Quando la legalità diventa esperienza vissuta: a Catanzaro i giovani abbracciano lo Stato nel Convegno di Umg e Corecom

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  26 gennaio 2026 16:10

Ci sono momenti in cui le parole non restano confinate ai microfoni, ma attraversano le persone, le scuole, le coscienze. Il convegno–seminario sui nuovi reati informatici e sui rischi del web, organizzato dal Corecom Calabria e dal Digit Lab Law dell’Università Magna Graecia di Catanzaro, è stato uno di quei momenti rari in cui l’istituzione smette di essere astratta e diventa presenza viva. Un incontro nato nel solco della Media Education promossa dall’AGCOM e delle attività di Terza Missione dell’Università, ma che ha rapidamente superato i confini del formato accademico e del rito convegnistico, trasformandosi in un’esperienza collettiva di ascolto, confronto e consapevolezza, davanti a una platea di studenti chiamati non a subire un messaggio, ma a misurarsi con la complessità del presente. A fare da cornice, la scuola, guidata dal Dirigente scolastico Vito Sanzo, che ha dimostrato come un istituto possa diventare luogo autentico di cittadinanza, capace di ospitare confronti di altissimo livello e di offrire agli studenti occasioni che non sono lezioni tradizionali, ma esperienze formative profonde. Non a caso, l’incontro è apparso a molti come un misto potente di lectio magistralis, racconto di vita e passione civile, capace di lasciare un segno duraturo.
Al centro della mattinata, l’intervento del Salvatore Curcio, Procuratore della Repubblica di Catanzaro. Le sue parole, nette e prive di qualsiasi enfasi artificiale, hanno restituito con chiarezza il volto attuale della criminalità organizzata nell’era digitale. La ’ndrangheta – ha spiegato – si muove ormai stabilmente sul dark web, utilizza criptotelefoni e sistemi di comunicazione cifrata, gestisce traffici internazionali con una rapidità impressionante, arrivando a spostare decine di migliaia di tonnellate di cocaina con un semplice messaggio, eludendo controlli e confini.
Un’evoluzione criminale che non è solo tecnologica, ma strategica: le mafie non rincorrono il progresso, lo anticipano, lo sfruttano, lo piegano ai propri interessi. Curcio ha ricordato come oggi il riciclaggio, la logistica, il comando delle organizzazioni e persino il proselitismo possano avvenire a distanza, talvolta anche dall’interno degli istituti penitenziari, rendendo il contrasto una rincorsa continua tra Stato e criminalità. In questo scenario, il Procuratore ha sottolineato con forza come le indagini non possano che diventare sempre più tecnologiche, sempre più avanzate, sempre più integrate. Software, analisi dei dati, strumenti digitali e intelligenza artificiale rappresentano oggi un supporto imprescindibile all’attività investigativa. Ma, ha chiarito con fermezza, nessuna tecnologia potrà mai sostituire la valutazione umana, il discernimento del giudice, la responsabilità della decisione. È in questo equilibrio delicato che si gioca la credibilità dello Stato nell’era digitale.
Con pari intensità si è collocato l’intervento del Wanda Ferro, Sottosegretario di Stato al Ministero dell’Interno, che ha ampliato lo sguardo dal piano giudiziario a quello dell’intero sistema Paese. Il cybercrime – ha evidenziato – non colpisce più soltanto singoli individui, ma investe l’intero sistema economico, produttivo e istituzionale, minando la sicurezza, la fiducia e la coesione sociale. Ferro ha richiamato l’impegno straordinario delle forze dell’ordine, in particolare della Polizia Postale, ricordando numeri che raccontano una presenza costante e silenziosa sul territorio digitale: migliaia di accessi, arresti, operazioni, soprattutto nel contrasto alla pedopornografia e allo sfruttamento dei minori online. Ma il cuore del suo intervento è stato un messaggio chiaro e diretto: la repressione arriva sempre dopo. La vera sfida è quella preventiva, educativa, culturale. Ed è nelle scuole che questa sfida deve essere affrontata, accompagnando ragazzi e famiglie prima che il web diventi luogo di ricatto, isolamento o violenza invisibile.
In questo quadro si inserisce l’annuncio dell’evoluzione del "Premio Lucia Abiuso" che trova oggi il suo naturale sviluppo nel Cybercrime Film Festival, la cui presentazione è prevista nella terza settimana di febbraio. Un progetto che non nasce come semplice evento, ma come percorso strutturato di Media Education rivolto agli studenti, capace di utilizzare il linguaggio del cinema e dell’audiovisivo per parlare di legalità, fragilità, responsabilità e rispetto. Un’iniziativa che, per impostazione, respiro e ambizione educativa, si colloca su un piano inedito nel panorama internazionale, aprendo una strada nuova nel modo di prevenire il cybercrime attraverso la cultura.
A tenere insieme il confronto, nel ruolo di moderatore, è stato il prof. Antonio Viscomi, direttore del Digit Lab Law, che ha guidato il dialogo tra magistratura, istituzioni e università, restituendo agli studenti la consapevolezza che la transizione digitale può essere subita o governata, ma che in ogni caso chiama tutti a una responsabilità nuova.
Nel corso dell’incontro, il Presidente del Corecom Calabria, Fulvio Scarpino, ha riportato l’attenzione su una dimensione spesso invisibile: il sacrificio personale che accompagna il servizio alle istituzioni. Nel ricordare il percorso umano e professionale del Procuratore Curcio, segnato anche dagli anni durissimi dell’operazione Decollo, Scarpino ha parlato di una dedizione totale, che ha coinvolto anche la sfera familiare, di scelte che non finiscono con l’orario di lavoro e che raramente trovano spazio nel racconto pubblico.
A quelle parole, la sala dei ragazzi è esplosa. Non in un applauso rituale, ma in un abbraccio collettivo, in un applauso lungo, interminabile, capace di attraversare tutta la platea e di commuovere non solo il Procuratore, ma l’intera sala. Un riconoscimento spontaneo e potente a un eroe comune, a chi ha scelto di servire lo Stato senza risparmiarsi.
Il convegno si è svolto alla presenza del Prefetto di Catanzaro Castrese De Rosa, del Questore di Crotone Renato Panvino, e dei massimi vertici delle forze dell’ordine, con rappresentanti dell’Arma dei Carabinieri, della Guardia di Finanza e della Polizia di Stato. Presenze  che hanno rafforzato il valore istituzionale dell’incontro e la percezione, chiara per tutti, di uno Stato presente, unito, credibile.

Catanzaro, per un giorno, è diventata il luogo in cui il digitale non è stato raccontato come destino inevitabile, ma come campo di responsabilità condivisa.Un luogo in cui la legalità ha preso voce, volto ed emozione. Ed è da qui che il percorso continuerà.


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