischi di rimanere inutilizzato.
 
Il problema non è soltanto assumere nuove risorse o cercare professionalità all’esterno, ma creare le condizioni affinché chi già opera nella struttura possa crescere, assumere responsabilità e contribuire allo sviluppo dell’organizzazione.
 
DEP E PROGRESSIONI: LA CRESCITA PROFESSIONALE DEVE ESSERE CONCRETA
 
I Differenziali Economici di Professionalità (DEP) rappresentano progressioni economiche all’interno della medesima area contrattuale. Sono distinti dalle progressioni verticali, che comportano il passaggio a un’area superiore.
 
Anche in questo ambito sono necessari programmazione, informazione, procedure corrette e criteri contrattuali rispettati, tenendo conto delle risorse disponibili.
 
La crescita professionale non può ridursi a una dichiarazione d’intenti: deve tradursi in opportunità concrete e in un riconoscimento coerente con le competenze e le responsabilità maturate.
 
RISCHIO RADIOLOGICO: OLTRE TRENTA PROFESSIONISTI ANCORA IN ATTESA DI RISPOSTE
 
Tra le questioni che richiedono attenzione vi è quella del rischio radiologico. Secondo le segnalazioni ricevute, oltre trenta professionisti dell’Azienda sono ancora impegnati in una vertenza per il riconoscimento delle tutele e dei diritti connessi all’esposizione professionale alle radiazioni ionizzanti.
 
Una situazione che non può essere considerata marginale, soprattutto in una struttura nella quale vengono svolte attività che comportano l’utilizzo di apparecchiature radiologiche.
 
È necessario fare chiarezza sullo stato delle procedure, sui criteri di valutazione dell’esposizione, sugli accertamenti effettuati e sulle iniziative ancora necessarie. L’iter con l’Ispettorato del lavoro, secondo quanto riferito, non risulterebbe ancora concluso.
 
La questione deve essere affrontata con serietà, sulla base della normativa applicabile e delle condizioni effettive di esposizione, garantendo la tutela della salute dei lavoratori e una risposta chiara ai professionisti interessati.
 
Non è accettabile che una questione così delicata continui a trascinarsi senza che gli operatori abbiano risposte definitive.
 
DEMANSIONAMENTO: LE PROFESSIONALITÀ VANNO RISPETTATE
 
Permangono inoltre segnalazioni di situazioni riconducibili al demansionamento, nelle quali professionisti sanitari ritengono di non poter esercitare pienamente le competenze proprie del loro profilo, oppure vengono impiegati in attività non coerenti con le responsabilità professionali.
 
Il tema non riguarda soltanto la dignità del singolo lavoratore. Riguarda l’organizzazione dell’assistenza, l’impiego appropriato delle risorse umane e la capacità dell’Azienda di utilizzare correttamente le competenze disponibili.
 
Un’organizzazione moderna deve assegnare compiti e responsabilità nel rispetto delle norme, dei profili professionali e dei contratti, evitando che competenze qualificate vengano disperse o che i professionisti siano costretti a rivendicare continuamente il riconoscimento del proprio ruolo.
 
ESCLUSIVITÀ E INCARICHI: NON SI PUÒ COSTRINGERE IL PROFESSIONISTA A DIFENDERE CONTINUAMENTE I PROPRI DIRITTI
 
Un’altra questione particolarmente delicata riguarda il regime di esclusività e le difficoltà segnalate da professionisti che intendono ottenere incarichi, autorizzazioni o nulla osta per svolgere attività consentite dalla normativa.
 
Quando un lavoratore ritiene di avere diritto a un’opportunità professionale e deve ricorrere ripetutamente a diffide, assistenza legale o iniziative giudiziarie per ottenere una risposta, è legittimo domandarsi se il sistema stia funzionando in maniera equilibrata.
 
Le disposizioni contrattuali e normative devono essere applicate correttamente, senza interpretazioni arbitrarie e senza ostacoli ingiustificati. Le richieste devono essere valutate caso per caso, con motivazioni chiare e nel rispetto delle incompatibilità e dei vincoli effettivamente previsti dalla legge.
 
Il problema non può essere liquidato come una semplice questione individuale quando riguarda più professionisti e rischia di compromettere la valorizzazione delle competenze.
 
A mio avviso, il tema merita anche una riflessione nazionale: occorre interrogarsi sulla necessità di rivedere le regole che limitano le opportunità professionali, affinché l’esclusività non diventi uno strumento che impedisce, senza adeguata giustificazione, la crescita e l’espressione delle competenze.
 
La tutela dei diritti non dovrebbe trasformarsi in una battaglia continua tra il dipendente e l’amministrazione. Il rapporto di lavoro deve fondarsi su regole chiare, correttezza e rispetto reciproco.
 
PRONTO SOCCORSO, DIALISI E LISTE D’ATTESA: SERVONO SOLUZIONI, NON SOLTANTO ANNUNCI
 
Mentre si discutono incarichi e valorizzazione delle risorse umane, non possiamo ignorare le criticità assistenziali e organizzative.
 
Il Pronto soccorso è sottoposto a una pressione assistenziale rilevante e necessita di un’attenta analisi dei carichi di lavoro, delle risorse disponibili, dei percorsi interni e dell’organizzazione complessiva.
 
Anche le problematiche segnalate nell’assistenza ai pazienti dializzati richiedono un confronto specifico tra le strutture coinvolte, per garantire continuità, appropriatezza e sicurezza delle cure.
 
Le liste d’attesa impongono una revisione dei processi, dell’appropriatezza delle richieste e della gestione delle priorità cliniche. È necessario verificare anche il funzionamento dei sistemi di prenotazione e accesso, affinché le richieste siano gestite secondo criteri appropriati e i pazienti che hanno realmente bisogno non siano penalizzati da inefficienze organizzative.
 
La risposta non può essere quella di contrapporre pazienti, medici e professionisti sanitari. Occorrono dati, programmazione, responsabilità e interventi verificabili.
 
L’OSPEDALE METROPOLITANO PUÒ ESSERE UN’ECCELLENZA, MA SERVONO SCELTE COERENTI
 
L’Ospedale Metropolitano dispone di professionisti di valore e di competenze che potrebbero contribuire a un modello sanitario moderno, multidisciplinare e orientato alla qualità.
 
Per trasformare questo potenziale in risultati servono una governance chiara, un’organizzazione adeguata delle professioni sanitarie, il rispetto dei contratti, la valorizzazione del merito e l’ascolto concreto delle esigenze dei reparti.
 
Quando le opportunità di crescita arrivano dopo attese così lunghe, quando persistono incarichi provvisori, quando i professionisti devono rivendicare diritti e riconoscimenti e quando le competenze interne rischiano di non trovare adeguato spazio, è legittimo chiedersi se l’organizzazione stia davvero utilizzando tutte le risorse disponibili.
 
Non è una polemica contro i colleghi che hanno ottenuto un incarico. È una riflessione sull’organizzazione e sulla necessità di superare un modello nel quale problemi e rivendicazioni sembrano ripresentarsi nel tempo.
 
Il vero risultato non è annunciare nuove nomine, ma costruire un sistema nel quale le competenze siano riconosciute, i diritti rispettati, i servizi organizzati in modo efficace e i cittadini possano ricevere un’assistenza sicura, tempestiva e appropriata.
 
Le professionalità ci sono. Le competenze ci sono. Ora servono scelte organizzative capaci di valorizzarle davvero".
 
E' quanto si legge in una nota a firma della Segreteria provinciale COINA – Reggio Calabria, Coordinamento Autonomo Infermieristico e delle Professioni Sanitarie